Natasha è una ragazza di Nairobi che la mattina si prepara ed esce dalla baracca in cui vive nel quartiere di Mathare, uno dei più poveri della capitale del Kenya, per recarsi a scuola. La segue, anzi, la pedina, la videocamera di Giuseppe Marco Albano nella sequenza iniziale di School of Life.
È il documentario su Nicolò Govoni, il giovane cremonese che ha aperto e sta aprendo scuole in diversi Paesi del mondo con la sua organizzazione Still I Rise. Un film che è diventato un caso e che nelle prossime settimane sarà proposto in diversi appuntamenti con gli studenti italiani, con la partecipazione dello stesso Govoni.
Un documentario pieno di speranza che racconta una storia unica: un ragazzo dall’adolescenza “turbolenta”, come ammette egli stesso, e bocciato due volte, che a 19 anni parte per un periodo di volontariato in India e scopre la propria vocazione. Merito anche della professoressa Fioroni che gli aveva insegnato ad avere fiducia. Nel 2018 a Samos, l’isola greca dove sbarcano i migranti, nacquero la prima scuola e l’associazione Still I Rise, il cui nome è preso dal titolo di una poesia della letterata e regista statunitense Maya Angelou (Down in the Delta del 1998).
Albano segue il giovane in Colombia, appena giunto alla ricerca di spazi adeguati per aprire la sesta scuola dell’associazione nel mondo. In parallelo ci sono i racconti delle esperienze delle attività di istruzione “gratuita e di qualità” in India e in Kenya, tra docenti e giovani studenti. Mentre i genitori e il fratello minore di Govoni lo descrivono brevemente (e il fratello è forse l’unico ad accennare a qualche passato problema relazionale) e i collaboratori, tutti giovani, integrano il quadro di questi anni di attività.
School of Life non è tanto il ritratto del protagonista, quanto del progetto, riuscendo a essere tanto coinvolgente per lo spettatore ed efficace nell’essere un resoconto utile per le raccolte fondi e le sollecitazioni a sostenere Still I Rise. Albano confeziona un film quasi all’americana, propositivo, ottimista, promozionale, forse un po’ edulcorato e parziale (si parla poco dei finanziamenti e delle difficoltà per reperirlo, si sottolinea solo che l’associazione rifiuta soldi da parte di Stati e organizzazioni internazionale e cerca invece donazioni di privati), molto incentrato sul messaggio che arriva chiaro: la scuola può cambiare la vita dei bambini e dei ragazzi che non avrebbero possibilità e chiunque può fare qualcosa. E Govoni sfrutta la capacità da influencer nell’usare i social per coinvolgere i sostenitori a partecipare e dare una mano alla causa anche nelle situazioni più problematiche.
“È stato un bellissimo progetto – ha raccontato il regista, già vincitore del David di Donatello per il corto Thriller nel 2015 e anche regista del recente Ag4in – Il quarto scudetto del Napoli, in una presentazione a margine della Festa del cinema di Roma. Sono stato coinvolto dalla produzione Groenlandia perché avevo fatto Noi ce l’abbiamo cavata, incontrando 30 anni dopo i protagonisti di Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmuller. Esisteva già il progetto di documentario, mancava solo il regista. Non conoscevo ancora Nicolò Govoni, ho scoperto la storia straordinaria di un ragazzo di 30 anni che faceva una cosa incredibile di cui non mi rendevo conto: costruiva scuole in tutto il mondo e voleva cambiare il mondo attraverso le scuole, proprio lui che è stato bocciato due volte. Nel film raccontiamo la costruzione di scuole a Nairobi e in Colombia e le storie di alcuni bambini che le frequentano. La lavorazione è durata circa due anni e mezzo, girando in Kenya, India, Colombia, Grecia e Italia, fino a presentazione al Biografilm a Bologna. Ora stiamo pensando a un seguito del documentario, sempre con lo stesso team, perché Nicolò sta continuando a cercare di fondare scuole e ci sono ancora tante storie non raccontate di tantissimi ragazzi”.
Nicola Falcinella
School of Life
Regia: Giuseppe Marco Albano. Sceneggiatura: Nicola Vicinanza. Fotografia: Giorgio Giannoccaro. Montaggio: Francesco Loffredo. Origine: Italia, 2025. Durata: 87′.




