Tua madre, diretto da Leonardo Malaguti e scritto dal regista insieme a Margherita Arioli, è un docu-film che indaga sulla maternità in generale a partire da una gravidanza particolare. La protagonista – che parla in camera, rivolgendosi direttamente a noi pubblico – è Dania Rendano: interpreta una 25enne spiritosa, un po’ infantile, con un rapporto bello ma «morboso» (parole sue) con la madre, che scopre di essere incinta.
Dania inizia a chiedere a sé stessa se sia il caso di abortire, e a interrogarsi più in generale sulla gravidanza, guidandoci nella riflessione con una leggerezza che però non sminuisce la serietà del tema, o che almeno non cerca di ignorarne le tante implicazioni. Così, guidati dalla Dania-intervistatrice, la fiction diventa documentario: seguiamo Dania mentre cerca di chiarirsi le idee parlando con diversi interlocutori – che sono, da notare, tutte donne! Parla con la ginecologa/amica che la visita appena scopre di essere incinta, che le spiega con delicatezza quanto tempo le resta per abortire e come lo può fare (e Dania le chiede scherzosamente di decidere lei al suo posto se abortire o meno). Parla con la regista Wilma Labate (che è anche produttrice esecutiva del film), che riflette sulla rappresentazione delle
madri nel cinema. Parla con la ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità del governo Meloni, ed ex femminista, Eugenia Roccella, che ricorda che quando fece il suo primo figlio era disoccupata e senza certezze ma con una gran voglia di «trasmettere l’eccesso di vitalità che sentivo». Parla con la giornalista senza figli Simonetta Sciandivasci, che ricorda la serenità con cui visse un aborto e del suo desiderio di diventare madre, che si manifesta e si nasconde a seconda delle fasi della vita. Parla con una donna madre di nove figli, che nel raccontare di aver dedicato la sua vita a loro, preferisce usare la parola «scelta» invece di quella «sacrificio» istintivamente usata da Dania. E infine Dania parla con le sue amiche. E questo è forse il dialogo più interessante perché le tesi – un po’ stereotipate a dire il vero – che le giovani donne cercano di difendere cedono presto il terreno a una chiacchiera forse meno conclusiva ma più autentica, e perciò interessante. Dania e le sue amiche trentenni stanno comode su un lettone, ridono spensierate facendosi maschere al viso e fumando iqos, ma quando cominciano a riflettere insieme su quello che dovrebbe fare l’amica più giovane – abortire o no? – la leggerezza svanisce in fretta (una di loro si mette a piangere perché la mancanza di figli la fa sentire «indietro» rispetto alle coetanee). Le riflessioni tra amiche rendono evidente quanto il tema della maternità per le donne, anche le più apparentemente indipendenti dal giudizio altrui, sia ancora un nodo doloroso da risolvere, carico di significati sociali, al quale non è possibile dare risposte univoche.
Questo breve docu-film (67 minuti) non è giudicante, ha il merito di dare voce a punti di vista vari (persino a quella considerata controversa della ministra Roccella, spesso accusata di avere idee retrograde), e con leggerezza e intelligenza lascia emergere forse l’unica cosa definitiva che è possibile dire su cosa significhi fare figli in Italia, oggi: una strada sicura, che metta al riparo da giudizi paure rimpianti e rimorsi, non esiste, e bisogna avere il coraggio di costruirsi da sé il proprio rapporto con i figli, quelli voluti e quelli rifiutati.
Il film è prodotto da da Umberto Maria Angrisani di EXA, casa di produzione fondata da Umberto Maria Angrisani e Giovanni Toni nel 2024 a Napoli, con focus sul cinema di finzione e il documentario d’autore, che ha finora prodotto, oltre a Tua Madre, Sandiego di Dario Fusco co-prodotto con Mompracem.
Roberta Bennato
Tua madre
Regia: Leonardo Malaguti. Sceneggiatura: Leonardo Malaguti, Margherita Arioli. Fotografia: Claudio Cascavilla. Montaggio: Fabiana Cappuccio. Musica: Alessandro Giustini. Origine: Italia, 2025. Durata: 67′.




