Udine Far East 2014

Far East Film Festival Udine 2014 – 1 maggio

Festa dei lavoratori in una Udine semideserta, il FEFF però è, come da una settimana a questa parte, in grande fermento, con uno stuolo di appassionati cinefili che affollano le sale del teatro avidi di visioni; noi non siamo da meno:

FROM VEGAS TO MACAU
vegas macauQuarto capitolo ufficiale (i cloni davvero non si contano!!!) della prolifica saga God of Gamblers, prodotta e diretta da quel vecchio volpone di Wong Jing. Film di puro intrattenimento senza alte ambizioni, ma che coglie nel segno, centrando l’obiettivo che si pone: divertimento a go go. Come al solito nelle produzioni di Wong Jing tanta commedia, tanta azione, tante trovate originali e tante altre riciclate dai suoi precedenti successi (uno dei pochi autori che risulta simpaticissimo anche quando è autoreferenziale). Da evidenziare come l’evoluzione della serie segua quella del costume: i bari e i mafiosi non truccano più solo le partite di poker, ma si dedicano principalmente ad influenzare i risultati delle partite di calcio dei campionati europei. L’eterno pacioccone Chow Yun-Fat ormai si trova perfettamente a suo agio nei panni del giocatore d’azzardo dalla mano magica; anche in questo film troviamo Chapman To, presenza ricorrente in molte opere di questa edizione del FEFF, questa volta in versione macchiettistica e grottesca, che ad un certo punto si cimenta anche ad impersonare Lionel Messi.

FROM VEGAS TO MACAU di WONG Jing, Hong Kong 2014. Durata: 94′

 

ANITA’S LAST CHA-CHA
Dalle Filippine un’opera delicata e dolce, che dice molto della cultura che l’ha generata, mettendo in gioco elementi che allo sguardo di un occidentale potrebbero risultare inaccettabili, ma con tanta grazia che da indurci a sospendere il giudizio e lasciarci andare al fluire delle emozioni. La storia in sostanza racconta della tredicenne Anita che si innamora di Pilar, una ragazza più grande di lei da poco tornata al villaggio d’origine. Come già detto le tematiche principali del film rischiano di mettere in crisi lo spettatore: la prima è quella dell’affettività e dell’amore tra persone dello stesso sesso, in questo caso tra ragazze. Non è una novità per il cinema filippino, basti pensare al noto capolavoro degli anni ottanta Silip. E’ interessante vedere come l’attrazione omosessuale sia tranquillamente accettata da tutti i personaggi del film, tanto gli adulti quanto i bambini la considerano come una cosa normale di cui non scandalizzarsi. Ciò che però a noi appare inconcepibile è la differenza d’età che intercorre tra le due ragazze: una preadolescente, l’altra ormai adulta, più che trentenne. L’affetto che Anita prova per Pilar è sincero, e Pilar, pur non incoraggiandola, non cerca di stigmatizzare questo suo sentimento, così come la madre di Anita. Nella parte finale del film, in cui entrano in gioco anche problematiche molto profonde come l’aborto e il diritto alla vita, Pilar è debole si abbandona ad Anita concedendosi in un certo senso al di lei desiderio. E’ in queste sequenze che diviene ancora più evidente e concreta la diversa sensibilità che oppone la cultura filippina alla nostra: la camera ci mostra le due ragazze baciarsi, poi nude a scambiarsi coccole e carezze. Ciò che per noi è inconcepibile, altrove è socialmente tollerato e compreso. Difficilmente in occidente qualcuno potrebbe girare immagini di questo tipo senza passare poi da un tribunale. E questo ci apre anche ad una riflessione sull’importanza del rispetto reciproco nell’incontro fra culture: se esso viene meno cosa può succedere? Quali possono essere le conseguenze, quando i tabù di una società più ricca possono in qualche modo inserirsi fra le maglie culturali di una società più povera dilaniandole? Ecco forse una chiave di lettura per comprendere il triste fenomeno del turismo sessuale nel sud-est asiatico.

