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Cinema svizzero, da Soletta a Venezia nuovi talenti

cinema-svizzero-a-venezia-2018Il 2017 è stata una buona annata per il cinema svizzero. Poco più di un mese dopo le Giornate del cinema di Soletta (che han premiato Des moutons et des hommes di Karim Sayad e Der klang der stimme di Bernard Weber), annuale appuntamento con la produzione nazionale, arriva la rassegna Cinema Svizzero a Venezia, l’unico evento italiano dedicato ai film dei nostri vicini. A Palazzo Trevisan degli Ulivi, da lunedì 5 a domenica 11, saranno proiettati 12 lavori, sei dei quali in anteprima e con la presenza di tanti ospiti.
Una panoramica ampia su una cinematografia dinamica e interessante, oltre che ricca di titoli (anche in co-produzione), ma purtroppo quasi ignorata in Italia. Mancano ancora il regista di punta e il film che richiami l’attenzione. Eppure Contro l’ordine divino di Petra Volpe, proposto martedì per l’apertura ufficiale alla presenza dell’attrice Marta Zoffoli, ha vinto tre premi al Tribeca Festival la scorsa primavera e ha tutte le carte in regola anche per una distribuzione italiana. Una commedia sociale dolceamara che ricostruisce un fatto storico e un’epoca guardando un po’ al cinema inglese, impegnato ma capace di far sorridere ed emozionare. È il 1971 nel paesino di Trogen, cantone Appenzello, cuore profondo e un po’ retrivo della Confederazione.

Contro l'ordine divino
Contro l’ordine divino

Nora è una giovane moglie con due figli maschi, vorrebbe lavorare ma il marito Hans si fa condizionare dall’opinione e dal giudizio altrui: prima teme che il paese pensi di non poter garantire alla famiglia una vita dignitosa con il suo stipendio; poi la reazione della padrona della falegnameria in cui lavora, che lo promuove ma è anche ostinata oppositrice della battaglia delle donne per il voto e per maggiori diritti. Sì, perché sono le settimane che precedono il referendum sull’estensione del diritto alla partecipazione democratica del febbraio 1972. Nora (interpretata dalla brava Marie Leuenberger) scopre, per incontri casuali e per presa di coscienza, l’impegno civile e politico che la porta a costituire un comitato locale e mettere fuori la faccia. Il resto verrà di conseguenza. La regista, che si era già fatta conoscere con il drammatico Traumland del 2013, sceglie il cast giusto, sviluppa bene tutti i personaggi intorno alla combattiva protagonista e sa raccontare con affetto persone comuni, alternando i sorrisi e i momenti commuoventi. La giornata di preapertura è dedicata agli italiani in Svizzera con doppia proiezione di documentari: Non ho l’età di Olmo Cerri alla presenza del regista e il classico, ma ancora molto illuminante, Siamo italiani (1964) di Alexander J. Seiler, Rob Gnant e June Kovach. Il primo, partendo dalle 140.000 lettere indirizzate a Gigliola Cinquetti dopo il grande successo della canzone, sceglie le storie di quattro italiani emigrati in Svizzera che scrissero dei loro sogni e delle loro preoccupazioni alla cantante veronese. Il brano è un pretesto per rileggere quell’epoca dal punto di vista di un fenomeno di costume e fare un bilancio e un confronto con l’oggi. Cerri riesce bene a rievocare il sentirsi stranieri, lo spaesamento, la scissione interiore e il non sentirsi del tutto accettati o all’altezza.

Das Kongo Tribunal
Das Kongo Tribunal

Mercoledì alle 18 sarà la volta del documentario Das Kongo Tribunal di Milo Rau, più noto come regista teatrale, che a Berlino ha allestito un finto tribunale, sulla scorta di quello internazionale dell’Aja e di quello per la riconciliazione del Sud Africa, per discutere dei crimini commessi negli ultimi due decenni in Congo. Intanto a Bukavu si svolge un vero processo e per un massacro e Rau raccoglie interviste e testimonianze. “Verità e giustizia” è la scritta che campeggia nella sala, mentre si spiega e ricostruisce quanto avviene nel grande Paese africano, dove la situazione di guerra permanente e la debolezza o connivenza del governo sono funzionali a depredarne le risorse minerarie e naturali da parte delle società internazionali nell’indifferenza dei più.
Le registe donne sono protagoniste nella rassegna veneziana organizzata da Massimiliano Maltoni come già a Soletta. Giovedì saranno presenti in sala una già affermata come Jacqueline Zünd con Almost There e l’emergente Lisa Brühlmann con Blue My Mind curioso romanzo di formazione di una quindicenne che vorrebbe essere accettata da genitori e coetanei, ma si scopre strana. Molto brava la protagonista Luna Wedler, recente Shooting Star alla Berlinale insieme, tra gli altri, a Matilde De Angelis. Venerdì Pierre-François Sauter presenterà il suo Calabria, curioso viaggio per trasportare una bara da Losanna alla Calabria di due dipendenti delle pompe funebri, uno di origine portoghese e l’altro rom della Serbia, con storie curiose da raccontarsi accomunate dalla musica. La sera l’attrice e regista ticinese di base a Londra Bindu de Stoppani porterà Cercando Camille, il suo secondo lungometraggio. In questo caso un bizzarro on the road dal Ticino alla Bosnia: una figlia (Anna Ferzetti) a disagio con il mondo cerca di recuperare brandelli di memoria del padre (Luigi Diberti), ex giornalista di guerra malato di Alzheimer, e ci si mette di mezzo un contrabbassista. Passato a Locarno, e da poco uscito nelle sale ticinesi, è il bel documentario Willkommen in der Schweiz di Sabine Gisiger che sarà presentato sabato. Decenni dopo l’affermazione dello scrittore Max Frisch, “Volevamo braccia, sono arrivati uomini”, la ricca Svizzera si pone questioni vecchie, come nel 1942 o nel 1970, accogliere o respingere, considerare gli stranieri come minacce o come esseri umani. Nell’estate e autunno 2015 centinaia di migliaia di rifugiati raggiunsero l’Europa seguendo la rotta Balcanica. Il comune di Oberwil-Lieli nel cantone Argovia, 300 milionari su duemila abitanti, votò contro l’accoglienza a dieci di loro, preferendo pagare una multa allo stato. Grazie a queste scelte e a proposte come mettere il filo spinato alle frontiere, il sindaco Andreas Glaser diventa un nome di punta del partito di destra Svp Udc. A lui la regista contrappone la giovane studentessa Johanna, figlia di agricoltori del paese, legata alle tradizioni quanto a un’idea di apertura e solidarietà. Entrambi nei discorsi si rifanno ai valori del cristianesimo, dandone interpretazioni molto distanti tra loro.

