Finalmente un drone nel cinema ha un senso: la sequenza di apertura del film si dipana infatti con lunghe inquadrature dal cielo che ci mostrano le macerie del Sud del Libano e una folla in cammino che accompagna un funerale. Una sequenza potentissima che ci fa a poco immergere in un racconto dolente ma allo stesso tempo poetico.
Tales of the Wounded Land, vincitore del Pardo d’argento per la miglior regia all’ultimo festival di Locarno, è stato presentato per la prima volta in Italia a Filmmaker, festival sempre attento al meglio del documentario internazionale, dove il pubblico ha potuto incontrare anche l’autore Abbas Fahdel, regista iracheno che vive da un decennio in Libano, dove ha girato i suoi ultimi film.
Tales of the Wounded Land ci mostra una delle guerre dimenticate di questi ultimi anni, è una cronaca intima della guerra che per un anno e mezzo ha sconvolto il Libano, un film che cattura la vita quotidiana delle vittime della furia bellica. Attraverso le voci di amici, parenti e vicini testimonia la perdita, la migrazione e i fragili sforzi per guarire, ricostruire e conservare la dignità nel dopo-distruzione. Il film restituisce immagini che – secondo la prospettiva dell’autore – non hanno trovato spazio nei media: un contrappunto serrato di esplosioni riprese anche in split-screen, distese di calcinacci, corpi e vite travolte dal crollo delle case. Un archivio visivo che non documenta soltanto, ma interroga lo spettatore sull’orrore che Israele compie indisturbata.
Fahdel è il regista di un film meraviglioso di qualche anno fa, Homeland Irak year zero, che raccontava il conflitto iracheno in prima persona, costruendo un film-diario che esplorava la guerra partendo dal vissuto della sua famiglia, seguendo soprattutto il fratello e i cugini. In questo nuovo film fa un passo ulteriore e racconta la propria vita: la moglie Nour e la figlia piccola Camelia, vera protagonista del film. Il regista irakeno segue la sua famiglia e chi vive intorno a loro, persone che subiscono le bombe israeliane,che fugge via o che torna in quella «terra ferita che sussurra» come si legge in una delle didascalie che Fahdel scrive con tocchi di poesia contrappuntando il film e dando un senso ulteriore all’orrore che vediamo. L’ultima didascalia è molto significativa, è dedicata ai bambini e agli adulti, ed è molto esplicita: «Ciò che è stato distrutto ricrescerà di nuovo». Ce lo auguriamo davvero, anche se con poche speranze. Lo stesso Fahdel ci racconta che “dalla fine del 2024 ad oggi la guerra dovrebbe essere finita, ma Israele ha violato il “cessate il fuoco per ben 5000 volte”, ovviamente nel disinteresse della comunità internazionale. La lotta è ancora lunga, Fahdel sembra dirci con questo film che anche il cinema deve fare la sua parte.
Claudio Casazza
Tales of the Wounded Land
Regia, sceneggiatura, fotografia e montaggio: Abbas Fahdel. Origine: Libano, 2025. Durata: 120′.




