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Tel Aviv International Student Film Festival

IMG_6090Quaranta gradi all’ombra sono un’ottima scusa per rinchiudersi nel fresco di un cinema, ma lo è ancora di più se c’è in programma la sedicesima edizione del Tel Aviv International Student Film Festival.
Nato all’inizio degli anni ottanta il TAU Festival, questo il suo soprannome, è sostanzialmente una grande esposizione di cortometraggi realizzati come tesi nelle scuole di cinema israeliane e del resto del mondo. Per una settimana, quest’anno dal 31 maggio fino al 7 giugno, la Cineteca Nazionale di Tel Aviv diventa il quartier generale del festival, dove trovano spazio tre sezioni di concorso, film europei ed internazionali seguiti da incontri con i registi, workshop con gli addetti del settore e naturalmente un sacco di feste fino a tardi.
Il clima è ovviamente giovane e informale, divanetti vintage e gazebo con sdraio da spiaggia si trovano all’ingresso della cineteca, dove tra un tavolo da ping-pong e un pianoforte è possibile incontrare Leos Carax, uno degli ospiti di questa edizione, che fuma una sigaretta attorniato da giovani fan in adorazione.

Andando nel dettaglio il festival è composto da tre sezioni di concorso, quella nazionale, dedicata ai lavori provenienti dalla scuole israeliane, quella internazionale, dedicata ai lavori prodotti nel resto del mondo e quella, forse più interessante, dedicata ai paesi mediterranei dove troviamo tra gli altri il corto italiano La Strada di Raffael.
Ovviamente la qualità dei lavori è quella di giovani cineasti che spesso si cimentano per la prima volta con la realizzazione di film, non ci si può quindi aspettare il rigore di certe produzioni internazionali dei grandi festival, ma non mancano le piacevoli sorprese, come l’israeliano Remember At’lle di Maya Sarfaty, proiettato all’interno dello show-reel dedicato ai lavori dell’Università di Tel Aviv, dove in maniera delicata ed ironica si riesce a parlare dell’Olocausto; molto intenso anche l’austriaco Red Stains, tragica lezione di vita sul La-strada-di-Raffael_Falcocoraggio delle proprie azioni; ottimo anche lo spagnolo Short Barrel, dove un improbabile epigono di Travis Bickle direttamente da Taxi Driver tenta di salvare una Betsy della Rambla.
Nella sezione Paesi del Mediterraneo, La Strada di Raffael di Alessandro Falco, un socio-documentario sul disagio della vita di un giovane scuggnizzo napoletano. Già presentato con ottimi risultati ai Pardi di Domani a Locarno, al Documenta di Madrid e al Wave Festival in Islanda, il documentario potrebbe favorevolmente impressionare anche i giudici del TAU festival.

Per quanto riguarda workshop e open lessons il TAU non si fa mancare nulla. Nell’arco della settimana sono in programma incontri con Kim Jee Won, che gli appassionati di horror coreano ricorderanno per I saw The Devil, i fratelli Dardenne, che hanno portato e discusso con il pubblico Il ragazzo con la bicicletta, come detto il regista Leos Carax con Holy Motors, di cui troverete un più esaustivo articolo nella seconda parte di questo reportage, e per finire Molly Malene Stensgard, montatrice e collaboratrice di Lars Von Trier.
Insomma un momento ricco di spunti non solo per gli studenti ma anche per i veterani del cinema e dei festival che possono scoprire in questo paese afflitto dalla sharav, caldazza, un festival giovane e fresco.

da Tel Aviv, Mattia Coletto

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