Tiere - Animali
Tiere – Animali

In serata Christine Repond presenterà il suo esordio Vakuum. Mentre prepara la festa per i 35 anni di matrimonio, Meredith scopre di essere sieropositiva e di aver contratto l’infezione dal marito Andrè. La coppia, che sembrava affiatata, va in crisi e ne sorge un dramma che la regista gestisce con fermezza e saggezza, traendo il meglio dall’interprete Barbara Auer. Un film che ricorda, in senso positivo, 45 anni di Andrew Haigh con le sue emozioni e la sua misura. In chiusura sabato, un altro classico da riscoprire, Il congresso dei pinguini (1993) di Hans-Ulrich Schlumpf che sarà presente in sala. Conclusione in bellezza Tiere – Animali di Greg Zglinski, un ottimo thriller psicologico che vede l’attrice Mona Petri impegnata in tre ruoli. Il rapporto di una coppia tra misteri e tradimenti, durante il viaggio nel Canton Vallese per il lavoro di lui, alla ricerca di piatti tradizionali, mentre la moglie è scrittrice. Una narrazione non cronologica, un meccanismo di tensione e suspense ben congegnato, una storia che tiene avvinti, senza sbavature: tutto ruota attorno a una vicina particolare e al gioco, in auto, di elencare quanti più animali con la stessa iniziale data.
Tra i bei film di Soletta, anche la commedia Flitzer di Peter Luisi, anch’essa ambientata in un villaggio, che ha per protagonista un professore che vuole allestire un museo dedicato al poeta locale. Persi al gioco i soldi assegnatigli, cerca di rifarsi organizzando un giro di scommesse approfittando di spogliarellisti che irrompono sui campi da gioco interrompendo le partite di calcio. Un film divertente, senza pretese, che non sbraca mai, un po’ sul modello di Full Monthy, con perdenti che cercano una rivalsa.
Più interessante che bello Generalstreik 1918 di Hansjurg Zumstein e Daniel von Aarburg, che unisce finzione e documentario (ma in maniera vecchiotta e didascalica) per ricostruire un momento importante e un po’ dimenticato per i lavoratori e il popolo svizzeri, la stagione che portò allo sciopero generale dell’11 novembre 1918, proprio il giorno della capitolazione di Germania e Austria. Protagonista il consigliere nazionale socialista Robert Grimm, cui si contrappone il militarista colonnello Emil Sonderegger, che negli anni ’30 diventerà leader della destra nazionalista che simpatizzava per Hitler e Mussolini.

Journal de ma tête
Journal de ma tête

Un caso a parte sono i film della serie per la televisione Ondes de choc, composta da quattro parti a partire da fatti realmente accaduti, affidate ad altrettanti registi diversi – Jean-Stéphane Bron, Frédéric Mermoud, Ursula Meier e Lionel Baier. Gli episodi sono stati presentati a Soletta e, gli ultimi due, anche alla Berlinale nella sezione Panorama. La Meier (Home e Sister), si conferma autrice di alto profilo internazionale con Journal de ma tête. Il 27 febbraio 2009 il diciottenne Benjamin (Kacey Mottet-Klein, già protagonista dei precedenti film della Meier) uccise i genitori con la pistola del padre dopo aver inviato una busta con il diario tenuto negli ultimi giorni alla professoressa di francese (un’intensa Fanny Ardant) che invitava gli studenti a scrivere i loro pensieri. Dopo l’arresto, l’insegnante stabilisce con l’allievo un rapporto che ella stessa definisce assurdo. Quanto va preso sul serio ciò che scrive un ragazzo in un diario? È soltanto un’espressione di ribellione o è sintomo di disagio profondo o la manifestazione di un’intenzione? Il film riflette sulle motivazioni e le conseguenze del gesto, la responsabilità dell’insegnante e il rapporto tra la vita e la letteratura.
Prénom: Mathieu di Baier è ambientato nell’estate 1986 per raccontare del diciassettenne Mathieu. Una notte facendo autostop fu aggredito da uno sconosciuto e sopravvisse allo stupro e alle violenze da parte di uno che aveva già ucciso cinque ragazzi in diverse zone della Svizzera. Tra poliziesco e thriller psicologico, Baier racconta, anche con tocchi visionari, il ritorno alla normalità del ragazzo, che cerca di ricordare l’aspetto del colpevole per aiutare le indagini. C’è una buona ricostruzione dell’epoca, con i mondiali di calcio e le proteste per la costruzione dell’autostrada da Berna a Losanna. I restanti episodi della miniserie sono La Vallée di Jean-Stéphane Bron e Sirius di Frédéric Mermoud.

Nicola Falcinella

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