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Berlinale 74: Redaktsiya

Se c’è una cosa che distingue l’Ucraina dalla Russia è il suo rapporto con il potere, da sempre c’è una tradizione di “orizzontalità” molto diversa dalla verticalità che contraddistingue la Russia. Con queste parole inizia Ciné Ukraine, un saggio francese sul recente cinema ucraino, testo che ben si inserisce nello scrivere di questo film grottesco che ha aperto la sezione di Forum di questa Berlinale.

Siamo a Kherson: periferia selvaggia e teatro centrale della guerra oltre che regione natale di Bondarchuk. La storia segue Yura, un giovane biologo che conduce una tranquilla vita di provincia vivendo ancora a casa con sua madre e lavorando al Museo di Storia Naturale. Alla ricerca della marmotta, una creatura ritenuta estinta nella steppa dell’Ucraina meridionale, Yura è testimone di un incendio doloso. Nel tentativo di attirare l’attenzione del pubblico sull’ingiustizia e per far luce su un amico scomparso, finisce inaspettatamente su un sito di informazione locale, un giornale sensazionalista che lo porta a contatto con gli assurdi intrecci di una rete politico-giornalistica che nessuno è veramente interessato a svelare. La sua storia si inserisce in un racconto sul marciume del potere, corrotto e falsificato fino all’eccesso più totale: politici morti vengono tenuti in vita per vincere le elezioni, finti gasdotti vengono inaugurati solo per le telecamere, donne vengono incatenate dai potenti della zona, i volontari ucraini che cercano di difendersi dai russi non fanno più notizia, il falso prende il sopravvento su tutto e il giornalismo non esiste ovviamente più, tutto è fake o deepfake in una farsa senza fine.

Il secondo lungometraggio di Roman Bondarchuk, regista di Volcano del 2018, diventa così una piacevole satira politica e mediatica con sfumature di fantascienza: bizzarra, ridicola e sovversiva, e ovviamente autocritica con il Potere. Il regista ucraino non risparmia neanche Zelenznki in un finale post guerra con la Russia che è grottesco ma anche inquietante, c’è pure Boris Johnson di nuovo premier inglese e Bono Vox che fa da paciere.
Redaktsiya è stato girato poco prima dell’invasione russa e completato nel bel mezzo della guerra, quasi senza alcun riferimento diretto ai combattimenti e tuttavia di grande attualità, è un film che ha qualche lungaggine di troppo e non centra bene il bersaglio con una storia d’amore un po’ tirata e con una deriva mistica senza un vero perché, ma sicuramente ha il pregio di catturare la fragile umanità che è in gioco oggi in Ucraina, e lo smascheramento di un Potere farsesco.
Il nostro protagonista Yura è ovviamente Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, romanzo che viene citato spesso nel film. Bondarchuk con questa metafora ci vuole ovviamente dire che anche se siamo in un mondo in fiamme bisogna sempre inseguire i propri sogni, ascoltare le proprie emozioni perché, anche durante una guerra, la diversità è una ricchezza che ognuno di noi dovrebbe accogliere anche quando non viene capita, anche quando sembra contare solo il denaro o la propaganda esiste un sentimento di libertà che è dentro ognuno di noi, uomo o animale, giovane ucraino o marmotta che sia.

da Berlino, Claudio Casazza

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