Venezia 2022

Venezia 79: la Marcia su Roma di Mark Cousins

Le Giornate degli Autori si aprono con il nuovo film di Mark Cousins, il regista irlandese famoso per il fluviale The Story of Film e altri lavori che ha presentato a Cannes, Berlino, Sundance e Venezia. Cousins in tutti i suoi film ama lavorare con l’archivio, scopre spesso la manipolazione delle immagini e ama metterci sempre del suo nel commentare e inventare cinema che va oltre le immagini stesse. Con la stessa logica realizza questo Marcia su Roma in cui prova a fare un parallelismo tra il fascismo italiano e il suo espandersi in Europa dagli anni Trenta fino ad oggi.
Cousins usa anche in questo lavoro molto materiale d’archivio, in alcuni casi molto conosciuto e in altri estremamente raro. Nella prima parte, sicuramente la più interessante, si concentra su A noi un documentario di propaganda girato da Umberto Paradisi nel 1922 – film proveniente dall’Archivio Luce che si può vedere a questo link – che racconta la Marcia su Roma partendo da Napoli arrivando fino alla Capitale.

Attraverso il suo caratteristico stile narrativo Cousins, con il prezioso aiuto del coautore Tony Saccucci, a cui va il merito di aver proposto questa chiave di lettura, trova nelle immagini molti elementi che fanno capire come A noi sia opera di propaganda, come sia stato girato in parte dopo la Marcia su Roma, come molte immagini siano create ad hoc per mostrare cose favorevoli a quello che sarà da lì a poco il Regime e, allo stesso tempo, occultare quel che non si adeguava allo stile mussoliniano che si stava creando. Cousins entra nelle immagini, le analizza e le smonta, trova le seconde e terze macchine da presa, capisce come la Marcia fosse tutt’altro che rivoluzionaria e come si sia svolta invece tra ambiguità e incertezze, e come il Fascismo sia nato più come
un’operazione dietro le quinte che attraverso le piazze. Nell’analizzare questo ultimo punto Cousins ha il merito di rispolverare Augusto Tretti, regista veronese dimenticato da tutti che con quel capolavoro di Il potere aveva parodiato in modo geniale la marcia su Roma e aveva svelato tutta la macchinazione del Potere.
Dobbiamo però dire che dopo questa prima parte molto convincente, che è a metà tra film-saggio e documento storico, il regista irlandese non riesce ad andare molto oltre. Vorrebbe portare un ragionamento sulla manipolazione che va avanti per tutto il 900 e arriva fino a noi, a questo proposito inserisce riferimenti ai vari fascismi nati in Europa dopo quello italiano, Portogallo, Spagna, Giappone fino ad arrivare a Hitler, senza però andare oltre a un bigino di storia. Poi fa un salto un po’ estremo, e allo stesso tempo troppo semplice, al mondo contemporaneo mostrando l’orrendo paesaggio politico di oggi citando ovviamente Trump e mettendo nello stesso calderone Orban, Le Pen e la Meloni.
In tutto questo racconto vediamo le immagini della Roma di oggi con i luoghi cari al fascismo, dal balcone di Piazza Venezia fino all’ovvio Vittoriale. Sorvoliamo sull’imbarazzante e grottesco frammento sul Cinema America e sottolineiamo invece la presenza di frammenti di altri film che hanno raccontato il fascismo: Una giornata particolare di Scola, Il Conformista di Bertolucci, Salò di Pasolini, ma diciamo che sono inseriti un po’ da contorno e Cousins non aggiunge nulla che già non si sappia sulla grandezza di questi film.
È sinceramente poco significativa anche la presenza di Alba Rohwacher che con qualche commento cerca di rappresentare un po’ la donna italiana che prima è fascista e poi, a poco a poco, capisce il suo orrore.
In conclusione dobbiamo dire che Marcia su Roma è un po’ un’occasione sprecata, Cousins si dimostra molto più a suo agio nel trovare linee di narrazione originali all’interno del materiale d’archivio che però poco si combinano al racconto del contemporaneo, troppo vicino a un approfondimento giornalistico che ai film-saggio a cui il regista irlandese ci aveva abituato.

da Venezia, Claudio Casazza

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