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The Fighters – Addestramento di vita

Quando un esordio incontra così tante favorevoli risposte, arriva a Cannes e vince la Quinzaine des Réalisateurs, fa incetta di altri premi in patria e all’estero, rischia subito di diventare il peggior nemico dell’opera seconda. Thomas Cailley però scrive e dirige film in Francia, paese che ha The-Fightersimparato a proteggere i suoi cineasti, ad agevolarne i percorsi formativi, a pianificare produzioni e distribuzioni con intelligenza, dentro e soprattutto fuori dai confini nazionali. Formule che si adattano a prodotti diversi, ma accomunati da una scrittura sempre di livello.
The Fighters è l’ennesima bella sorpresa, un racconto che, seppur strutturato nei classici tre atti, risulta originale nel plot. Madeleine (Adèle Haenel), ventenne con gli attributi, convinta sostenitrice della teoria di una fine prossima del mondo e decisa a prepararsi per l’imminente catastrofe, incontra il coetaneo Arnaud (Kévin Azais), che dopo la morte del padre lavora con il fratello come carpentiere. Lui, che sta montando un gazebo nel giardino della villa della famiglia di Madeleine, si innamora di lei, che almeno all’inizio gioca a fare la dura, per di più indifferente a qualsiasi attenzione. Unico obiettivo è entrare in un corpo speciale dell’esercito per imparare a sopravvivere. Arnaud decide di seguirla in un campus di addestramento che si rivelerà presto deludente e che spingerà i due a una fuga nei boschi, che di fatto diventeranno una giungla in cui misurare se stessi.

Non è una commedia, non è un film d’amore, non è un film bellico e nemmeno quello che una volta si chiamava film d’avventura. Figlio della crisi che si allunga lugubre sull’ultima generazione, senza essere ideologico, The Fighters è un mix decisamente saporito, impreziosito dalle prove attoriali di Kèvin Azais e di una magnifica Adèle Haenel – sempre più brava da Naissance des pieuvres in avanti (film del 2007 di Céline Sciamma, purtroppo mai distribuito in Italia) – capace di modulare sul suo corpo statuario un personaggio sfaccettato e complesso, divorato dall’idea di donna-guerriera e al tempo stesso sedotto dalle attenzioni di Arnaud. La maschera cinica con cui si veste per entrare nella sua TheFightersAddestramento“legione straniera” si sgretola fragile davanti all’impossibile missione del viaggio in solitaria.
La scrittura di Cailley e Le Pape non ironizza mai sulle scelte dei due protagonisti (anche se Madeleine a volte diventa comica nelle sue pose da macho), ma le asseconda registrandone la naturale propensione al protagonismo, che determina le svolte decisive di un percorso formativo, di cui società civile, campo militare, bosco, sembrano tappe di un processo evolutivo. La narrazione non si appesantisce mai, tra colpi di scena (affatto urlati) e deviazioni di rotta improvvise come solo la gioventù sa imporre. L’amore e il sesso oscillano senza baricentro tra l’eccitazione prorompente di un gioco nuovo e la sofferta acquisizione di senso, con la variante straordinaria del contesto da surviver. I corpi sott’acqua, i corpi che strisciano, che si arrampicano, si azzuffano, provano la resistenza agli elementi, la forza potenziale, la possibilità di vedere oltre per colpire il bersaglio, in verità questi corpi cercano costantemente un complice che respinga la solitudine, vera catastrofe e soglia maledetta di ogni piccola fine di mondo. Per questo un finale spettacolare e angosciante, visionario e simbolico, riscrive per l’ultima volta i codici esistenziali di due individui che bruciano voglia di vivere, nonostante un grande incendio sembra divampare sul mondo intero.

Alessandro Leone

The Fighters – Addestramento di vita

Regia: Thomas Cailley. Sceneggiatura: Claude Le Pape, Thomas Cailley. Fotografia: David Cailley. Montaggio: Lilian Corbeille. Musiche: Hit’n’Run. Interpreti: Kévin Azais, Adèle Haenel, Antoine Laurent. Origine: Francia, 2014. Durata: 98’.

 

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