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Chi è senza colpa

chi è senza locaSe oggi un aereo di Alitalia cadesse da qualche parte nel mondo, domani con che compagnia viaggereste? Naturalmente con Alitalia, perché le statistiche rendono praticamente impossibile lo schianto di due velivoli appartenenti alla medesima società. E se foste dei pericolosi boss della mafia, che devono far confluire tutto il denaro sporco in un determinato punto di raccolta, quale locale scegliereste? Uno che ha subito una recente rapina oppure uno spazio dove da anni non succede nulla di riprovevole? Ecco, è un po’ lo stesso ragionamento che fa quel simpatico ciccione di Marv (James Gandolfini) quando pensa di organizzare una finta rapina ai danni di se stesso per rendere il proprio bar il più sicuro dell’intera Brooklyn. Il piano è d’altronde perfetto: scegliere dei complici poco intelligenti su cui far ricadere la colpa, arraffare il malloppo e scappare con quella zitellona della sorella in Europa. Peccato che le cose non vadano come dovrebbero…

Chi è senza colpa non è però soltanto la storia di una rapina, o dell’organizzazione di una frode, ma un racconto corale che intreccia le vicende di emarginati da suburra, poveracci e disgraziati costretti a vivere alla giornata, a elemosinare quattrini dal malavitoso di turno o a sporcarsi le mani decretando inconsapevolmente la propria condanna fisica e morale. È grazie alla bravura registica del belga Michael R. Roskam che questa Brooklyn di pezzenti e mortaccioni, pitocchi e lavoratori senza speranza, freme di energia e bellezza, dolore e (forse) redenzione. Accanto alla storia di Marv, compare presto quella del suo dipendente Bob (Tom Hardy), un ragazzotto dalla faccia garbata che frequenta la parrocchia di quartiere senza mai prendere l’eucarestia, accetta di smazzare soldi sporchi o gettare un braccio amputato nella baia soltanto perché è suo dovere di bravo cittadino: camminare a testa chi è senza2china, farsi gli affaracci propri, rispettare chi sta in alto ed evitare di procurare problemi a chi sta in basso. No, lui non è un delinquente, non è come tutti gli altri. Tiene sempre a precisarlo, il buon Bob, soprattutto quando recupera dal bidone dell’immondizia un cucciolo di cane bastonato, prendendosene amorevolmente cura insieme alla vicina Nadia (Noomi Rapace). Non che la Rapace sia messa molto meglio di lui, perché nasconde un passato fatto di depressione e violenza, automutilazione e abusi domestici. Il clou lo si raggiunge comunque quando riappare un certo Eric Deeds (Matthias Schoenaerts, protagonista del film precedente di Roskam, Bullhead) che si dice abbia trascorsi manicomiali e vanti dalla sua almeno un raccapricciante omicidio. Deeds era stato sentimentalmente legato alla Rapace, detesta i cani e li pesta a sangue per il piacere di farli soffrire, e guarda caso comincia a perseguitare l’ignaro Bob chiedendogli un sacco di soldi.

chi è senza 1Sembrano tante storielle sparpagliate, fatte di odio, sporcizia e qualche grammo di presunta onestà, frammenti e immagini di periferia che non condividono nulla tra loro se non l’ambientazione. Invece no, soprattutto considerando che il soggetto è stato elaborato da un racconto di Dennis Lehane. Vi dice nulla questo nome? Come no, spremetevi le meningi e ragionate un po’. Gone Baby Gone (2007) di Ben Affleck. Shutter Island (2009) di Martin Scorsese. Mystic River (2003) di Clint Eastwood. Tutta farina del suo sacco. Lehane è uno di quei romanzieri da cinema, tipo Cormac McCarthy, con la differenza che se quest’ultimo si è fatto cantore del confine, del profondo sud, dell’epopea, Lehane preferisce concentrarsi sulle miserie tutte europee del New England, con i suoi boroughs dimenticati, i docks e i casermoni rivestiti di mattonelle rosse e marroni. Chi è senza colpa ricorda un po’ le atmosfere caliginose di God’s Pocket, recentemente recensito sulle pagine di questa rivista, stessa cultura da bar, medesima fotografia, identiche facce da sgherri, mascalzoni e canaglie. Lì c’era forse più riflessione, più “crepuscolo degli ideali”, più italianità. Qui è la sceneggiatura a farla da padrona, a dettare il ritmo delle danze, a saldare tutto ciò che all’inizio pare quasi azzardato. Il risultato è un affresco truculento ma visionario di un’umanità caparbiamente avviata al tramonto, dove lo sparo di una pistola si trasforma in una benedizione, e se un bagagliaio resta aperto è soltanto perché qualcuno ci finirà dentro. Meglio se morto.

Marco Marchetti

Chi è senza colpa

Titolo originale: The Drop. Regia: Michael R. Roskam. Soggetto e sceneggiatura: Dennis Lehane. Fotografia: Nicolas Karakatsanis. Montaggio: Christopher Tellefsen. Musica: Marco Beltrami, Raf Keunen. Interpreti: Tom Hardy, James Gandolfini, Matthias Schoenearts, Noomi Rapace. Origine: USA, 2014. Durata: 106′.

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