Apertura venerdì sera per il 35° Fescaaal, Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina, in programma a Milano fino a domenica 29. Per l’occasione sarà proiettato No Good Men dell’afgana Shahrbanoo Sadat, già film inaugurale della recente 76° Berlinale. Tra dramma, commedia e melò, è la storia di un’operatrice video di una televisione di Kabul nel 2021, poco prima del ritiro americano e il ritorno dei talebani. Alla regista sarà dedicata una personale con la proiezione dei suoi due film precedenti, Wolf And Sheep e Orphanage.

Il Fescaaal proporrà 47 titoli in quattro sale cittadine (Cinema Godard, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC e Auditorium San Fedele): tutte le informazioni sono disponibili al sito www.fescaaal.org e buona parte della selezione sarà accessibile anche su Mymovies.it.
In parallelo si svolgerà il Miwy rivolto agli studenti delle scuole secondarie, con proiezioni per le scuole di Milano, Torino, Lecco, Lodi e Catania.
Più che consolidati i tre concorsi della storica manifestazione: lungometraggi “Finestre sul mondo” con 10 titoli in lizza, cortometraggi africani ed “Extr’A”, riservato a registi italiani o che operano in Italia e che affrontano temi legati ai tre continenti.

Tra i lunghi più interessanti ci sono il colombiano Un poeta di Simon Mesa Soto e l’indiano Homebound di Neeraj Ghaywan, entrambi un anno fa a Cannes, che avranno una distribuzione in Italia. A questi si aggiungono l’egiziano Aisha Can’t Fly Away di Morad Mostafa, Ghost School del pakistano Seemab Gul e Promis le ciel della tunisina Erige Sehiri (conosciuta per Il frutto della tarda estate).
Il concorso Extra’A comprende Astronauta di Giorgio Giampà, più conosciuto come compositore, I fratelli Segreto di Michele Manzolini e Federico Ferrone e La femme qui marche di Francesco Clerici e Khaoula Matri.
Fuori gara figura l’originale documentario franco-senegalese Dao di Alain Gomis, vecchia conoscenza del Fescaaal e reduce dal concorso di Berlino, che terrà una conversazione con il pubblico. Ancora l’iracheno Irkalla – Gilgamesh’s Dream di Mohamed Jabarah Al-Daradji, visto in Piazza Grande a Locarno, quasi una favola con un bambino di Baghdad che cerca la porta dell’Aldilà per riportare in vita i genitori, l’attualissimo Palestine 36 di Annemarie Jacir e il cinese Take Off di Pengfei Song.
Da menzionare infine l’evento di pre-apertura giovedì a Palazzo Reale con il documentario Chilometri 1696 – Gasducto del Sur di Valentino Orsini (1966) dall’archivio storico dell’Eni.
Nicola Falcinella




