Still Recording: dalla settimana della critica un grande film

still-recording-1Il film vincitore della Settimana Internazionale della critica (e anche del premio Fipresci opera prima) è uno dei migliori del festival. Lissa ammetsajjel racconta la guerra in Siria in modo molto interessante e diverso dal solito: l’inizio è folgorante con lo stesso regista Saeed Al Batal (che firma il film con Ghiath Ayoub) insegna ai giovani di Ghouta le regole del cinema e di come usarle per documentare la loro battaglia, per informare il mondo delle loro lotte e delle ingiustizie subite. La prima immagine che ci viene mostrata è di un film su un licantropo, evidente riferimento ad Assad, e anche se il budget del cinema è diverso le regole sono le stesse: primi piani, dettagli, tutto può essere “usato”. Ovviamente la realtà che si troveranno ad affrontare sarà troppo dura per seguire alcuna regola.
È un interessante punto di partenza che lo differenzia dai molti film sulla guerra in Siria, è un lavoro che vuole fare una riflessione sul filmare realmente innovativa, il cinema e la telecamera come strumento di documentazione ma anche di propaganda, consapevole e a volte inconsapevole. I registi seguono le truppe di una milizia proprio al fronte, i “soldati” sono tutti giovani ed è un clima quasi di amicizia. Tengono in mano la videocamera per filmare tutto ciò che li circonda: rovine, macerie, corpi sparsi sui cigli delle strade, esplosioni improvvise e fragori assordanti. Le riprese non sono precise e a regola d’arte, ma sono a mano, sgranate, interrotte da un colpo di artiglieria o da una corsa improvvisa. La camera è 2018-still-recordingun’arma, i due registi arrivano a concettualizzarlo verso la fine ma non riescono sempre a utilizzarla al meglio e si interrogano su come usarla. In un paio di scene usano lo zoom della telecamera come mezzo di guerra , serve per scrutare le linee nemiche e capire dove posizionarsi.
La guerriglia si sposta tra Douma, Damasco e Ghouta e le riprese con loro, il documentario è frutto di un lavoro che va dal 2011 al 2015 per un totale di quasi 500 ore di materiale, non c’è solo la guerra ma anche le pause mentre i ragazzi/miliziani bevono e fumano, si buttano anche in piscina. Col tempo emergeranno le differenze di vedute e anche qualche lotta interna, ma a Ghouta dove un accordo con il regime permette la presenza di donne e bambini, i due filmano il tentativo di riprendere la vita, cercano di mettere a posto una casa arredandola, dei bambini dipingono cancelli, vengono organizzate mostre di fotografia. Still Recording come titolo (inglese) è significativo, vuol dire “registrare ancora”, non fermarsi, continuare a documentare. Come dire che oggi più che mai deve essere mostrata/filmata questa la realtà cruda e micidiale.

da Venezia, Claudio Casazza

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