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Child 44 – Il bambino numero 44

child locaFilm complesso, questo dello svedese Daniel Espinosa (a lui si ascrive un Safe House – Nessuno è al sicuro, del 2012), che smonta il meccanismo della Storia per farne qualcosa di diverso da sé, perfettamente coerente con il periodo e tragicamente aderente ai suoi personaggi. Non è importante sapere che il mostro di Rostov si chiamava Andrej Čikatilo, e che uccise oltre cinquanta persone a partire dagli anni settanta prima di essere giustiziato con un colpo alla nuca. E non è importante sapere che quel giovane soldato, passato alla storia per aver coronato il Reichstag con la bandiera dell’URSS, non si chiamava Leo Demidov, e non era forse nemmeno figlio delle grandi carestie che funestarono la Russia una quandicina d’anni prima. Espinosa parte sì da tutto questo, gli omicidi di bambini, stuprati e mutilati, assassinati nel modo peggiore, per strangolamento o annegamento, ma in realtà fa retrocedere il racconto all’ultimo stalinismo. È una scusa per mostrare un periodo storico che oggi studiamo soltanto sui libri, con tutte le asettiche limitazioni che le statistiche ci impongono. Cosa significa parlare dello stalinismo attraverso i numeri o qualche sbiadita fotografia in bianco e nero? Assolutamente nulla.
Per questo Espinosa adatta al grande schermo l’omonimo romanzo di Tom Rob Smith (2008), ambientato nella Russia del dopoguerra tra Mosca e Rostov. Demidov (Tom Hardy) ha fatto strada nell’MGB, organo di sicurezza alle dipendenze del famigerato maresciallo Berija e antesignano del KBG, è sposato con una bella donna di nome Raisa (Noomi Rapace) e si guadagna la pagnotta arrestando i traditori della patria. La moglie non lo ama, ma lo ha sposato perché a un pezzo grosso dell’MGB non si può dire di no. Siamo in piena Guerra Fredda: tutti controllano tutti, diffidando degli amici, denunciando il child1vicino per un semplice sospetto o finendo nella sala delle torture soltanto per aver detto qualcosa che in verità non si pensa affatto. Quando Demidov si rifiuta di incriminare la moglie, ecco che scatta il diabolico meccanismo: la burocrazia si ritorce contro l’eroe di guerra, il perfido Leviatano sovietico punisce i propri figli per aver tradito gli ideali. Così Demidov e consorte vengono spediti nell’industriale, fumosa Volsk, e controllati a vista da un tetragono generale (Gary Oldman) mentre a Mosca il cinico Vasili (Joel Kinnaman) occupa ruolo e appartamento di Demidov. L’uomo però non demorde, e rischiando tutto, anche la propria vita, continua a sfidare le gerarchie della polizia che tentano di insabbiare il caso dei quarantaquattro bambini ritrovati morti lungo i binari delle ferrovie. Non ci sono omicidi in paradiso, gli alti papaveri della sicurezza di Stato sono molto chiari in proposito: il delitto è una degenerazione del capitalismo che in un paese comunista non può essere concepita.
Child 44 non è un film biografico, né la storia romanzata di uno dei più celebri e feroci serial killer della modernità (per quello si rimanda al più fedele Evilenko, 2004, di David Grieco, con Malcolm McDowell nella parte di Čikatilo), quanto una libera interpretazione delle vicende, una riscrittura a cavallo tra spy story, conte politique e dramma esistenziale. L’interrogativo di fondo potrebbe essere: qual è la differenza tra chi uccide indossando child2eroicamente la divisa, e chi invece uccide per motivi privati, per il proprio piacere, per il capriccio di ubbidire a un’infamante malattia psichiatrica? Sia Demidov che l’assassino sono figli del loro tempo, entrambi testimoni di una madrepatria che divora i propri bambini, nascondendone i cadaveri, lavando le proprie colpe nel sangue del comunismo, fingendo che nulla sia accaduto per davvero. Ed entrambi si identificano con il carnefice, chi inquisendo le sue vittime in nome della sicurezza, chi mutilando le proprie per godimento sessuale. Demidov è stato più fortunato: il caso l’ha scelto per issare la falce e il martello sulle ceneri fumanti del Reichstag, il fato l’ha trasformato in un ispettore modello, dedito al sacrificio e alla gloria. L’omicida è invece finito in una fabbrica, a coltivare le proprie aberrazioni lontano dai riflettori, dal luccicore delle medaglie e dallo sguardo vigile di Stalin, il cui ritratto è appeso come un padre autoritario in ogni stanza del potere.
Se la prima parte del film verte sulle competizioni interne all’MGB, sulla crisi di un matrimonio contratto per la paura, sull’esilio e il declassamento di chi osa dissentire, la seconda si sposta invece sulla lotta primitiva tra poliziotto e assassino, cacciatore e preda, in un mondo dove le regole sociali rischiano costantemente di sgretolarsi per lasciare spazio alla brutalità della natura, ai suoi cicli spietati, al conflitto per la sopravvivenza. In fin dei conti è questo il socialismo: una continua battaglia in cui qualcuno tenta di mostrarsi più uguale di qualcun altro.

Marco Marchetti

Child 44 – Il bambino numero 44

Regia: Daniel Espinosa. Soggetto: Tom Rob Smith. Sceneggiatura: Richard Price. Fotografia: Oliver Wood. Montaggio: Dylan Tichenor. Musica: Jon Ekstrand. Interpreti: Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman, Vincent Cassel. Origine: USA/UK/Romania/Repubblica Ceca, 2015. Durata: 137′.

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