Recensioni

I nostri ragazzi

Ivano De Matteo torna alla Mostra del Cinema di Venezia con I nostri ragazzi (2014). Dopo La bella gente (2009) e Gli equilibristi (2012) un altro film che prova a raccontare quella sorta di società in miniatura che è la famiglia. Una società dove gli affetti si mischiano alle regole e dove sembra essere necessaria una mediazione continua tra quelle stesse regole e le regole dell’altra società, quella più grande di cui tutti facciamo parte. Proprio su queste difficoltà si ferma lo sguardo di De Matteo.1

Massimo e Paolo sono due fratelli che hanno molte cose in comune ma che sono anche molto diversi. Entrambi hanno studiato e sono bravi nel proprio lavoro. Entrambi si sono sposati e amano la donna che hanno scelto. E, soprattutto, entrambi hanno un figlio adolescente, un maschio e una femmina, che frequentano la stessa scuola e hanno gli stessi amici. Ma Massimo e Paolo hanno anche due visioni della vita che sembrano inconciliabili. Massimo è un avvocato abilissimo, freddo e distaccato con i propri clienti, comunque difesi qualunque sia la colpa di cui sono accusati. Massimo non giudica, per quello esiste il tribunale. Paolo invece è un pediatra chirurgo, che non può fare a meno di stabilire un contatto umano con i propri pazienti ed i loro familiari; che ha un rapporto quotidiano quasi fisico con la sofferenza che cerca di bilanciare con una vocazione alla battuta in ogni luogo e in ogni momento, e che non esita a mutarsi in sarcasmo di fronte al fratello e al suo modo di vivere. Le loro mogli somigliano all’uno e all’altro: tanto quieto razionale e paziente è l’amore di Sofia per Massimo; così istintiva, pronta allo scatto e ansiosa è Clara.
A unire queste due famiglie rimangono allora solo due cose: il rito della cena in un lussuoso ristorante del centro una volta al mese e l’amicizia dei loro figli. Ma quando i due ragazzi in una notte balorda compiranno un gesto dalle terribili conseguenze, servirà di più di cena per trovare la forza di rimanere uniti e conciliare due mondi che sembrano così diversi.

I nostri ragazzi affronta di petto uno degli aspetti più problematici dell’essere genitori: che cosa fai quando tuo figlio commette un errore enorme? Come fai a scegliere tra le tue convinzioni e la voglia di metterlo al riparo dalle conseguenze? Più che una possibile risposta, a Ivano De 2Matteo sembra interessare il travagliato percorso necessario a trovarne una. Per riuscire nel proprio intento elabora liberamente assieme alla moglie il romanzo La cena (2009) dell’olandese Hermann Koch, arrivando così a disporre sul tavolo una situazione chiara, come fosse un esempio da manuale: due famiglie presentate come fondamentalmente diverse sono costrette a misurarsi con il medesimo avvenimento tragico. Se De Matteo le sceglie entrambi benestanti e fatte da coppie di genitori colti è per togliere alla vicenda qualsiasi possibile alibi, sia culturale che sociale. I nostri ragazzi diventa così una questione da giocarsi tutta tra etica, amore, responsabilità e paura. Rimanendo concentrato per tutta la propria durata sul tema che si è scelto, concedendosi un’unica digressione: il caso di un bambino rimasto ferito durante l’uccisione del padre da parte di un poliziotto. De Matteo ce la mostra non solo perché il caso viene affidato a Massimo, ma lo fa soprattutto per fornirci un esempio; per ricordarci come linee di principio simili, possano essere affrontate in maniera molto diversa, se riguardano noi in prima persona o un estraneo.
Ripreso evidentemente, e per stessa ammissione del regista, attraverso un taglio classico e lineare, dove alla macchina da presa non viene concesso nessun movimento ad effetto, I nostri ragazzi deve moltissimo della sua notevole presa drammatica sullo spettatore ad un cast completamente in parte. Alessandro Gassmann nel ruolo di Massimo e Luigi Lo Cascio in quello di Paolo sono quelli a cui De Matteo chiede di più, ma riescono a rispondere fino in fondo alle aspettative. E se, negli atti conclusivi della vicenda, qualcosa sembra non funzionare fino in fondo nel personaggio di Paolo, Lo Cascio non può farci niente, è un problema di sceneggiatura. Giovanna Mezzogiorno trova in Clara un ruolo che le è assolutamente congeniale, fatto di strappi improvvisi e colmo di un affetto nervoso e protettivo. A Barbora Bobulova e ai giovani Jacopo Olmo Antinori (protagonista in Io e te di Bertolucci) e Rosabell Laurenti Sellers (che aveva già lavorato con De Matteo in Gli equilibristi) il merito di non sfigurare affianco ad un terzetto così indovinato.
I nostri ragazzi è allora un film che pone molte domande sbagliando pochissimo. Aspetta forse qualcosa di troppo ad affondare le mani nel cuore del problema, ma una volta fatto non si tira più indietro. Un finale improvviso e con la forza di uno schiaffo è solo un’emozione in più, e probabilmente nemmeno la più forte, in un film che porta alle estreme conseguenze domande che nessun genitore può evitare di porsi prima o poi. 

Matteo Angaroni

I nostri ragazzi.

Regia: Ivano De Matteo. Sceneggiatura: Ivano De MAtteo, Valentina Ferlan. Fotografia: Vittorio Omodei Zorini. Montaggio: Marco Spoletini. Interpreti: Alessandro Gassmann, Luigi Lo Cascio, Giovanna Mezzogiorno, Barbora Bobulova, Jacopo Olmi Antinori, Rosabell Laurenti Sellers. Origine: Italia, 2014. Durata: 92′

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