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Cannes 77: tra i premiati a Un certain regard anche Minervini

Black Dog di Guan Hu vince come miglior film

Come tradizione, i primi premi ufficiali del Festival di Cannes sono quelli della sezione parallela Un certain regard, che ha presentato 18 titoli, tra i quali ben otto opere prime.
E c’è una bella notizia per l’Italia, il premio per la miglior regia a Roberto Minervini per I dannati, suo esordio nel cinema di finzione dopo alcuni documentari importanti, a pari merito con Rungano Nyoni per On becoming a Guinea Fowl. Il western minimalista ambientato durante la Guerra di secessione è nelle sale italiane da una settimana.

I dannati di Roberto Minervini

La giuria presieduta da Xavier Dolan ha assegnato il Premio Un certain regard al riuscito film cinese Black Dog di Guan Hu, del quale abbiamo scritto nei giorni scorsi. Premio della giuria è andato a L’histoire de Souleyman di Boris Lojkine, anche premiato per l’attore protagonista Abou Sangare.
Come miglior attrice è stata premiata Anasuya Sengupta per The Shameless di Kostantin Bojanov, film indiano in tutto e per tutto, sebbene il regista sia bulgaro. È la storia di Renuka, prostituta in fuga dopo aver ucciso un poliziotto a Delhi. Trova un alloggio molto modesto, ma fa la conoscenza della diciassettenne Devika, figlia della padrona di casa. Il film è un thriller cupo nei bassifondi che lavora troppo per accumulo di situazioni. Il regista cerca di descrivere un quadro sociale fatto anche di diffuso sentimento anti musulmano, ingiustizie sociali e politica marcia, con un candidato sindaco nazionalista che vorrebbe approfittare di Devika. Temi che tornano anche nell’altro indiano Santosh di Sandhya Suri, più convincente e con un bel finale, ma rimasto fuori dal palmarès.

Holy Cow di Louise Courvoisier

Meritato il premio della giovinezza, introdotto dalla giuria (e qui si vede la mano di Dolan), al francese Vingt dieux – Holy Cow di Louise Courvoisier, ambientato in un paese del Giura francese. Alla morte del padre che trasporta il latte delle aziende della zona e produce formaggio, l’adolescente Totone resta solo con la sorella piccola Claire, che accompagna a scuola in moto. Tra una festa paesana e una rissa, il ragazzo inizia una relazione con l’intraprendente coetanea Marie-Lise, che ha una stalla tutta sua. Deciso a produrre il formaggio Comté per un concorso, perché allettato dal premio in denaro, il protagonista ruba il latte appena munto alla ragazza fino a trovarsi nei guai. Un film lineare, intenso, fresco, con belle facce e situazioni credibili. Totone vuole continuare sa produrre in un modo che non si usa più, seguendo il metodo del padre: uno dei pochi adolescenti contemporanei visti al festival non tentati dal diventare influencer.

Infine menzione speciale al saudita Norah di Tawfiq Alzaidi. Siamo nel 1996 in un isolato villaggio fatto di case spoglie in un deserto poco accogliente. Norah è una giovane orfana che vive con il fratello in casa della zia e, pur avendo vissuto i primi anni in città, deve rassegnarsi a una vita isolata e sognare attraverso le fotografie delle attrici sulle riviste che riceve di nascosto. Arriva però Nader, un insegnante mandato dal governo per iniziare un programma di istruzione dei bambini. Questi è un artista e dona un disegno al fratello della protagonista, che chiede di essere ritratta: l’ostacolo che pare insormontabile è costituito dal velo che la ragazza non può togliere. Tra i temi l’emancipazione femminile (una costante del Festival), i sogni (Norah ama il cinema senza aver visto un film e conosce i musei dai giornali) e il contrasto città campagna, stavolta dal punto di vista dei villaggi che temono la corruzione dei costumi portata dallo stile di vita cittadino. Pur con qualche elemento interessante, la regia è un po’ troppo semplice ma il tutto procede con qualche intuizione ma in maniera prevedibile.

da Cannes, Nicola Falcinella

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