Speciale A Blast

Tragedia greca

Meglio sgombrare il campo subito da facili interpretazioni socio-politiche: A Blast di Syllas Tzoumerkas, opera seconda dopo Terra madre, non è un film a-blast1sulla crisi greca, ma un film che racconta una famiglia nel contesto più ampio di un paese in ginocchio (espressione che si presta a diverse interpretazioni). E’ bene chiarirlo, perché pare che le regie firmate dalla nuova avanguardia di cineasti ellenici debbano necessariamente diventare analogia del disfacimento. Un esempio su tutti Miss Violence di Alexandros Arvanas, Leone d’Argento a Venezia un paio di anni fa, altro ritratto familiare, ma ben più macabro. Certamente c’era della programmaticità in quel film, che tradiva la volontà (repressa) di costruire una tesi. A Blast invece è quanto di più lontano da un film a tesi, nonostante non manchino chiare metafore a rappresentazione del presente. E’ certo che la bionda protagonista Maria (una elettrica Aggeliki Papoulia, già apprezzata in Kynodontas) – madre di tre figli e sposata con un marinaio che vede poco, coinvolta nel fallimento del negozio di famiglia gestito dalla madre paralitica e dal padre smidollato, con una sorella che ci sta poco con la testa e che sposa un poco di buono fascista -, potrebbe tranquillamente abitare in Veneto. Ma il punto è che siamo nella Grecia della bancarotta, del finto braccio di ferro con l’Europa, delle elezioni farsa, delle dimissioni ridicole dei suoi rappresentanti, delle bugie taciute, del malcontento popolare e delle voci populiste degli estremisti di Alba Dorata. Qualcosa vorrà pur dire. Anche perché il nocciolo della questione per Tzoumerkas è lo scollamento tra generazioni, anzi nella faglia che si è aperta tra giovani e genitori (in senso lato, chi avrebbe dovuto garantire, vigilare, ecc.).
Maria, che non è semplice come la sorella, ma dotata di acuta intelligenza, dopo aver sognato di prendere per le corna il toro e vivere con l’acceleratore schiacciato a palla, “aggredendo” la vita sugli entusiasmi giovanili (il sesso sfrenato, l’amore senza compromessi, i figli, la possibile eredità di una casa, ablast2come atto dovuto), comprende immediatamente quale sia la portata del cambiamento in atto. Nel debito accumulato dalla madre, e taciuto colpevolmente, identifica l’inizio di un processo irreversibile, i margini di una gabbia che condurrà tutta la famiglia alla sudditanza. Inutile aggiungere altro, tanto palese è la lettura: il dettaglio sta per il tutto. Ma nel piccolo la soluzione potrebbe arrivare attraverso una scelta estrema.
Il regista traccia così il percorso di Maria mescolando passato e presente, fino alla definizione dei motivi della tragedia familiare e dell’imprevedibile epilogo. Libero nei raccordi di montaggio, senza troppo preoccuparsi della linearità, il racconto è dettato dall’ipercinetismo della protagonista, dalle sue pulsioni, dalle sferzate umorali, dalla sua fisicità, tra sesso vitale e liberatorio e schiaffi veri e psicologici a genitori, sorella e cognato, sulla cui testa sfascia una stampante. La mdp asseconda il corpo nervoso di una straordinaria Aggeliki Papoulia, anche quando sullo schermo non c’è, anche quando percorre lo spazio e diventa voce su Skype, di fronte al marito in apparenza pacato, nella realtà inquieto navigatore che vince la solitudine con corpi-oggetto (prostitute o compagno di cabina). I legami si spezzano, il gioco è al massacro, perché niente è più certezza.
Nonostante un finale che pare liquidato senza convinzione, A Blast resta un piccolo gioiello da vedere… ma a stomaco vuoto.

Alessandro Leone

Mentre Atene va a fuoco

Lo avevamo raccontato l’anno scorso, dopo la proiezione locarnese il film non è piaciuto quasi a nessuno, il pubblico si è arrabbiato, la critica l’ha definito a-blast3ora insensato, ora sgangherato, ora pieno di cose, situazioni e momenti che non spiegano nulla. Il cinema che racconta la crisi, e quindi che racconta l’Italia seppure attraverso gli occhi della Grecia di Tzoumerkas, non può essere totalmente capito, e spesso nemmeno spalleggiato, da chi la crisi tutto sommato non la sente. Quando un italiano si ritrova di fronte allo sfascio morale, sociale ed economico del nostro paese, che è poi lo sfascio dell’intera Europa, subito si chiude a riccio, nell’aspettativa illusoria che un qualche politico possa tirarci fuori dai guai. C’è ancora la speranza, macerata e ruminata nelle bocche degli idealisti, per la quale l’anno prossimo tutto andrà meglio, le previsioni di crescita sono incredibilmente favorevoli…
A Blast non fa invece sconti a nessuno, prende il pubblico più sofisticato per sfasciarne il grugno, apre le cateratte della disperazione per permettere alla rabbia repressa di tracimare in un unico, grande magma. Proprio come nel più o meno coevo Miss Violence, anche qui ci muoviamo dalle parti del dramma a blast 2familiare, dove una donna giovane, bella e arrabbiata picchia tutti e spacca tutto: prima il fidanzato della sorella, fascista brutto e pelato, massacrato a cartoni e a colpi di stampante gettata sul cranio; quindi la madre paralitica, disarcionata dalla sedia a rotelle e sculacciata come una bambina cattiva, con tanto di gonna alzata e mutandoni in bella vista. E quando la nostra protagonista non è impegnata in lunghi e volgarissimi dialoghi con la sorella, ecco che vola a letto con il marito marinaio, facendoci tanto di quel sesso che nemmeno a prendere tre pastiglie di viagra riusciresti a soddisfarla, infine (quando l’amato è per mari) si reca negli internet point guardandosi una miriade di pellicole pornografiche molto spinte, del tutto incurante degli sguardi incuriositi degli avventori. Avete capito il tipo di film? La Papoulia è una dea greca del sesso e della vendetta, una forza della natura dirompente, e A Blast è interamente costruito su questa sua energia ferina, la voracità violenta e sboccata, la mimica potente e l’approccio tutto gestuale alle cose: insulta, schiaffeggia, ride e scimmiotta, e intanto Atene va a fuoco come la Troia di Euripide e le colpe dei padri ricadono sui figli. Ma è più una catabasi che una catarsi.

Marco Marchetti

A Blast

Regia: Syllas Tzoumerkas. Sceneggiatura: Youla Boudali, Syllas Tzoumerkas. Fotografia: Pantelis Mantzanas. Montaggio: Kathrin Dietzel. Interpreti: Aggeliki Papoulia, Vassilis Doganis, Maria Filini, Themis Bazaka. Origine: Ger/Fra/Gre/Ita, 2015. Durata: 83′.

https://www.youtube.com/watch?v=0qGbASNAVMk

 

 

 

 

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