RecensioniSlideshow

Rental Family – Nelle vite degli altri

Buoni sentimenti, esotismo quanto basta e tanta intelligenza. Arriva nelle sale Rental Family – Nelle vite degli altri, opera seconda di Hikari, all’anagrafe Mitsuyo Miyazaki.
La regista nipponica con diverse esperienze professionali negli States mixa sapientemente gli ingredienti culturali che sono alla base della sua formazione, confezionando una co-produzione Giappone/USA che ha tutte le qualità per arrivare a un pubblico ampio.
Vero e proprio servizio per la comunità, sono tante nel paese del Sol Levante le agenzie che offrono attori di professione per interpretare i ruoli più diversi in contesti familiari e sociali, potremmo definirli parenti, amici o semplici conoscenti a noleggio. Concetto che per noi rimbalza tra il surreale e il grottesco, era già stato oggetto di racconto in un docufilm di Herzog del 2019, Family Romance, LLC., dove un uomo veniva ingaggiato per impersonare il padre di una ragazzina.
Rental Family non è il remake di quel film, fuori da ogni equivoco e nonostante il protagonista Phillip, un attore in disgrazia che vive in solitudine (l’ottimo Brendan Fraser, vincitore dell’Oscar per la sua interpretazione in The Whale) venga ingaggiato da una donna per recitare la parte di un padre occidentale che ritorna dopo anni per riconciliarsi con la figlioletta. Se Herzog scandagliava il fenomeno delle “famiglie a noleggio” con la curiosità del regista/antropologo, sviscerando la drammatica solitudine e la povertà affettiva dei committenti o dei soggetti a cui gli attori venivano avvicinati, Hikari osserva con tenerezza lo spaesamento di Phillip (già in terra straniera con l’urgenza di dover interpretare costumi culturali a lui lontani) dimenticato dalle produzioni cinematografiche o televisive, integrato inaspettatamente in un’agenzia di reclutamento.
L’aspetto più interessante del film è proprio nella lettura che Phillip deve dare alle diverse situazioni che si trova a vivere, su tutte la citata riconciliazione con la piccola Mia e il rapporto con un uomo anziano, Kikuo, un attore anche lui dimenticato il cui unico desiderio prima di morire è rivedere la casa di infanzia. Nelle mentite spoglie di un giornalista di spettacolo, con la scusa di un’intervista, Phillip avvicina il vecchio e si fa coinvolgere in una relazione che sfiora l’affetto tra padre e figlio, ribaltando il ruolo recitato con la piccola Mia, dove è lui a dover essere padre. Incapace di fare esclusivamente teatro con l’imperativo dell’anaffettività, Phillip scivola delicatamente negli ingranaggi emotivi che lo portano alla sua verità esistenziale, quella di un uomo solo, affamato di relazioni, finalmente guardato da qualcuno che inizia a volergli bene, in particolare Mia.
La regista scava delicatamente, senza troppi didascalismi, nell’intimità del suo protagonista, definendone le fragilità ma anche le attitudini, evocando appena schegge del suo passato, tralasciando inutili spiegazioni. Il presente psicologico di Phillip si intuisce non solo da come spontaneamente annoda i legami con le persone che gli manifestano attenzioni reali, come se il primo ad aver bisogno di riempire l’esistenza fosse proprio lui, ma da piccoli dettagli di scrittura seminati nel film. Basti pensare a una delle sue prime uscite come attore a noleggio, quando dopo aver presenziato a un funerale (tra l’altro fasullo, dal momento che l’uomo nella bara finge di essere morto), in quel set ormai abbandonato dai partecipanti (altri attori? veri familiari?) prova quella stessa bara per lasciare emergere con una sola immagine, che è tanto comica quanto angosciante, una dimensione esistenziale che ne guiderà scelte e comportamenti. Così, diviso tra la necessità della finzione e un sentire autentico, il sentimentale Phillip si specchia negli sguardi di questi sconosciuti diventati improvvisamente famiglia, improvvisamente vita, e senza scorciatoie cercherà la strada più sincera per rendere comunque speciale i suoi incontri. Del resto incrociare le vite degli altri non è mai una messa in scena.

Vera Mandusich

Rental Family – Nelle vite degli altri

Regia: Hikari. Sceneggiatura: Hikari, Stephen Blahut. Fotografia: Takuro Ishizaka. Montaggio: Alan Baumgarten, Thomas A. Krueger. Interpreti: Brendan Fraser, Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Akira Emoto, Shannon Gorman. Musiche: Jon Thor Birgisson, Alex Somers. Origine: USA/Giappone, 2025. Durata: 103′.

Vedi altro

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio