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SPECIALE La grazia

Paolo Sorrentino con La grazia è tornato in competizione a Venezia dopo È stata la mano di Dio.
Protagonista è Mariano De Santis (Toni Servillo, che il festival ha premiato con la Coppa Volpi) presidente della Repubblica alla scadenza del mandato e tormentato da una domanda: sta per ritrovare la libertà o per perdere il potere? Lo affianca la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), giurista a sua volta, che lo assiste in tutto, dall’esame delle leggi all’alimentazione, insistendo sul “mangiare leggero”.
Giurista rigoroso, d’origine napoletana e di formazione democristiana, è attendista per carattere, ha l’ossessione per la verità e si sente “rotto dentro”. Vedovo, vorrebbe sapere con chi la moglie Aurora l’aveva tradito 40 anni prima. Il presidente non esce quasi mai dal palazzo e tutti, compreso il presidente del consiglio e Dorotea, insistono per fargli firmare la legge sull’eutanasia. Inoltre gli sottopongono due domande di grazia, per un uomo che ha ucciso la moglie malata e una donna che ha ucciso il marito violento.
Se lo spunto di partenza sta in un episodio reale, una grazia (da qui il titolo) accordata da Sergio Mattarella, tutta la situazione è di fantasia, con rimandi riconoscibili anche ai presidenti Scalfaro e Cossiga. È una commedia agrodolce tipicamente sorrentiniana, più nella scrittura che nell’aspetto visivo, sempre molto curato e preciso, ma meno stordente di altre volte.
Un film che ha ricevuto consensi, anche se resta forse interlocutorio nel percorso del regista, che mette tanti temi sul fuoco, ma sembra non volerli affrontare fino in fondo. I personaggi sempre al limite del macchiettistico, anche se l’eccentrica critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano), amica del presidente, è un personaggio riuscito e dà qualcosa al film. De Santis è pieno di tic, si lamenta che mentre prega si addormenta e che non sogna mai, è un uomo grigio, senza passioni. Un personaggio che è quasi un cliché per Sorrentino che, tra Papi (qui è nero, capellone e si allontana in motocicletta) e politici, sembra guardare più ai rituali che alla sostanza del potere.
Le battute (alcune riuscite, come quella di Coco sulla cena “leggera” di Dorotea: “questa non è una cena, è un’ipotesi”) vengono riprese e ripetute più volte, talvolta scritte con il pilota automatico. Non mancano le autocitazioni, della serie “io non mi metto i pantaloni bianchi con la giacca rossa” pronunciato dal protagonista e riferito al Jep Gambardella de La grande bellezza.

Nicola Falcinella

Di chi sono i nostri giorni

Mariano De Santis, interpretato da uno strepitoso Toni Servillo, è all’ultimo semestre del suo burrascoso mandato da presidente della repubblica, deve prendere alcune decisioni importanti: approvare la legge sull’eutanasia e concedere “la grazia” a due condannati. Questo il pretesto per raccontare e riflettere su tanti temi che riguardano il nostro tempo e che Sorrentino sa magistralmente stratificare nei vari intrecci del film.
Scritto magnificamente, La grazia è un film pieno di ironia e al contempo denso di riflessioni che ognuno di noi è invitato a fare anche per se stesso vedendo lo scorrere delle immagini. Anna Ferzetti, figlia e consigliera del presidente rimasto vedovo, è davvero prodigiosa, molto misurata, finalmente ha un ruolo degno del suo talento, col suo viso naturale senza alcuna traccia di botulino.
Supportato da una colonna sonora eclatante, come sempre nei film di Sorrentino, restano nella mente alcune chicche gustose, alcuni passaggi verbali con la figlia, il colloquio col Papa, con l’amica del cuore, con il primo ministro, la scena del cavallo (che metaforizza la dialettica intorno all’eutanasia), l’uomo che fluttua nello spazio, l’autocitazione della camminata del Divo (ma con la tecnologia che ci accompagna), a fine visione si ha già voglia di rivederlo, ricordandosi di non alzarsi sui titoli di coda che sono seguiti dalla sublime scena finale del film.
Questa volta il regista ci sorprende, non è già più lo strabordante fagocitatore di effetti e di magnificenze degli ultimi suoi film, qui è molto più intimo, ma non è neanche tornato ai suoi albori. Ci regala invece un’opera elegante, potente, equilibrata e ci lascia un grande interrogativo: di chi sono i nostri giorni?

Maria Di Razza

La grazia

Regia e sceneggiatura: Paolo Sorrentino. Fotografia: Daria D’Antonio. Montaggio: Cristiano Travaglioli. Interpreti: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Linda Messerklinger, Vasco Mirandola. Origine: Italia, 2025. Durata: 133′.

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