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A caccia dell’Orso: Cinequanon alla Berlinale 74

Un discreto film d’apertura per la 74° Berlinale. È l’irlandese Small Things Like These diretto dal belga Tim Mielants e tratto dal romanzo di Claire Keegan.
Siamo nelle settimane che precedono il Natale del 1985 in una cittadina irlandese. Bill Furlong (Cillian Murphy) possiede una rivendita di carbone e combustibili, va in giro con un furgone a consegnare sacchi di carbone. È un uomo di poche parole, marito e padre devoto: a casa lo aspettano la moglie Eileen (Eileen Walsh) con le cinque figlie tutte femmine. Un giorno lo turba l’incontro casuale con un ragazzino figlio di un conoscente alcolizzato. È freddo, piove, c’è neve, il cielo è sempre plumbeo e Bill è impegnato a fornire i clienti per il riscaldamento. Tra questi c’è il convento delle Magdalene, dove comincia a notare cose strane, ragazze quasi schiavizzata e una rinchiusa nel deposito del carbone. Questi avvenimenti gli fanno tornare alla mente momenti dell’infanzia, come l’unico regalo di Natale che ricorda e che lo deluse: si aspettava di ricevere il libro “David Copperfield” e ricevette una borsa per l’acqua calda. E ancora la morte della madre e altri piccoli fatti che solo a distanza di trent’anni riesce a riordinare. Intanto neanche più la suora superiora (Emily Watson) riesce a nascondere i segreti del convento. Una pellicola che fa il paio con Magdalene (Magdalene’s Sister) di Peter Mullan che vinse il Leone d’oro a Venezia nel 2002, anche se questa è meno diretta e muscolare e più d’atmosfere. Un film fatto anche di dettagli, come l’insistenza sul lavaggio delle mani da parte del protagonista, a rimuovere tutti i residui di polvere nera e pure fare una pulizia più profonda. Murphy è come sempre molto bravo nell’incarnare un uomo dedito ai suoi doveri che si trova a prendere l’iniziativa e a interpretare fino in fondo lo spirito del Natale.

Un inizio promettente (non sempre i film scelti per le aperture dei grandi festival si dimostrano all’altezza) mentre oggi si entra nel vivo della manifestazione con tre film in gara per gli Orsi. In evidenza My Favourite Cake degli iraniani Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, in competizione a Berlino con Ballad of a White Cow nel 2021. Ancora una volta il regime di Teheran ha ritirato il passaporto a registi invitati ai festival e non gli permette a Moghaddam e Sanaeeha di presenziare. Completano il programma A Different Man di Aaron Schimberg e Cocina del messicano Alonso Ruizpalacios, già a Berlino con Museo.

da Berlino, Nicola Falcinella

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