ANITA’S LAST CHA-CHA di Sigrd A. P. BERNARDO, Philippines  2013.  Durata: 110′

 

THE SEARCH FOR WENG WENG
Videomaker indipendente e proprietario di una enorme videoteca specializzata in cinema di genere trasho e bizzarro, l’australiano Andrew Leavold decide di partire per le filippine sulle tracce di colui che da anni incarna il suo personale oggetto di culto, Weng Weng. Di lui si sa poco: è affetto da nanismo ed è protagonista di due improbabilissimi film 007-style arrivati in occidente grazie al dvd della Mondo Macabro, così popolari sul web da essere diventati virali. Come non impazzire di fronta ad un nanetto che fa acrobazie incredibili, scazzottate, mosse di kung-fu, manda in visibilio le donne e salva il destino del mondo? Il soggetto del documentario si presenta come scanzonato e goliardico, ma col proseguire della narrazione il regista trova il modo di scendere in profondità delineando un ritratto affascinante ed empatico dell’uomo che stava dietro il personaggio di Weng Weng, attraverso i racconti del fratello e di varie figure legate al mondo del cinema di genere filippino degli anni ‘70/’80 (attori e attrici, montatori, sceneggiatori, produttori, storici). Ne esce anche singolarissima storia del cinema filippino dell’epoca, un circuito commerciale forte e prolificissimo (quasi 300 film all’anno) in cui il governo sosteneva direttamente ogni tipo di produzione, compreso un fiorente cinema di genere povero ma libero e creativo. Una vicenda che si intreccia a doppio filo con le vicende della famiglia Marcos, a cui il regista dedica una parte dell’opera mostrandoci uno spaccato impietoso della vita di Imelda Marcos; ed è proprio in questo contesto di tristissimo decadimento che un film dedicato ad un nano che fa pellicole action tocca il culmine del grottesco.

THE SEARCH FOR WENG WENG DI Andrew LEAVOLD,  Philippines 2013

 

PEE MAK
Unica opera proveniente dalla thailandia in concorso al XVI FEFF, ad indicare lo stato comatoso in cui attualmente versa questa cinematografia fino a qualche anno fa prolifica. Il film è gradevole senza ciononostante essere particolarmente significativo, una pellicola nella media dei prodotti di questo genere. Si tratta di una rilettura in chiave comico-demenziale di un famoso mito thailandese, da cui sono stati tratti più di un centinaio di film. Un soldato torna dalla guerra e trova ad aspettarlo la moglie, che però si rivela essere un fantasma; la donna infatti è morta, ma il suo amore verso il compagno è tanto che lo spirito resta ad aspettarlo. Il film diverte strappando un gran numero di risate, le atmosfere horror sono ben riuscite anche grazie ad un’ottima fotografia. Un sapore di fondo di già visto che non compromette però la buona riuscita dell’operazione.

PEE MAK DI Banjong PISANTHANAKUN – Thailand 2013.  Durata: 97′

 

THE TERROR LIVE

The Terror LiveFulmine a ciel sereno, thriller coreano che grazie a una sceneggiatura solida e a delle scelte narrative originali e anche coraggiose (tutto il film è ambientato in un’unica location) riesce a tenere sempre altissimo il livello della tensione. Si racconta la vicenda in un anchorman ex conduttore di un importante telegiornale, che, per uno scandalo di tangenti in cui è rimasto coinvolto, si ritrova a condurre un programma di approfondimento radiofonico di seconda fascia. Chiama in trasmissione un uomo che minaccia di far saltare un ponte se non verranno ascoltate le sue richieste, il conduttore non lo prende sul serio e non gli dà la parola. Dopo qualche minuto una parte del ponte salta. L’uomo richiama, dicendo che ha già piazzato altre cariche di esplosivo, che farà esplodere mettendo in pericolo la vita delle persone che sono rimaste bloccate sul ponte pericolante. Il giornalista, con grande cinismo, intende speculare sulla tragedia per ottenere nuovamente il suo posto da conduttore al tg; in men che non si dica convince l’emittente ed organizza una diretta televisiva: se gli ascolti saranno alti gli verrà concesso ciò che richiede. L’edizione speciale del tg prosegue, in costante collegamento telefonico con l’attentatore e con collegamenti in diretta con una troupe che si trova sul luogo del disastro. Le richieste dell’uomo sono semplici ma difficili da esaudire: vuole che il presidente si scusi in diretta televisiva con lui e con la nazione per un incidente occorso anni prima, durante alcune opere di ristrutturazione del ponte: il governo aveva commissionato l’intervento in fretta e furia e il mancato rispetto di alcune norme della sicurezza sul lavoro aveva causato la morte di tre operai. Il giornalista crede di avere in mano la situazione, che però di colpo precipita: l’attentatore grazie a degli abili stratagemmi inizia a condurre il gioco, mettendo così a repentaglio non solo la carriera, ma anche la stessa vita dell’anchorman. A complicare la tensione anche l’editore del telegiornale, che non ci sta a venire a patti col giornalista e cerca di mandare a monte il suo piano. Un’ora e mezza col cuore in gola.

THE TERROR LIVE di  KIM Byung-woo. South Korea 2013. Durata: 97′

 

 

da Udine Michele Orlandi

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