Disobedience

disobedience-1I tabù hanno cessato di esistere nella nostra società. O no? È certo che il significato della disobbedienza esista soltanto se inserito in un contesto di contrasto. Per questa ragione di base Disobedience racconta di trasgressione, di convenzione e di libero arbitrio in una comunità ebraica ortodossa nel Nord di Londra. Se dovessimo descrivere quest’ultima fatica di Sebastián Lelio (autore del film premio Oscar Una donna fantastica) diremmo che è un lavoro riservato, dalla palette tenue. Gli occhi sono subito immersi in un contesto contenuto.
Le premesse della storia sono forse piuttosto scontate. L’emancipata Ronit (Rachel Weisz), fotografa di successo e newyorkese di adozione, rientra in Inghilterra per i funerali del padre: il Rav Krushka (Anton Lesser), una figura religiosa molto stimata dalla comunità. Ronit torna nella casa che ha preferito dimenticarla, fa un passo indietro nel passato e non con poco imbarazzo. Gestisce con fatica la morte del padre, rimettendo in luce alcune ferite mai rimarginate. I salotti sono pieni di occhi curiosi e di disapprovazione, l’hanno vista scappare dalla soffocante rigidità del padre. Solo Dovid disobedience_still_5_1433x750(Alessandro Nivola) e Esti (Rachel McAdams), rispettivamente cugino e amica d’infanzia, sembrano esserle silenziosi alleati. Esti è una donna devota al marito e alla religione, e Dovid l’allievo preferito del Rabbi e suo successore in Sinagoga. Benché Esti e Dovid siano alla ricerca di un figlio, l’inaspettato rientro di Ronit scuote il loro presente, mettendo in crisi il loro matrimonio e il loro profilo sociale. Nella loro casa si riaccende una complessa storia d’amore a tre, fino ad un’inaspettata esplosione di erotismo saffico tra Ronit e Esti. Le due ragazze sono intelligenti, determinate, seppur molto distanti nello stile di vita: il loro bacio crea connessione tra due mondi opposti, quello dell’emancipazione e quello di devozione e fede. Due stili di vita agli estremi, entrambi causati dello stesso tipo di pressione sociale.
Il peso della musica è ben distribuito e in crescendo, dal mondo moderno al mondo dei sentimenti fino a quello della fede. Tre livelli uditivi sono ben distinguibili, ma il finale narrativo tradisce il temibile dispotismo religioso sulla storia dell’uomo.
Il ritorno di fiamma su un terreno tanto religiosamente rigido mette a dura prova ogni sentimento sincero, ma nel film si risolve in maniera tutt’altro che tirannica, anche se con compromesso.

Disobedience è un vero evento di stima in un sistema di rigide e retrograde regole di comunità. Romanticismo, attrazione sessuale ma anticonformismo: è sempre possibile determinare la propria storia ascoltandosi profondamente, liberando il proprio desiderio esistenziale dal peso delle aspettative.
Il film, tratto dall’omonimo best seller di Naomi Alderman.

Giulia Peruzzotti

Disobedience 

Regia: Sebastián Lelio. Sceneggiatura: Rebecca Lenkiewicz, Sebastián Lelio. Fotografia: Danny Cohen. Montaggio: Nathan Nugent. Musiche: Matthew Herbert. Interpreti: Anton Lesser, Rachel Weisz, Alessandro Nivola, Rachel McAdams. Origine: UK/Irlanda/Usa, 2018. Durata: 114′.

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