Elisa di Leonardo di Costanzo è una sorta di prosecuzione del precedente Ariaferma ed è stato presentato in concorso. Una storia di colpa ed espiazione liberamente ispirata al saggio Io volevo ucciderla dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali e ambientata nell’immaginaria struttura penale di Moncaldo, nella Svizzera francese. I detenuti vivono in piccoli edifici nel bosco, sebbene tutt’intorno corra una rete con il filo spinato: vicino a quel limite cammina la protagonista nelle prime inquadrature. Dieci anni prima Elisa ha ucciso e bruciato la sorella maggiore Katia e da allora non ricorda nulla di quanto successo. La donna accetta però di incontrare il criminologo Alaoui che compie una ricerca con l’intento di comprendere le ragioni dei colpevoli per alleviare il peso delle vittime. Un obiettivo non facile, né da raggiungere né da spiegare, tanto che in una conferenza l’uomo è contestato da Laura (Valeria Golino) seduta tra il pubblico. Il professionista non demorde e, pur consapevole
della difficoltà del proposito, inizia le sedute con la detenuta, cercando di aiutarla a ricomporre i ricordi e quindi a risalire alle ragioni di un gesto inspiegabile. Elisa (che ha lo sguardo che spesso si perde nel vuoto della brava Barbara Ronchi che recita in francese) è una persona comune precipitata nell’abisso, senza particolari motivi di rancore verso l’uccisa, se non un generico sentimento di rabbia.
Come nei precedenti L’intervallo, L’intrusa e Ariaferma, Di Costanzo sceglie di nuovo una situazione circoscritta e delimitata dalla quale i personaggi non possono sfuggire, ma stavolta ribalta la situazione, andando a esplorare la colpa quasi dall’interno. Regista e sceneggiatore (con Valia Santella e Bruno Oliviero), utilizza brevi flash-back per ricostruire un passato dal quale è rimasto soltanto il padre, ostinato e affettuoso nel fare visite regolari alla reclusa e donarle dei libri. La vicenda è sviscerata con cura, mentre Elisa va in crisi e la corazza che si è costruita si sgretola mentre i ricordi affiorano, ponendo in evidenza i dilemmi morali e un peso dal quale è impossibile liberarsi. Formalmente, il film è strutturato su dialoghi tesi, senza esagerare con le parole, diretto in maniera rigorosa e curata (la fotografia è di Luca Bigazzi), tenendo il registro di un realismo asciutto che tende appena all’astrazione, per lasciare fuori ogni considerazione sociologica e concentrarsi solo sulla protagonista e sull’approccio di Alaoui (il sempre efficace attore francese Roschdy Zem), che chiede con rispetto, dà fiducia e ascolta. Anche lo spettatore è chiamato ad ascoltare e a guardare, a non aspettarsi risposte preconfezionate o giudizi facili e neppure un impatto emotivo immediato. La pellicola scalda a fuoco lento e porta chi osserva anche a guardarsi dentro e a riflettere a posteriori, non potendo davvero identificarsi con i personaggi sullo schermo.
Nicola Falcinella
Elisa
Regia: Leonardo Di Costanzo. Sceneggiatura: Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella. Fotografia: Luca Bigazzi. Montaggio: Carlotta Cristiani. Musiche: Giorgio Matteo Aki Oliviero. Interpreti: Barbara Ronchi, Roschdy Zem, Diego Ribon, Valeria Golino, Giorgio Montanini, Hippolyte Girardot, Monica Codena. Origine: Italia/Svizzera, 2025. Durata: 107′.




