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Beasts of the Southern Wild – Re della Terra Selvaggia

Dopo produzioni monumentali  e costosissime come  Lincoln e Les Misérables, il film esordio di Benh Zeitlin sembra andare controcorrente. Con attori non professionisti, un budget limitato e una piccola troupe, il giovane regista riesce ugualmente a realizzare un’opera di grande impatto visivo, potente e fantasiosa.

creatureIl titolo originale,  Beasts of the Southern Wild, ci aiuta a comprendere la prospettiva con la quale la storia ci viene proposta. Difatti le bestie, non sono solo quelle della natura, ma anche gli uomini che respingono la società civilizzata e industriale per vivere in una dimensione istintuale e brutale. In questo senso, il dionisiaco, ebrezza ed esaltazione vitale, reprime voracemente quella tendenza apollinea a tradurre il senso oscuro delle cose in una visione razionale ed equilibratrice. La distanza che separa il nostro mondo da quello originario della natura, viene livellata ed appianata in un complesso organico e totalizzante. Proprio all’inizio vediamo la piccola Hushpuppy (Quvenzhané Wallis, nominata all’Oscar come miglior attrice protagonista) sentire il battito cardiaco di tutti gli animali che le stanno attorno e l’affascinano. L’energia prima, la scintilla vitale che tutto anima e può rimanere inascoltata  laddove petroliere e raffinerie primeggiano con il loro lavorio infernale, non può celarsi a chi ne fa il suo punto di riferimento.
Selvaggio è poi il Sud degli Stati Uniti, nel delta del Missisipi, in Luisiana, dove, in un posto chiamato Bathtut, la Grande Vasca, vive Huspuppy, dal volto fiero e la chioma cespugliosa, con il padre Wink ( Dwight Henry), gran bevitore e gravemente malato.(Quvenzhané Wallis)
Se la durezza e l’asprezza con cui la bimba viene educata non la sottraggono dal sognare e desiderare l’affetto materno perduto, allo stesso modo le donano il coraggio che occorre per sopravvivere in una terra ostile, soprattutto quando un uragano è pronto a sprigionare tutta la sua potenza distruttrice e fanno la loro comparsa terribili creature preistoriche chiamate Aurochs. “Chi è l’uomo?”, urla Wink, “Io sono l’uomo!” risponde Huspuppy.

La regia non si sottrae al gioco degli opposti utilizzati in chiave narrativa. La natura matrigna e crudele emerge in una serie di inquadrature dinamiche e movimentate che si contrappongono alla rigidità con la quale viene rappresentato l’ambiente “immacolato” che ospita i sopravvissuti all’inondazione. Lo statunitense Zeitlin, dopo aver testimoniato le devastazioni dell’uragano Katrina nel cortometraggio Glory at sea, sente forte il richiamo di riproporre quella realtà in chiave mitica ed escatologica.
Basato su un opera teatrale di Lucy Alibar dal titolo Juicy and Delicious, il film oltre ad aggiudicarsi quattro nomination agli Oscar (miglior film, miglior regia, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale), ha vinto la Caméra d’or al Festival di Cannes 2012, gareggiando nella sezione Un Certain Regard ed ha ottenuto il Gran premio della giuria U.S. Dramatic al Sundance Film Festival 2012.

Jenny Rosmini

 Re della terra selvaggia

Regia: Benh Zeitlin. Soggetto: Lucy Alibar. Sceneggiatura: Lucy Alibar e Benh Zeitlin. Fotografia: Ben Richardson. Montaggio: Crockett Doob e Affonso Gonçalves. Musiche: Dan Romer e Ben Zeitlin. Interpreti: Quvenzhané Wallis, Dawight Henry, Levy Easterly, Lowell Landes, Pamela Harper. Origine: Usa, 2012. Durata: 91 min.

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