Roma 2012

Festival del Film di Roma 2012: giorno 8

Penultimo giorno di festival. Ultimi due film in concorso, entrambi americani, e finale con brio dopo le fatiche di taluni autori europei… Mi viene naturale cominciare a tirare le somme di questa settima edizione del Festival del Film di Roma, la prima con Marco Müller come direttore artistico. La bellezza di un festival è la VARIETA’: varietà di lingue, di stili, di atmosfere, di generazioni. In questo senso mi sono piaciuti anche i film che non mi sono piaciuti. Sì perché avevano comunque la loro peculiarità, ognuno era diverso dall’altro, e se sommo tutto ciò che ho visto è un piccolo panorama variegato ed emozionante. Personalmente mi sono fatto un piccolo podio su cui ho posto i film che vedo come possibili vincitori. In cima c’è Spose celesti dei mari della pianura di Fedorchenko, subito sotto il film di Miike, al terzo posto ex aequo Larry Clark e Franchi. Ma passiamo alle visioni odierne. Mi dirigo alla Salacinema Lotto per vedere il film di Roman Coppola. Sono un po’ scettico. Apprezzo il lavoro della sorella, e dubito che anche lui abbia il fuoco sacro dell’arte. Per istinto mi vien da pensare che lo faccia per gioco. E’ ricco e non ha nulla da fare, se lo può permettere. Invece A glimpse inside the mind of Charles Swan III è una piacevole sorpresa. Leggero, frivolo, colorato. E’ la perfetta cura anti-Doillon. E’ divertente. E Charlie Sheen è azzeccatissimo nel ruolo. Sofia Coppola con il suo cinema cerca di farci capire cosa significa essere la figlia di Francis Ford Coppola; Roman di farci capire cosa significa essere il figlio di Francis. Che in pratica consiste nel frequentare ragazze bellissime e litigare con alcune di loro. Vogliamo fargliene una colpa? Chiunque condurrebbe una vita del genere nelle sue condizioni, a patto di non essere gay. La storia fila via che è un piacere, si ride molto, è come un bel bicchiere di tè freddo d’estate. Un film non indispensabile, ma riuscito. La sera ritrovo i miei ‘compagni di prima’ ed entriamo in Sala Sinopoli per l’ultimo film in concorso, The motel life di Gabriel e Alan Polsky. E’ la storia di due fratelli, per l’appunto, divenuti orfani prematuramente e finiti a vivere ai margini della società. Quello giovane è alcolizzato, quello più grande una testa matta che non fa altro che mettersi nei guai. E l’altro deve ogni volta rimediare. Ma finisce bene. The motel life è un’opera sincera e commovente sul mondo dei fuori casta. Emile Hirsch e Stephen Dorff sono molto bravi nel descrivere un legame fraterno talmente intenso da divenire patetico, nel senso di ricco di pathos. Cosa manca a questo film? Nulla. E’ un bel dramma, girato in modo tradizionale. I due registi sono al loro esordio, avranno tempo di sviluppare uno stile. Il film ha emozionato tutti, gli applausi durano a lungo. E’ l’opera meno festivaliera in concorso, ed è un pregio non da poco.

da Roma, Mauro Coni

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