Cannes 2016

Palma d’Oro a Ken Loach

loach_palmaDieci anni dopo Il vento che accarezza l’erba, la Palma d’oro del Festival di Cannes va di nuovo a Ken Loach. A consegnargliela un Mel Gibson con barba, che affiancato dal presidente di giuria George Miller, premette: “40 anni fa un regista, George Miller, cambiò la vita di una generazione di attori australiani facendo Mad Max. Spero che questo premio serva a cambiare la vita a qualcuno come è successo a noi”. Non sapeva forse che il premio sarebbe andato a un cineasta che tra un mese compie 80 anni, ha già avuto questo onore e ha alle spalle le fasi migliori della sua carriera. Il suo film, I, Daniel Blake aveva emozionato per la sua genuina presa di posizione dalla parte degli esclusi, gli sfruttati e i lavoratori in generale: l’appello del protagonista al rispetto della dignità e del suo essere cittadino ha fatto presa. Non si può però nascondere che il film è schematico e racconta dinamiche che negli ultimi anni sono cambiate, Loach sa far leva sui sentimenti e sul desiderio di giustizia sociale, ma forse il suo polso della situazione non è più quello di una volta: non a caso racconta di un cinquantanovenne reduce da un infarto che non ha più la salute per trovare un posto di lavoro.

Un po’ a sorpresa anche il Gran Prix a a Juste la fin du monde di Xavier Dolan, molto commosso sul palco. Il sesto film del regista canadese ventisettenne, altra storia di relazioni familiari, non ha entusiasmato i fan dell’enfant prodige ma ha evidentemente convinto i giurati, tra i quali Valeria Golino e Arnaud Desplechin. Come miglior regista, ex equo tra il romeno Cristian Mungiu (nella foto) per Bacalaureat – Graduation e Olivier mungiuAssayas per Personal Shopper. Il primo con la sua regia solida, i suoi dilemmi morali e le scene clou è un abbonato ai premi a Cannes, il secondo ha saputo creare intorno a Kristen Stewart una rischiosa e raffinata storia di ricerca e di fantasmi con diversi momenti da ricordare.
Doppio premio, miglior sceneggiatura e miglior attore Shahab Hosseini per The Salesman dell’iraniano Asghar Farhadi. Uno dei migliori film del concorso, che conferma il talento di Farhadi dopo About Elly, Una separazione e Il passato.
A sorpresa, perché non aveva riscosso molti consensi, il premio della giuria è andato American Honey di Andrea Arnold. La regista inglese ha osato molto con un on the road di giovanissimi sulle strade d’America, seguendo una ragazza che prende in mano il suo destino, una delle tante eroine femminili del festival. Il premio di miglior attrice è andato alla brava Jaclyn Rose per Ma’ Rosa del filippino Brillante Ma Mendoza. Un riconoscimento al buon lavoro del regista, anche se non è tra i suoi lungometraggi migliori, perché tra le interpreti c’erano prove ancora più entusiasmanti: su tutte Isabelle Huppert per il dimenticato Elle di Paul Verhoeven e Sonia Braga per Aquarius della sorpresa brasiliana Kleber Mendonca Filho.
Il più grande dei dimenticati è Paterson di Jim Jarmusch che era dato tra i favoriti e non ha preso nulla. E se Jean-Pièrre Léaud, uno che non ha bisogno di presentazioni, ha ricevuto Palma d’Onore per una carriera già leggendaria, l’esordiente Houda Benyamina ha vinto la Caméra d’or per Divines, trascinante film al femminile presentato nella Quinzaine des realisateurs.

da Cannes, Nicola Falcinella

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