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Il cielo dopo la tempesta

C’è un momento nell’anno in cui puntualmente qualcuno vi dice che le giornate si stanno allungando. Tra fine agosto e i primi di settembre sentirete sospirare amaramente che adesso fa buio prima. Da che ho memoria, le mie stagioni sono contrappuntate dalla costatazione dell’ovvio. L’ovvietà è alla base della noia, per questo hanno inventato le arene estive. Perché i lugli e gli agosti possano essere avventure rischiose per gli amanti del cinema. Certo, le mezze stagioni hanno lasciato il posto alle bombe d’acqua (è così che le battezzano adesso: bombe d’acqua), i nostri monsoni che trasformano la pioggia in incubo.
Giusto qualche pomeriggio fa, si montava la copertura ai Giardini Estensi e poi il grande telo per le imminenti proiezioni. Buio in sala – deve aver ordinato qualcuno dalla regia, perché il cielo si è fatto pece e la pioggia caduta in pochi minuti ha trasformato in pozzanghera l’arena. Che estate ci aspetta? – ci siamo chiesti. Un’estate televisiva di calcio e olimpiadi, i cinema sonnecchieranno, le distribuzioni chiuderanno per ferie e in Comune si insedierà una giunta parente di quelle che hanno governato la città negli ultimi 23 anni, gli stessi anni di permanenza del cineclub Filmstudio 90 in sala Macchi, la sala voluta dai partigiani varesini. Che curiosa simmetria..
Invece le cose stanno diversamente. Perché le ovvietà sono il terreno morbido su cui germogliano le sorprese. Così il penultimo lunedì di giugno si apre con un sole magnetico e la notizia che a Varese le urne hanno dato ragione a una coalizione diversa per colore e intenzioni, che promette politiche culturali innovative, attente a valorizzare l’associazionismo e le iniziative che includano fette sempre più ampie e, soprattutto, eterogenee di cittadini.
Oggi sono tornato ai Giardini. Mi sono seduto sotto la cabina di proiezione. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato una delle prossime sere sotto le stelle, quando, a film in corso, la calura del giorno lascia spazio alla frescura del parco e soffia un vento lieve e gentile e la temperatura sulla pelle scende e un golfino di cotone ci coccola senza interferire con la proiezione e le immagini scorrono, alla faccia del cinema che in estate muore come la vegetazione in autunno, menzogna colossale, perché invece il cinema vive e guarda alle nostre vite per comprendere come e cosa raccontare. Adesso che le giornate si sono allungate. Ma anche tra un paio di mesi, quando si accorceranno, e noi ritorneremo a sedere sulle 91 poltroncine di Filmstudio, per fare cinema, ma anche per progettare quelle iniziative culturali che avranno bisogno della passione e della lungimiranza di chi si appresta ad amministrare questa bella città.
E’ ovvio? Forse.

Alessandro Leone