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Diana – La storia segreta di Lady D.

Il cinema ha diritto di creare una realtà diversa, di prendersi licenze narrative se risultano funzionali alla creazione di un racconto. In questo caso con il film Diana – La storia segreta di Lady D. il regista  Oliver Hirschibegel sceglie di inserirsi con la propria opera in un anfratto non ancora conosciuto e aggredito dall’opinione pubblica, ovvero la storia d’amore tra Diana Spencer e il cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan.
Gli intimi amici dell’ormai defunta principessa del Galles hanno sempre sostenuto che questa relazione amorosa, avvenuta tra il 1995 e gli inizi del 1997, sia stata la più importante nella vita di Diana. Non si sa fino a che punto questo pettegolezzo sia giustificato, ma il regista tedesco raccoglie lo spunto per raccontare il dramma interiore di chi non può essere amato autenticamente, ma può essere oggetto di venerazione come simbolo. L’unico problema è che  in questo percorso sembra quasi del tutto assente la sovrastruttura storico-sociale che avrebbe potuto portare di nuovo il pubblico ad interessarsi alle vicende della compianta principessa del popolo. Ci sono palazzi vuoti e un rigido protocollo, ma questa Diana, esule e schiava della propria gabbia dorata, non si muove autenticamente, quasi fosse un fantoccio inventato dallo sceneggiatore Stephen Jeffreys e non una donna realmente esistita e, talmente influente sull’opinione pubblica  nella sua ribellione, da mettere in crisi la stessa istituzione monarchica inglese.
Grande assente è la regina, che non viene citata nemmeno una volta, e con lei tutti gli altri membri della famiglia reale. La pellicola non riesce però nemmeno a dare un ritratto intimistico del personaggio principale, proprio perché è impossibile con una personalità del genere scindere la sfera pubblica e privata, ed inevitabili accenni alla figura di Diana risultano privi di costruzione e in un certo senso confondono addirittura l’attenzione dello spettatore. La sceneggiatura mette in bocca ai due protagonisti soltanto frasi molto pesanti che hanno davvero poco di naturale e che fanno facilmente stancare lo spettatore. Persino l’interpretazione di Naomi Watts risente di un copione privo di strutturazione e, per Watts Diana Spencerquanto lei sia brava, appare un po’ ingessata nel tentativo di confrontarsi con un insuperabile modello originale.
Nel racconto c’è anche un intento quasi demistificatorio della figura di Diana, buona parte del film suggerisce l’idea che la principessa in realtà non agisse mai senza preventivare uno scopo pubblicitario/propagandistico. Sarebbe persino un concetto interessante e plausibile, ma il regista tedesco sembra aver perduto il coraggio avuto nell’acclamato La caduta e, se da una parte sottintende, dall’altra non osa portarla fino in fondo con l’ausilio di fatti concreti, anche solo come espediente narrativo. Preferisce invece ripiegare sulla classica storia  d’amore impossibile a causa della differenza sociale. Un melodramma a tutti gli effetti.
Per questi motivi non sorprende che il film non sia piaciuto in Inghilterra. Questa pellicola non racconta la Diana che il mondo ama ma semplicemente la storia di una principessa abbastanza anonima che si sente costretta nel suo ruolo. In un certo senso rappresenta la perfetta antitesi del lavoro del 2006 di Stephen Frears The Queen – La Regina nel quale bastava rievocare Diana per scatenare una reazione politica, sociologica e personale di grandissimo spessore e che per questo aprì un ampio dibattito. Oliver  Hirschibegel preferisce inventare senza ragion di causa, piuttosto che tentare di incidere ancora attraverso Diana sull’immaginario collettivo. Questa volta la partita la vince la memoria collettiva e la Storia.

 Giulia Colella

Diana – La storia segreta di Lady D.

Regia: Oliver  Hirschibegel. Sceneggiatura: Stephen Jeffreys. Fotografia: Rainer Klausmann. Montaggio: Hans Funck. Interpreti: Naomi Watts, Naveen Andrews, Douglas Hodge, Geraldine James. Origine: Regno Unito/Francia/Croazia, 2013. Durata: 113’.

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