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Le regole del gioco (al mercato del cinema)

Cinequanon nasce ventitre anni fa da un parto di Filmstudio 90. Senza finanziamenti istituzionali, supportata dalla passione di chi aveva già profuso energie a Varese nel progetto di un cinema alternativo ai blockbuster, da periodico trimestrale ha poi preso altre forme.
La sto prendendo larga.
Dopo una pausa di un paio di anni – ma che a noi è sembrata interminabile – la rivista cartacea si è spostata sul web nel 2012, sei anni in cui alcuni collaboratori storici sono stati affiancati da giovani critici, condividendo un progetto di magazine-laboratorio.
La sto prendendo davvero larga.
Cosa fanno i nostri collaboratori: stringono i denti e, con piccoli rimborsi spese, seguono l’attività dell’associazione, la cronaca culturale locale, le anteprime milanesi, le presentazioni di kermesse cinematografiche, alcuni dei festival europei più prestigiosi (Cannes, Locarno, Venezia, Torino, Berlino, Roma, Bologna). I lettori possono immaginare lo sforzo economico dell’associazione nell’elargire anche piccoli gettoni ai nostri inviati.
Qual è il senso? Prima di tutto permettere a chi ama il cinema di allargare il proprio sguardo oltreconfine e oltre ciò che multiplexpropongono gli schermi cittadini; di conseguenza, quando è possibile, portare nelle nostre sale i film che crediamo possano piacere a chi ci segue da anni: guardo un film, me ne innamoro, lo programmo e faccio i conti quando lo smonto.
Funziona così in ogni attività: apro un alimentari, metto in vendita della pasta in scatola blu e ci aggiungo degli spaghetti di farina di farro. Rispettando lealmente la concorrenza, prezzo i miei prodotti e poi valuto a fine mese, consapevole che gli stessi prodotti sono in vendita presso centri commerciali (grande distribuzione) e/o negozi specializzati nella vendita di pasta con farine speciali. Con questa logica, in alcune città a noi vicine, ad esempio Gallarate o Legnano, cinema parrocchiali, che convivono con multisale poco lontane (la grande distribuzione del cinema), scelgono i film per il loro pubblico senza preoccuparsi troppo della contemporanea presenza dello stesso titolo in uno dei dieci schermi infilati in un megastore. E’ uno dei rischi di impresa in un panorama di libera concorrenza. Nelle grandi città è la norma.
Nel contesto del cinema d’essai – è di questo che sto parlando – a Varese non è possibile. Nonostante da tempo lavoriamo proficuamente con alcune case di distribuzione che ci garantiscono sempre opere di elevato interesse culturale, estetico, linguistico, alcuni film nei loro listini non possono approdare in prima battuta al Cinema Nuovo. I nostri collaboratori che avevano visto le anteprime di Ella & John, di Tre manifesti a Ebbing, che avevano apprezzato al Festival di Venezia il pluricandidato all’Oscar La forma dell’acqua, pur caldeggiandone le proiezioni ne hanno scritto su Cinequanon sapendo che questi film sarebbero arrivati (forse) a Filmstudio inseriti nei programmi di seconda visione dei cineforum o dei film in lingua originale. Il motivo è semplice, sempre lo stesso: la multisala per prima sceglie cosa programmare, e pone addirittura come condizione che un film non esca in contemporanea nella sala ammiraglia di Filmstudio. Sappiamo che ormai la vita di un film è brevissima, una o due settimane, per cui riprogrammare un film in seconda visione spesso non è più sostenibile, non garantisce incassi sufficienti a coprire i costi di gestione.
Insomma, mi sembra di capire che i concetti alla base del libero mercato e della concorrenza leale non valgano per tutti, se è vero che noi, che per la diffusione della cultura cinematografica lavoriamo da quasi trent’anni – e quando scrivo diffusione della cultura cinematografica, intendo diffondere il cinema di qualità ampliando il pubblico (anche dei giovani) nell’epoca dello smartphone, anche quello che poi sceglie il multiplex – dobbiamo programmare solo ciò che non interessa la grande distribuzione. Non mi riferisco al cinepanettone (che in via teorica potrebbero arrivare anche al Nuovo) o ai film di Checco Zalone, che hanno salvato molte monosale in questi anni, ma ai film che Nicola Falcinella e Claudio Casazza, per esempio, stanno apprezzando in questi giorni a Berlino.
Invidio l’alimentari sotto casa, che forse tira a campare, ma che comunque sceglie come riempire i suoi scaffali. E non penso faccia paura agli iperstore che ogni giorno accendono orgogliosamente le proprie insegne a poche centinaia di metri di distanza.

Alessandro Leone