Locarno68: conversazione con Michael Cimino

Michael Cimino - Pardo d'onore SwisscomLunedì 10. É la giornata di Michael Cimino al festival ticinese, arrivato a Locarno per ricevere il Pardo alla carriera. Quella che segue é in sostanza la cronaca dell’incontro con il pubblico.

Michael Cimino: Non chiedetemi di parlarvi di me, perché non saprei cosa raccontarvi. Chiedetemi delle esperienze, piuttosto, perché è nell’esperienza intesa come vissuto, che possiamo trovare la verità. 
Non ho studiato per diventare ciò che sono e in tutta sincerità non ho idea di come io sia arrivato qui a Locarno; mi sento come se mi avesse colpito un asteroide e mi fossi risvegliato qui.
Allora… domande? E non fate i timidi, perché se sono qui dovrò pur dire qualcosa… Cosa volete che faccia? Volete che mi metta a cantare? OK.
I love you baby and if it’s quite all right I need you baby, to warm my lonely night, I love you baby…
Guardate che posso anche andare avanti…

Questo – battuta più, battuta meno – il discorso di ingresso del settantaseienne regista newyorkese, autore tra gli altri de Il cacciatore, I cancelli del cielo, Il siciliano. Cimino appare sorridente, entusiasta e felice, felice oltre ogni immaginazione.

MC: Se sono qui è per condividere qualcosa con voi, quindi apritevi, non abbiate paura. Noi siamo una famiglia. É ora che questa cosa si sappia! La parola “Famiglia” ha più di un significato e per come la intendo io noi tutti, noi appassionati di cinema, noi che viviamo per vivere, noi che amiamo l’arte, noi che oggi siamo qui, insieme, siamo una famiglia.
Siamo legati da qualcosa che va oltre il legame che può esserci tra fratelli, perché quello è un tipo di relazione che non si sceglie; la famiglia che conosciamo nel senso più stretto ci viene consegnata dalla natura e dal caso, ma noi… noi ci siamo scelti! Ed è una cosa meravigliosa!

Tra gli applausi e la commozione, arriva la prima standing ovation. Lo show, però, è appena cominciato. Le domande cominciano a farsi numerose; una tira l’altra e Micheal non si stanca di fare amicizia con chiunque gli rivolga la parola.

MC: Tu! Dategli un microfono, dai! Come ti chiami? 
Umberto? Oh, what a great italian name! Um – ber – to! Bello! Tell me Umberto!

Umberto prosegue con la sua domanda e alla sua ne seguiranno molte altre.
Micheal canta, dà lezioni di vita e si lascia andare a improvvise e naturali manifestazioni d’affetto, come se fossimo davvero una grande famiglia. Si alza e abbraccia una donna per almeno un minuto, scherza con ognuno di noi, ci chiede chi siamo, da dove veniamo, che sogni abbiamo, perché siamo qui e cosa ci ha portato ad essere ciò che siamo.
C’è chi, tra noi, si presenta con un timido Mi scusi Mr. Cimino… ma Micheal interviene prontamente sottolineando che lui si chiama Micheal e che Mr. Cimino era suo padre. Mr. Cimino was my father, but you can call me Junior.
É così che Cimino Junior ci racconta di una vita dedicata al cinema, con un lungo discorso sulla vita in genere e su come, secondo lui, debba essere vissuta.

ciminoMC: Cerchiamo novità, tutti cercano la novità, quindi non copiate, non cercate di rifarvi a prodotti pre-esistenti. Siate originali nella vita, trovate il vostro punto di forza e sentitevi vivi. Nulla è impossibile. 
Non sapete scrivere una sceneggiatura? Scrivete una poesia! Non sapete scrivere una poesia? Scrivete una canzone! Non sapete scrivere una canzone? Cantatela! E non arrendetevi mai! Continuate a scrivere, continuate ad amare il cinema, continuate a credere in voi e nel mondo! Qualsiasi cosa stiate facendo, continuate! Chi si ferma è perduto! Guardate me! Io non mi fermo e anche Sam - riferendosi a Peckinpah – la pensava così! Lui voleva l’originalità, voleva vivere, voleva fare qualcosa che il cinema non avesse mai visto e ce l’ha fatta! É stato tragico perdere una personalità come Sam, ma se siamo qui a parlare di lui un motivo ci sarà.
Non sentitevi giudicati, da nessuno! Pensate che ci sia bisogno di dimostrare chi siete a chi è là fuori? Credete che sia giusto abbattervi per una recensione distruttiva? No! Dovete continuare! Tutti vengono criticati, ma se vi buttate a terra non sarete mai chi sognate di diventare. Pensate che Pavarotti dovesse dimostrare qualcosa? Chi lo pensa alzi la mano! E pensate che non abbia mai ricevuto critiche agli esordi? Dai, cerchiamo d’essere realisti! Io sono come voi, né più né meno. Mi sono solo trovato nel posto giusto al momento giusto.
Sapete come è iniziato tutto? Con una frase del genere: “Ok Micheal, devi scrivere la sceneggiatura e se lui l’accetta, beh, ne verrà fuori un film”. Io non avevo studiato sceneggiatura, non come il mio amico Quentin, così risposi “ma io non so come fare” e sapete cosa mi sentii rispondere? “Beh, allora è il caso che impari in fretta”.
Sognate e abbiate il coraggio di farlo sempre. Vi voglio bene!

da Locarno, Mattia Serrago

 

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