Il Far East Film Festival continua, così come le sue sorprese. Ieri mattina è stato proiettato il film in concorso Someone like me (2026) della talentuosissima regista Tam Wai-ching, presente in sala. Il film hongkonghese parla di Mui, una ventenne appassionata di arte, affetta da paralisi cerebrale che decide di esplorare la sua sessualità grazie a dei volontari. I servizi di assistenza sessuale per persone con disabilità sono diffusi in Giappone e a Taiwan, ma risultano difficili da sviluppare nella conservatrice Hong Kong.
Questa non è una storia personale, ma decisamente universale, che tratta il tema – spesso taboo – del bisogno dell’esplorazione della intimità nelle persone disabili. Non è un argomento facile da trattare, si può rischiare di
cadere nel pietismo. Ma Tam è stata eccezionale nel raccontare un personaggio ironico, dolce e determinato, senza mai rappresentarlo vittima di una società che spesso si dimentica dei suoi bisogni primari.
La regista ha raccontato prima della proiezione, che ci sono voluti anni per trovare l’attrice per interpretare questo difficilissimo ruolo in Someone like me. Aveva già pensato alla famosissima Fish Liew, ma ha dovuto aspettare per averla nel cast, essendo un’attrice molto richiesta. La sua interpretazione è magistrale: dopo un lungo periodo di studio e ricerca, è riuscita a rappresentare le fragilità di questo tipo di disabilità senza mai risultare fuori luogo.
La protagonista Mui, dunque, incontra l’operatore esperto Ken (Carlos Chan) e non può che innamorarsene. Le sessioni di intimità, però, sono limitate a tre e, in più, dovrebbero essere effettuate da operatori diversi. Mui insiste in questo amore che risulta impossibile, ma osservandolo dallo schermo forse qualche scintilla scoppia veramente tra i due. Carlos Chan interpreta anche lui un personaggio profondo, che deve affrontare sfide difficili della vita dovendosi prendere cura della sorella rimasta disabile dopo un incidente automobilistico. Personaggi impegnativi raccontati tramite inquadrature molto ravvicinate, come se la regista volesse mostrarci molto di più di ciò che si vede in superficie. Someone like me è comunque un film che porta alla discussione perché non ti dà tutte le risposte. Il finale rimane sospeso, anche se con un chiaro messaggio: questa non è una favola, è la cruda realtà.
da Udine, Francesca Ponti



