È una 76ª edizione della Berlinale interlocutoria quella della Berlinale che si apre oggi fino a sabato 21. Tra le città che ospitano i grandi festival di cinema, Berlino è da sempre la più coinvolta. Il pubblico sembra essersi mantenuto fedele nonostante qualche cambiamento logistico e un centro che si è un po’ frammentato rispetto alla zona di Potsdamer Platz. E più che il Festival, pare che il perno stia diventando il parallelo European Film Market, il secondo dopo Cannes, che attira migliaia di professionisti da tutto il mondo.
La selezione delle diverse sezioni che compongono la manifestazione si presenta molto variegata, con pochi grandi nomi e tanto spazio per le sorprese: se si tratti di una scelta o di un ripiego da parte della direttrice britannica Tricia Tuttle, al secondo anno di mandato, si scoprirà al termine. Di certo mancherà l’Italia, dal concorso e non soltanto. L’unica rappresentante del nostro cinema sarà Tecla Insolia, vista recentemente in Primavera di Damiano Michieletto, scelta come Shooting Star, la vetrina per attrici e attori europei emergenti nel panorama internazionale.
Ci sono anche pochi Stati Uniti e poca Francia, ovvero i Paesi che solitamente dominano la programmazione insieme a quello ospitante. Pure le star annunciate scarseggiano. L’onore dell’inaugurazione spetta fuori competizione a No Good Men della regista afgana Shahrbanoo Sadat, al terzo film dopo Wolf and Sheep (2016) e The Orphanage (2019), entrambi presentati a Cannes, che è anche interprete principale.
Da giovedì via alla corsa all’Orso d’oro, che nel 2025 andò al norvegese Dreams di Dag Johan Haugerud, con in lizza ben 22 lungometraggi e Wim Wenders presidente di giuria.
In prima fila il brasiliano Karim Ainouz (molto apprezzato per il melodramma La vita invisibile di Euridice Gusmao) con Rosebrush Pruning e l’ungherese Kornel Mondruczo con At The See. Per una volta l’Africa è ben rappresentata, a partire dal ciadiano Mahamat-Saleh Haroun con Soumsoum, la nuit des astres, cui si aggiungono Dao del senegalese Alain Gomis e A voix basse della tunisina Leyla Bouzid.
C’è interesse per Gelbe briefe – Yellow Letters di İlker Çatak, il regista turco-tedesco salito alla ribalta con La sala professori: la vita di una coppia di artisti di successo, Derya e Aziz, è ribaltata da un incidente che accade alla prima del loro nuovo spettacolo.
Batte bandiera austriaca The Loneliest Man in Town delle coppia altoatesina-austriaca Tizza Covi e Rainer Frimmel, già premiati a Locarno e Berlino, mentre è una coproduzione minoritaria italiana è Nina Roza della canadese Geneviève Dulude-de Celles, storia nel mondo dell’arte contemporanea che si sviluppa tra Canada e Bulgaria. Da menzionare due autori già premiati a Berlino come il messicano Fernando Eimbcke con Moscas – Flies e la tedesca Angela Schanelec con My Wife Cries.
Fuori gara in Berlinale Special figura la commedia avventurosa americana Good Luck. Have Fun, Don’t Die di Gore Verbinski con Sam Rockwell contro la maligna intelligenza artificiale. Atteso nella stessa sezione è Heysel 85 della romena che vive in Belgio Teodora Ana Mihai con Violet Braeckman, Matteo Simoni e Josse De Pauw, una ricostruzione della strage allo stadio di Bruxelles prima della finale di Coppa del Campioni tra Juventus e Liverpool che costò la vita a 39 persone, tra le quali 32 nostri connazionali.
Relegato in Panorama è il grande coreano Hong Sangsoo che non perde un appuntamento con la Berlinale e porta The Day She Returns, con una giovane attrice alle prese con le interviste promozionali per la pellicola che ha appena completato.
Le pagine oscure del colonialismo italiano nel Corno d’Africa sono riaperte in due opere, Black Lions – Roman Wolves del grande regista etiope Haile Gerima e in Wax & Gold dell’austriaca Ruth Beckermann. Mentre due documentari mostrano la guerra della Russia all’Ucraina: da un lato le donne violentate dai soldati russi, dall’altro gli esuli fuggiti dal regime di Putin: Traces di Alisa Kovalenko e Marysia Nikitiuk e Un hiver russe – A Russian Winter di Patric Chiha.
Nel concorso cortometraggi sarà presentato l’animazione italo-slovena Cosmonauts di Leo Černic. Altra sezione competitiva, Perspectives, introdotta l’anno scorso e dedicata alle opere di debutto. Il Forum degli indipendenti comprende anche l’italo-romeno De capul nostru – On Our Own di Tudor Cristian Jurgiu, storia di emigrazione e di legami familiari, e Lust della bulgara Ralitza Petrova, già premiata a Locarno e Sarajevo nel 2016 per Godless.
Infine l’importante la retrospettiva “Lost in the 90s” che comprende titoli dimenticati degli anni ‘90.
da Berlino, Nicola Falcinella




