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Al cinema, sotto la buona stella

Sembra ridicolo fare il conto alla rovescia dritti dritti verso l’inizio delle arene estive. E’ il cinema che trova l’antidoto al cianuro della crisi, per noi almeno, del Filmstudio di Varese. Ogni estate è caricata dell’idea sorgiva di un inizio stagione sebastianocol botto, seggioline rosse occupate a centinaia, il cinema che risorge in un’apoteosi che è linfa per l’associazione e la città. L’anno dei mondiali di calcio senza italia, occasione ghiottissima per portare sotto le stelle i delusi; il tempo che regge caldo e per adesso non piovoso. Sembra l’allineamento perfetto dei pianeti da Venere agli ultimi, i più lontani, anche i declassati. E invece, inaspettatamente sembra che il palco ai Giardini Estensi, dopo anni di onorato servizio, non sia in regola; e prima ancora è il proiettore a fare i capricci e a chiedere un costoso intervento chirurgico. E mentre lo schermo agli Estensi rimaneva spento, veniva da chiedersi quale fosse la cattiva stella tra quelle che scaldavano le serate di fine giugno e inizio luglio.
Tenacia, ci vuole tenacia col cinema.
Come quella che ha contraddistinto un amico scomparso qualche giorno fa, lo storico e critico Sebastiano Gesù, purtroppo poco ricordato dai media. Gesù è stato uno di quegli uomini miti e al tempo stesso audaci (di intelletto), siciliano, anima del festival di Marzamemi, che al cinema ha regalato studi e ricerche senza sbroccare mai, lasciandoci numerosi saggi, di quelli che non fanno la somma dei pensieri altrui, ma che regalano novità e aggiungono tasselli importanti alla storia del cinema. Pier Paolo Psolini e l’Etna – Il deserto e il grido ad esempio, che Sabastiano mi aveva raccontato nel gennaio 2017 a Roma, in occasione del Direttivo del Centro Studi Cinematografici. L’ho poi letto quel libro pieno di immagini magnifiche. Pasolini e il vulcano, un’affinità sorprendente che il critico aveva colto non in quanto critico ma con l’occhio fine di chi sa orientarsi nelle fessure dell’arte e uscirne arricchiti. Sicilia e cinema sono stati una diade costante nel pensiero critico di Gesù, ma nonostante questo prevaleva l’idea di una cinematografia – quella del nostro paese – mai secondaria e che, se locale lo è diventata, la colpa è unicamente di chi pensa che il valore sia sempre fuori casa.
Ci vuole tenacia col cinema, quando si fanno i film, quando si scrivono i libri, quando si aprono le sale e le arene all’aperto, quando sembra che tutto nasca sotto una cattiva stella.

Alessandro Leone