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Miss Peregrine

missAll’inizio va tutto bene. All’inizio c’è Jake (Asa Butterfield), normalissimo ragazzino un po’ introverso, il cui nonno muore improvvisamente in circostanze misteriose, dando così inizio alla sua grande avventura alla ricerca di quella “casa dei bambini speciali” di cui tante volte, quando era bambino, il nonno gli ha raccontato le avventure. All’inizio c’è anche Miss Peregrine (Eva Green) e ci sono i suoi “bambini speciali”, bambini dai più folli poteri magici e dalle più impensabili stranezze. All’inizio tutto va bene perché Tim Burton, in fondo, è sempre lui e seguirlo nelle sue mirabolanti fantasticherie, attraverso loop temporali e passaggi interdimensionali, bambine leggere come palloncini e bambini capaci di prevedere il futuro, è sempre esilarante. È sempre lui, proprio lui, quello che ci chiede di sospendere il giudizio, di credere alle favole dei nonni oltre il cinismo dei genitori, il Tim Burton di quel capolavoro che è Miss-Peregrine-coverBig fish e che, innegabilmente, è il suo autografo.
Ma a un certo punto le cose cominciano a non mettersi tanto bene. Né per i personaggi, né per i poveri spettatori. Perché, udite udite, arrivano i cattivi, e il film si trasforma nella brutta copia di Harry Potter, in cui poteri soprannaturali di fogge diverse si scontrano e s’intrecciano in un marasma tanto eccessivo quanto noioso. Se il bello del citato Big fish era quello di essere una metastoria, una storia sulle storie e su tutti i grandi cantastorie, su quel sottile limbo che divide realtà e sogno, immaginazione e azione, Miss Peregrine, pur partendo da un espediente analogo, è solo e soltanto un banalissimo film di mostri e mostruosità, il solito film in cui i buoni vincono sui cattivi, con l’unica differenza che, essendoci la firma di Burton, non mancano zampe (o sarebbe meglio dire forbici) alla Edward (sigh!), eccentriche pettinature asimmetriche, pallori eccessivi alla Sweeny Todd e scheletri che paiono appena usciti da La sposa cadavere.
E non basta. Perché nel corso della grande carneficina finale, degna di una battaglia all’ultimo robot firmata George Lucas, compare anche una fastidiosa e poco calzante colonna sonora elettronica, ai limiti dello psichedelico, che, se anche mai qualcuno fosse riuscito a calarsi nella vicenda e a farsi minimamente coinvolgere nelle inutili avventure del giovane Jake, non può a questo punto che cedere le armi. Il finale romantico, quantomeno, rassicura e consola gli animi più sensibili di tutte quelle ragazzine che, in assenza di un’ultima puntata della saga di Twilight, digeriscono anche questa storia d’amore tanto balzana quanto immotivata (se non dal fatto di dover pur concludere il film, in un modo o nell’altro).


Peccato, ci vien da dire, un vero peccato, perché se Burton avesse scelto di essere un po’ meno star e un po’ più regista, un po’ meno ricetta e un po’ più ricerca, non ci avrebbe di sicuro deluso. Del resto, basta confrontare i leggendari Umpa Lumpa con la più triste Alice di tutti i paesi delle meraviglie, per capire che tutto dipende dal suo umore.

Monica Cristini

Miss Peregrine

Regia: Tim Burton. Sceneggiatura: Jane Goldman. Fotografia: Bruno Delbonnel. Montaggio: Chris Lebenzon. Musiche: Michael Higham, Matthew Margeson. Interpreti: Eva Green, Asa Butterfield, Samuel L. Jackson, Ella Purnell, Chris O’Dowd, Terence Stamp, Judi Dench. Origine: Usa, 2016. Durata: 127′.

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