Venezia 76: Ad astra e Seberg, due film sulla solitudine

Cosa hanno in comune Ad Astra e Seberg? Apparentemente nulla perché i temi dei film sono molto diversi, passiamo dalla fantascienza a un biopic sulla vita di una famosa attrice, ma a ben vedere sono due lavori che ci raccontano di solitudine e di ricerca di se stessi.
imageAd Astra è un viaggio nello spazio: la terra sta subendo degli attacchi elettrici che provocano morti in tutto il mondo, bisogna capire come risolvere questo problema. L’astronauta Roy McBride (Brad Pitt) viaggia fino ai limiti del sistema solare per cercare di capire se suo padre (Tommy Lee Jones) è ancora vivo e se è proprio lui che sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza sulla Terra. Il padre era partito vent’anni prima per cercare su Nettuno segnali di vita extraterrestre, ed era stato dato per morto dopo pochi anni anni. Il regista James Gray si inserisce nella fantascienza che cerca più il lato umano che i misteri dello spazio, quella che in questi ultimi anni ha visto un rinascimento autoriale con film come Interstellar di Nolan, Arrival e Blade Runner 2049 di Villeneuve, High Life di Claire Denis, film che più o meno tutti hanno cercato di esplorare le vite degli esseri umani nei territori più inesplorati. Anche Gray perciò realizza un film su di noi, soli nel nostro mondo e soli nell’universo. Il viaggio di Roy infatti sarà esattamente come quello del padre, una fuga dalla vita sulla terra, dalla sua solitudine che solo lo spazio può accogliere. Il film è un po’ incostante e si capisce fin da subito dove vuole arrivare, ci sono però cose interessanti come le scene da “western nello spazio” e la realistica rappresentazione dello stesso spazio. Si può anche dire che Gray ha ripreso e continuato lo stesso concetto del precedente Civiltà Perduta: esplorare luoghi sconosciuti è un po’ un modo di esplorare se stessi, ma nel complesso in maniera più deludente rispetto al precedente. Il film uscirà in sala il 26 settembre per 20th Century Fox e merita comunque di essere visto.
sebergSeberg è invece il biopic atteso da tempo sulla vita di Jean Seberg, interpretato da Kristen Stewart. Il film racconta la vita della Seberg tra il 1968 e 1971, quando l’attrice americana fa ritorno negli States per girare e presentare i film che ne decreteranno il riconoscimento da star di Hollywood, proprio in quegli anni l’attrice inizia ad essere osservata da agenti dell’Fbi dopo aver fatto diverse donazioni a gruppi antagonisti come le Black Panthers. Non vediamo nulla dei set ma la seguiamo la Seberg nella vita privata e nelle frequentazioni con gli attivisti, osserviamo perciò il suo tentativo di fare politica che in verità spesso si riduce a staccare assegni. La posizione della Seberg sarà ancora più sospetta per la relazione con l’attivista nero Hakim Jamal e questo porterà l’Fbi a pedinamenti, intercettazioni e addirittura a confezionare notizie false per cercare di sminuirne l’immagine agli occhi dell’opinione pubblica. Il film è una produzione Amazon ed il secondo lungometraggio di finzione di Benedict Andrews, si tratta di un film molto classico nella narrazione; la politica e l’America nixoniana degli anni ’70 rimangono sullo sfondo della vita dell’attrice che è il vero cuore del film. L’invasiva campagna di controllo dell’Fbi porterà anche a un deterioramento della sua salute mentale e a conseguenze importanti sulla sua vita. Kirsten Stewart è il film, è davvero straordinaria, mimetica fisicamente ma soprattutto emotivamente, riesce infatti in modo eccelso a restituire tutte le sofferenze dell’attrice americana, la sua solitudine e la sua ricerca di se stessa.

da Venezia Claudio Casazza

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