Venezia 2025

Venezia 82: apre Sorrentino

È iniziata con Francis Ford Coppola che consegna il Leone d’oro alla carriera al grande Werner Herzog l’edizione 82 della Mostra del cinema di Venezia. Coppola, che ha reso un tributo sentito al collega nella cerimonia condotta da Emanuela Fanelli, aveva presenziato anche alla preapertura di martedì sera con il capolavoro di Erich von Stroheim Queen Kelly. Oggi passerà sullo schermo l’ultima fatica del cineasta tedesco, il documentario thriller Ghost Elephants girato sulle tracce di un branco fantasma di elefanti in Angola.
L’altro Leone alla carriera andrà lunedì al mito Kim Novak, con la proiezione in prima assoluta del documentario Kim Novak’s Vertigo di Alexandre Philippe, che racconta l’attrice inscindibilmente legata al capolavoro di Alfred Hitchcock.

Il primo titolo del ricco menù della Mostra, in programma fino al 6 settembre, è stato l’applaudito La grazia di Paolo Sorrentino, di ritorno in competizione dopo È stata la mano di Dio. Protagonista è Mariano De Santis (Toni Servillo) presidente della Repubblica alla scadenza del mandato e tormentato da una domanda: sta per ritrovare la libertà o per perdere il potere? Lo affianca la figlia Dorotea, giurista a sua volta, che lo assiste in tutto, dall’esame delle leggi all’alimentazione, insistendo sul “mangiare leggero”. Giurista rigoroso, d’origine napoletana e di formazione democristiana, è attendista per carattere, ha l’ossessione per la verità e si sente “rotto dentro”. Vedovo, vorrebbe sapere con chi la moglie Aurora l’aveva tradito 40 anni prima. Il presidente non esce quasi mai dal palazzo e tutti, compreso il presidente del consiglio e Dorotea, insistono per fargli firmare la legge sull’eutanasia. Inoltre gli sottopongono due domande di grazia, per un uomo che ha ucciso la moglie malata e una donna che ha ucciso il marito violento. Se lo spunto di partenza sta in un episodio reale, una grazia (da qui il titolo) accordata da Sergio Mattarella, tutta la situazione è di fantasia, con rimandi riconoscibili anche ai presidenti Scalfaro e Cossiga. È una commedia agrodolce tipicamente sorrentiniana, più nella scrittura che nell’aspetto visivo, sempre molto curato e preciso, ma meno stordente di altre volte. Un film che ha ricevuto consensi, ma resta un po’ interlocutorio nel percorso del regista, che mette tanti temi sul fuoco, ma sembra non volerli affrontare fino in fondo. I personaggi sempre al limite del macchiettistico, anche se l’eccentrica critica d’arte Coco Valori, amica del presidente, è riuscita e dà qualcosa al film. De Santis è pieno di tic, si lamenta che mentre prega si addormenta e che non sogna mai, è un uomo grigio, senza passioni. Un personaggio che è quasi un cliché per Sorrentino, che tra Papi (qui è nero, capellone e si allontana in motocicletta) e politici sembra guardare più ai rituali che alla sostanza del potere. Le battute (alcune riuscite, come quella di Coco sulla cena “leggera” di Dorotea: “questa non è una cena, è un’ipotesi”) vengono riprese e ripetute più volte, talvolta scritte con il pilota automatico. Non mancano le autocitazioni, della serie “io non mi metto i pantaloni bianchi con la giacca rossa” pronunciato dal protagonista e riferito al Jep Gambardella de La grande bellezza.

La seconda giornata di concorso prevede: Bugonia di Yorgos Lanthimos con Emma Stone, la coppia di Povere creature! che propone il remake di un film coreano del 2003; Jay Kelly di Noah Baumbach con George Clooney, Adam Sandler e Laura Dern; l’ungherese Orphan di László Nemes, Oscar per Il figlio di Saul.

da Venezia, Nicola Falcinella

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