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Colpi ai fianchi

Diciamocelo… Avremmo voluto iniziare la stagione con uno slancio diverso, forti della speranza che è sempre l’ultima a morire, ma i segnali che arrivano da Venezia e dai problemi innescati dalle scelte dei curatori della Mostra, dalle strategie e netflix-a-venezia-75-696x385dai palinsesti di Netflix, dalle sacrosante preoccupazioni degli esercenti e dalle dimissioni di Occhipinti da presidente dell’Anica, delineano scenari plumbei per il futuro delle sale cinematografiche. A chi obietta che il cinema è cinema, anche se visto sugli schermi televisivi, non possiamo negare (con molta fatica) una certa coerenza ontologica, ma per tutti quelli che cercano di tenere in piedi una sala dedicata al cinema di qualità e che lottano per riportare gli spettatori davanti al grande schermo, la battaglia diventa durissima. Se Sulla mia pelle, il film su Stefano Cucchi, esce in contemporanea su Netflix e in altre (poche) sale, se il film di Cuaron Roma, che vince al Lido, non ha neppure questa chance perché va solo sul canale prenditutto, è ovvio che chi ci rimette è l’esercizio cinematografico, destinato a subire un’ulteriore colpo ai fianchi che se non uccide, fa molto male e impone una riflessione profonda, che investe tutti gli ambiti della cultura. Se la fortissima piattaforma streaming produce o acquista film, in esclusiva, premiati ai maggiori festival, ci si chiede quale funzione abbiano le vetrine festivaliere, se non serviranno più a segnalare opere meritevoli per la visione collettiva sul grande schermo, ma sostanzialmente a frustrare lo spettatore che per vedere un film premiato dovrà obbligatoriamente sottoscrivere l’abbonamento ad una piattaforma televisiva. Senza considerare il forte sostegno pubblico accordato soprattutto alla Biennale Cinema, che va a premiare un film poi negato a chi il cinema vuole vederlo come si deve, magari nelle piccole sale d’essai gestite da inguaribili appassionati che non vogliono abdicare alle logiche di mercato più potenti e sorde ai diritti delle minoranze. Che cosa diventerà, se non ancora più residuale, lo spettatore cinematografico? Quale nuovo pubblico si avvicinerà al fascino della sala buia, alla condivisioni delle emozioni?
Sono riflessioni e domande che sicuramente animeranno i dibattiti sulla situazione del cinema, previsti a Mantova per gli Incontri del Cinema d’Essai organizzati dalla Fice, dove operatori culturali, esercenti e distributori tenteranno di suggerire, raramente di attuare, politiche di mediazione che consentano ancora di pensare ai film non solo come opere commerciali, da immolare e spesso triturare nell’usa e getta del mercato, ma come opere d’autore, portatrici di senso perché capaci di raccontare e rappresentare il mondo, e che quindi hanno bisogno di tempo, di attenzione collettiva, di pensiero e di passioni. Per chi ama il cinema, lo difende, o cerca di promuoverne ancora la conoscenza, la scelta è scontata: si tratta di capire, con lucidità e disincanto, un futuro possibile.

Giulio Rossini