“Il cinema non può cambiare il mondo, ma può permettere analisi, suscitare consapevolezza,
accompagnare un calarsi nella Storia per cercare di comprendere, alimentare l’impegno
perché la speranza di intravedere pace trovi senso”.
Con queste precise e condivisibili parole il distributore Officine Ubu lancia il film di Cherien Dabis, presentato al Sundance, che esce in sala giovedì 18 settembre. La questione palestinese è sotto gli occhi di tutti, assistiamo a un genocidio in diretta televisiva: Gaza è sotto assedio, le truppe del criminale di guerra Netanyahu in queste ore stanno occupando la città portando ulteriore morte, con il sostegno e la complicità di Trump e di un’Europa sempre più orrenda.
È difficile parlare di un film davanti a quello che vediamo, siamo scossi, spesso arrabbiati, a tratti inerti davanti a tanto orrore. Il cinema riesce però a scuoterci ancora di più, lo abbiamo visto a Venezia, sconvolta da La voce di Hind Rajab e lo vediamo anche in questo film che esce al cinema da noi esattamente una settimana prima del Leone d’argento veneziano.
Tutto quello che resta di te pone al centro della narrazione una terra martoriata e insanguinata, raccontata attraverso le sofferenze e le vicissitudini di tre generazioni di una famiglia che non ha mai smesso di lottare per difendere la propria identità. Il film copre un arco narrativo di quasi ottant’anni di storia del popolo palestinese: comincia tutto da oggi con Hanan (la stessa regista Cherien Dabis) che ci parla di suo figlio Noor (Muhammad Abed Elrahman). Noor è stato colpito da un proiettile israeliano nel 1988, nella Cisgiordania occupata, a un anno dalla prima Intifada. Quarant’anni prima, nel 1948, il nonno di Noor, Sharif (Adam Bakri, da anziano Mohammad Bakri) aveva dovuto abbandonare la sua casa e la sua ricchezza a Jaffa, in coincidenza con la nascita dello stato d’Israele. Trent’anni dopo, nel 1978, il papà di Noor, Salim (Saleh Bakri), era stato costretto a subire un’indicibile umiliazione.
C’è tutto nel film: la Nakba del 1948, che costrinse quasi un milione di palestinesi ad abbondonare le loro case e la loro terra a causa delle violenze e dei soprusi perpetrati dalle organizzazioni paramilitari sioniste, fino ad
arrivare al 2022, passando per le forti tensioni in Cisgiordania nel 1988. C’è tutta la storia di un popolo oppresso e disgregato, e c’è anche tutta la storia della vita di Cherien Dabis, regista, sceneggiatrice, produttrice e attrice, palestinese-americana, nata a Omaha, in Nebraska, da padre palestinese e madre giordana. La regista è una dei tanti palestinesi cresciuti altrove, senza una terra a cui appartenere. Per questo motivo sceglie il punto di vista della cronaca familiare, un punto di vista senza tempo, dove passato, presente e futuro sono incredibilmente uguali. Il film tratta dell’esilio, dell’identità palestinese violata, di un nucleo violato dalla crudeltà e le persecuzioni israeliane. Il punto di vista familiare permette alla Dabis di concentrarsi sui rapporti umani, sul versante quotidiano e intimo. Così facendo mischia i piani temporali ma non la sofferenza della sua famiglia e del popolo palestinese tutto. È una delle prospettive più riuscite del film, la frantumazione della Storia. Una Storia che non è finita, che va avanti davanti ai nostri occhi accendendo la tv, aprendo i social, guardando con i nostri occhi l’orrore che Israele continua a compiere.
Tutto quello che resta di te, come detto inizialmente, esce giovedì 18 settembre, ci auguriamo che possa arrivare in tante sale e al maggior numero di persone possibile. Imperdibile!
Claudio Casazza
Nota della redazione: avvisiamo i lettori che il trailer svela inopinatamente troppo della struttura del film, consigliamo pertanto di correre al cinema sulla fiducia.
Tutto quello che resta di te
Regia e sceneggiatura: Cherien Dabis. Fotografia: Christopher Aoun. Montaggio: Tina Baz. Musiche: Amin Bouhafa. Interpreti: Cherien Dabis, Saleh Bakri, Adam Bakri, Mohammed Bakri, Maria Zreik, Hayat Abu Samra, Dominik Maringer. Origine: Cipro/Germania, 2025. Durata: 145′.




