Da Cannes: Programme Courts-métrages I, Semaine de la Critique

Anche oggi la pioggia ci insegue, ma troviamo riparo sotto il gazebo dell’Espace Miramar, sala che propone una rassegna di cinque cortometraggi per la sezione parallela Semaine de la Critique.
img-20180514-wa0047Prima che inizi la proiezione, abbiamo l’occasione di ascoltare le presentazioni dei cortometraggi fornite dagli stessi registi, selezionati tra i migliori emergenti.
Abbiamo deciso di stilare una nostra personale classifica. Il quinto posto spetta a Un Jour de Mariage di Elias Balkeddar, un corto franco-algerino che segue la vita insoddisfacente di un criminale francese in esilio ad Algeri. Troppo esile dal punto vista tematico e semplice nella regia.
Al quarto posto, Tiikeri (La Tigre) di Mikko Myllylahti, un film finlandese che mostra la forza di una ragazza nell’affrontare l’atteggiamento aggressivo e violento del padre. Non di facile interpretazione, ma certamente ci ha fatto riflettere.
Sul gradino più basso del podio abbiamo scelto Rapaz del cileno Felipe Gálvez, corto che tratta di una tematica molto cara al regista e di grande attualità nel suo paese: la tendenza degli abitanti a farsi giustizia da soli, a causa della sfiducia nelle autorità civili. Le immagini compaiono in formato verticale, come se la macchina da presa fosse lo smartphone di uno spettatore che sta documentando l’episodio raccontato sullo schermo.
Dopo lunghe discussioni, per quanto non all’unanimità, prende la medaglia d’argento, Pauline Asservie di Charline Bourgeois-Tacquet: dinamica e frizzante, la commedia descrive appieno la nostra generazione, in particolare le relazioni amorose nell’epoca di internet. Pauline, ossessionata dal ricevere un SMS da Bruce, l’uomo di cui è l’amante, sperimenta le varie fasi della gelosia amorosa, con buona dose di leggerezza e autoironia. Il pubblico in sala particolarmente coinvolto ha dimostrato unanime apprezzamento e tutti abbiamo riso fino alle lacrime.
Ed ora, rullo di tamburi, la nostra “corta” palma d’oro va a Schächer. Lo svizzero Flurin Giger, con inquadrature statiche ma suggestive e una colonna sonora particolarmente potente ed evocativa, mette in scena la natura enigmatica della morte, attraverso gli occhi di un vecchio vedovo. Durante tutta la proiezione si è pervasi da una sensazione di vuoto, la stessa che si prova nel momento della perdita di una persona cara.
Questo il nostro verdetto, aspettiamo il responso ufficiale della giuria.

Garçons de Cannes

 

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