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Enea

Enea è un figlio di una borghesia romana annoiata a cui gestire un ristorante non basta per sentirsi vivo. Il padre (Sergio Castellitto) è uno psicologo di successo, la madre (Chiara Noschese) ha una rubrica in televisione. Della stessa idea è Valentino (Giorgio Quarzo Guarascio), pilota di aerei appena battezzato, ma a cui non basta l’adrenalina del volo. I due amici si perdono tra feste frenate e spaccio di stupefacenti, spinti dalla brama di ricchezza facile fuori da ogni morale. Quasi senza capire la grandezza del traffico in cui si stanno inserendo, i due giovani rampolli accettano di partecipare a un affare da venti milioni di euro con l’aiuto di Gabriel (Matteo Branciamore), il proprietario della discoteca più in voga di Roma, e del narcotrafficante Giordano (Adamo Dionisi).

Non un nome a caso, quello scelto per il protagonista che, come l’eroe omerico, caricatosi in spalla il vecchio padre morente, vorrebbe assurgere al ruolo di (ri)fondatore di Roma. C’è però una differenza fondamentale tra la Roma classica in “stato nascente” con quella odierna che invece sembra mostrare chiari segni di decomposizione. Enea, quello dei giorni d’oggi, è vanitoso (si considera non bello ma bellissimo), nell’horror vacui di chi è nato in un mondo ricco e non ha i riferimenti culturali per capire cosa c’è fuori, sebbene il padre ricordi costantemente il suo essere nato a Centocelle. Enea sprofonda nel velleitario tentativo di creare un “clan” che sembra essere più un’alternativa alla boria famigliare piuttosto che una vera organizzazione criminale, ma a ogni passaggio dimostra la sua inettudine a confrontarsi con il mondo criminale. Enea, forse lo sa anche lui, quello non è il suo mondo e non lo sarà mai. Cosa è rimasto della Grande Bellezza di Roma? Enea e Jep potrebbero essere lontani parenti, sebbene il loro percorso sia apparentemente diverso, baricentrico per Toni Servillo e tangenziale (verso Roma Nord) per Pietro Castellitto.

Il giovane regista però ha il pregio di costruire un personaggio artefice del suo declino e non accusa le generazioni passate della miseria morale in cui si trova immerso. Enea sceglie personalmente la sua spasmodica necessità di oltrepassare le regole. Lo si potrebbe definire, Enea, un antieroe romantico, ma è più semplicemente una scheggia impazzita nel racconto di una borghesia romana che imperversa nel cinema italiano, fatta di crisi di mezza età di mucciniana memoria. C’è qualcosa di nuovo sotto il sole, ma deve ancora maturare.

Carlo Prevosti

Enea

Regia e sceneggiatura: Pietro Castellitto. Fotografia: Radek Ladczuk. Montaggio: Gianluca Scarpa. Musiche: Niccolò Contessa. Interpreti: Pietro Castellitto, Benedetta Porcaroli, Chiara Noschese, Sergio Castellitto. Origine: Italia, 2023. Durata: 115′.

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