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Resurrection di Bi Gan

Presentato in concorso al Festival di Cannes e Premio della Giuria, Resurrection conferma Bi Gan come un autore che non si accontenta: al terzo lungometraggio il regista cinese, autore già noto per Kaili Blues (2015) e Long Day’s Journey into Night (2018), alza l’asticella dell’ambizione, mettendo in parallelo la storia della Cina e la storia del cinema in un’opera che è insieme saggio visivo e atto d’amore cinefilo.
Il film è ambientato in un futuro in cui l’umanità ha rinunciato ai sogni per ottenere l’immortalità, ma esiste una minoranza che continua a sognare: i Fantasmers, che consumano la propria vita pur di attraversare epoche e
memorie. Quando uno di loro viene riportato in vita, grazie a un innesto impossibile, inizia un viaggio di reincarnazioni, immagini e stili, che attraversa il Novecento e la Cina contemporanea, trasformando il cinema in
strumento di resurrezione e resistenza.
Resurrection è un’opera cinefilissima, piena di citazioni e rimandi, soprattutto nella prima parte, dove Bi Gan passa in modo sbalorditivo dal muto al melodramma, dal noir alla nouvelle vague asiatica. Nei primi venti minuti ci regala un un mosaico-cinema che commuove per bellezza e amore per questa arte che molti vorrebbero morente. La prima metà del film funziona così quasi come un’enciclopedia visiva: ogni inquadratura richiama un autore, da Murnau a Welles passando per le storie di fantasmi cinesi, ci viene proposto un genere, un’epoca, senza didascalismi, lasciando che il senso emerga sequenza dopo sequenza. Dopo un inizio vertiginoso, il film ha una parte centrale un po’ lunga (soprattutto nell’episodio più thriller) ma si riprende in modo magnifico nel lungo piano sequenza del Capodanno del 2000, che è al tempo stesso prova tecnica e atto poetico. Le capacità tecniche e i piani sequenza di Bi Gan erano già noti dai film precedenti e qua esplodono in una sequenza di circa quaranta minuti tutta virata in rosso tra umani e vampiri, amori e omicidi, canzoni e malaffare. Una meraviglia che mi ha ricordato il primo Carax come pulsione verso il cinema, ma è anche un momento straordinario che riesce a catturare il passaggio di un’epoca, come solo l’altro grande regista cinese contemporaneo, Jia Zhangke, sa fare con tanta potenza e verità.
Resurrection non è un film per tutti, non aspettiamoci le folle a vederlo, è un film-fiume che dura quasi tre ore,
un’opera sicuramente criptica per chi non ha dimestichezza con la storia del cinema o con le stratificazioni della
Cina moderna, ma questa opacità è parte del progetto: è un’esperienza quasi sensoriale, che chiede di essere
attraversata, che premia la conoscenza cinefila ma non la esige per essere sentito. Sotto la superficie di citazioni e
virtuosismi, resta un nucleo politico e sentimentale che solo un grande autore riesce a trasmettere.
Resurrection arriverà nelle sale italiane in versione originale sottotitolata dal 23 aprile, distribuito da I Wonder
Pictures.

Claudio Casazza

Resurrection

Regia, sceneggiatura e montaggio: Bi Gan. Fotografia: Jingsong Dong. Interpreti: Jackson Yee, Shu Qi, Mark Chao, Gengxi Li, Chloe Maayan, Jue Huang. Origine: Cina/Francia, 2025. Durata: 160′.

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