RecensioniSlideshow

Rebuilding – Come l’acqua per il fuoco

Nel cuore del Colorado un drammatico incendio ha cancellato il ranch di famiglia di Dusty, cowboy quarantenne, separato dalla moglie conosciuta da ragazzino e con una figlia che vede pochissimo. L’uomo ha trovato lavoro come asfaltatore, ma non fa per lui. Più allettante è la prospettiva di trasferirsi in Montana per lavorare nel ranch di una cugina, anche se il pensiero di lasciare la sua terra e la giovane figlia Callie-Rose, a cui si è riavvicinato dopo il rogo, lo frena. Nonostante la banca gli neghi un mutuo, la solidarietà di chi gli sta intorno e un inaspettato senso della comunità rafforza in lui la convinzione di poter ricostruire con pazienza ciò che ha perduto.
Il Colorado dista circa 700 chilometri dal confine più prossimo del South Dakota. Rebuilding, secondo lungometraggio di Max Walker-Silverman, dista anche meno da The Rider – Il sogno di un cowboy, film che nel 2017 rivelò al grande pubblico Chloé Zhao e che proprio nel South Dakota raccontava di un addestratore di cavalli, Brady, costretto a rinunciare al suo lavoro a causa di un grave incidente. Dopo la visione di Rebuilding, i fotogrammi di superficie sparsi sul tessuto del racconto mi hanno suggerito una parentela tra quel cowboy e il Dusty di Walker-Silverman, interpretato da Josh O’Connor, che ricordiamo tombarolo ne La chimera di Alice Rohrwacher, entrato adesso anche nell’universo cinematografico di Spielberg (Disclosure Day).
Dusty non è caduto da cavallo, ma la perdita del suo ranch lo avvicina idealmente a Brady: entrambi disorientati da un incidente che ha quasi cancellato il loro mondo.
I lapilli che accendono il nero in apertura sono già presagio di una distruzione la cui misura si preciserà progressivamente a cominciare dal grigio lattiginoso del quadro successivo, graffiato da una tessitura piatta di ramificazioni brune che sembrano sancire la fine di una e altre storie: quella personale e familiare del cowboy e, allargando il raggio come i cerchi concentrici in un tronco d’albero, quella di un’intera comunità destinata all’erranza, quella di un’economia rurale che ha rappresentato l’identità profonda della Confederazione ancora prima della Confederazione, quella del sogno americano (che era poi costruzione di una Storia partendo da un arbitrario zero) declinato infinite volte da Hollywood fino a penetrare l’immaginario collettivo non sono statunitense. Se in questo immaginario il cowboy era figura mitica, nelle sfaccettature di un fordiano eroismo virile, pragmatico, spesso cinico, Rebuilding sembra fotografare, proprio come accadeva in The Rider, ciò che resta del west proprio nell’icona dolente del cowboy schiacciato dalla natura crudele e sublime al tempo stesso. Spazi smisurati e selvaggi contrastano con gli oggetti insignificanti che d’un tratto acquistano valore, fotografie che diventano narrazione maiuscola, resti lapidei che marcano perimetri di abitazioni scomparse. L’apocalisse di Dusty è tutta in questa conta impietosa di ciò che rimane della sua vita prima dell’arrivo del fuoco; il suo corpo ricurvo tenta di farsi misura della sventura che lo ha colpito ripercorrendo le tracce dei suoi sentieri selvaggi, i suoi occhi provano a immaginare colore laddove il paesaggio appare organismo ischeletrito, inutile perché apparentemente infecondo.
Il rapporto uomo-natura, con echi trascendentalisti, genera il film, lo alimenta, e lo chiude anche per effetto dello slancio individuale del protagonista che risponde alle attese drammaturgiche del racconto in perfetta adesione all’apparato simbolico dell’uomo resiliente che, al netto delle angosce per un fallimento possibile, costruisce in ambiente spesso ostile o ricostruisce: rebuilding appunto.
Il regista aggira gli stereotipi di genere definendo un personaggio fragile ma non patetico, che nonostante un’emotività contratta riesce a farsi amare, grazie anche ai personaggi femminili intorno a lui, presenze che discretamente, assecondandone l’indole solitaria, lo trasformano in uomo di comunità: la figlia in prima battuta, poi una vicina di roulotte che ha perduto il marito, infine la ex moglie e la suocera di cui è ‘figlio adottivo’. Tre generazioni di donne che, intrecciando passato e presente, ne alimentano il coraggio e la volontà, gli chiedono di farsi padre definitivamente – della figlia Callie-Rose – e simbolicamente – la piccola comunità che diventa famiglia. Non resta allora che guidare la carovana verso la sua terra per scavare sotto la cenere e rifondare. Sicuramente una parabola non nuova, ma nell’America trumpiana una comunità di losers che riparte senza aiuti e con tante incognite dalle macerie, di fronte alla deficienza delle istituzioni, funziona.

Alessandro Leone

Rebuilding – Come l’acqua per il fuoco

Regia e sceneggiatura: Max Walker-Silverman. Fotografia: Alfonso Herrera Salcedo. Montaggio: Ramzi Bashour, Jane Rizzo. Musiche: James Elkington, Jake Xerxes Fussell. Interpreti: Josh O’Connor, Meghann Fahy, Amy Madigan, Lily LaTorre, Kali Reis, Zeilyanna Martinez, Taresa Ott Beiriger. Origine: USA, 2025. Durata: 95′.

Vedi altro

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio