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Romería – Il mare dei ricordi

Marina (Llúcia Garcia), una giovane diciottenne catalana, arriva in Galizia alla ricerca di un documento che ne certifichi la parentela con Alfonso, il padre biologico (Mitch Martín). Orfana fin dall’infanzia di entrambi i genitori, la ragazza deve ora rimettersi in contatto con una famiglia paterna a lei estranea e che, a tratti, sembra non accettare del tutto il suo “ritorno” a casa. Tra parole sussurrate e silenzi imbarazzati, più Marina s’immerge nel ricordo dei genitori, più il confine tra passato e presente si confonde, mentre, come trascinate dall’oceano, ritornano a riva vecchie cicatrici mai sbiadite…

Presentato in concorso alla 78° edizione del Festival di Cannes, Romería – Il mare dei ricordi (2025) vede il ritorno al cinema della regista spagnola Carla Simón, confermando una brillante carriera iniziata con Estate 1993 (2017) e precocemente consacrata da Alcarràs – L’ultimo raccolto (2022), opera seconda che le valse l’Orso d’oro a Berlino.
Con Romería, Simón continua a interrogarsi sulla consistenza dei legami familiari e sulla persistenza del lutto, dando vita a un racconto dalle tinte dichiaratamente autobiografiche. Il titolo, in spagnolo, significa “pellegrinaggio”: un chiaro riferimento sia al noto Cammino di Santiago (che termina proprio in Galizia) sia al cammino della protagonista Marina nei fantasmi personali e collettivi di un Paese, la Spagna, che ancora oggi fatica a dimenticare il trauma dell’AIDS.
Il film, ambientato nei primi anni Duemila, viene costruito dalla regista come se fosse un diario personale, con una divisione in quattro capitoli simile (appunto) al diario della madre di Marina, letto dalla ragazza nel tentativo di avvicinarsi al ricordo dei genitori. Non a caso, Romería si apre sull’immagine dell’oceano, narrato da Marina attraverso le parole scritte dalla madre. A un passato che fatica a riconoscere, Marina sovrappone, quindi, immagini del presente; l’obbiettivo della sua videocamera diventa come una finestra su un mondo di cui non rimangono che frammenti.

Marina (Llúcia Garcia) osserva l’oceano dalla sua videocamera in Romería – Il mare dei ricordi.

Frammenti sono il suo vestito rosso, le fotografie, il carillon e il dolce preferito del padre; frammentari sono anche i ricordi degli zii, dei cugini e dei nonni di Marina: una confusa cacofonia di sguardi a cui manca un centro, non perché inesistente ma, al contrario, perché volutamente rimosso.
Il senso del lutto, in Romería, viene quindi “rovesciato”: al vuoto lasciato dalla morte di Alfonso subentra la persistenza della sua ingombrante memoria.
Pertanto, risulta essere centrale una scena in apparenza trascurabile, in cui Marina chiacchera in macchina con alcune cugine. Una delle bambine le chiede: «Marina, tu hai paura dei fantasmi?», citando in seguito la leggenda galiziana della Santa Compaña. Dice la ragazzina: «Sono persone morte che non muoiono mai». Si tratta di una processione (o pellegrinaggio?) di anime che non vogliono svanire; come, dalla famiglia di Marina, non svanisce il fantasma di Alfonso; e come, dal Paese, non svaniscono le cicatrici lasciate dall’epidemia di AIDS che lo mise in ginocchio negli anni ’80. Senza svelare troppo della trama, si noti soltanto l’altra domanda che la bambina rivolge alla cugina Marina: «Sei malata?».

Passando dalle vicende singolari alla storia collettiva (e viceversa) e giocando con colori e formati – la grana “analogica” e amatoriale della videocamera mescolata alla nitida risoluzione digitale – Simón infonde al film un ritmo ondivago, un po’ seguendo e un po’ lasciandosi guidare dal motivo del mare; proprio quest’ultimo  (presente anche nella versione italiana del titolo) diventa in Romería un’icona quasi onnipresente: un fil rouge che in parte lega in parte divide i destini dei personaggi. Da un lato, esso unisce Marina alle sue origini (i viaggi in barca a vela dei genitori; il cantiere navale del nonno); dall’altro, è ancora l’oceano a separare la ragazza dal palazzo in cui hanno vissuto i genitori: un mausoleo di cemento simile a un faro – o meglio, a una nave – che svetta in mezzo all’acqua, vicino eppure inaccessibile.
Proprio il condominio incarna, forse, il vero centro simbolico della pellicola: protagonista di una lunga sequenza onirica, esso regala allo spettatore alcuni dei “quadri” più suggestivi di Romería, compensando così la scelta di alcune soluzioni visive un po’ consumate (come il viraggio simil seppia presente in qualche scena ambientata nel passato). Un mondo ai confini della memoria in cui il rimosso trova, infine, una casa.

Penelope Beltrami

Romería – Il mare dei ricordi

Regia: Carla Simón. Sceneggiatura: Carla Simón. Fotografia: Hélène Louvart. Montaggio: Sergio Jiménez, Ana Pfaff. Interpreti: Tristán Ulloa, Sara Casasnovas, Llúcia Garcia, Miryam Gallego, JoséÁngel Egido, Janet Novás, Celine Tyll. Origine: Spagna, 2025. Durata: 114′.

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