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“Un poeta” miglior film al 35° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Dopo 10 giorni di proiezioni e 47 film, il 35° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina si è chiuso con un esito annunciato: ad aggiudicarsi il Premio Comune di Milano Miglior Lungometraggio “Finestre sul Mondo” è il colombiano Un poeta di Simòn Mesa Soto, a cui viene assegnato anche il Premio “Città d Milano” per il film più votato dal pubblico. La pellicola, già Premio della Giuria a Cannes nella sezione Un Certain Regard, è attualmente nelle sale italiane distribuito da Cineclub Internazionale.
La Giuria internazionale composta da Soudade Kaadan – Presidente, Saleh Bakri e Tommaso Santambrogio ha così motivato la scelta: “Per la sua capacità di catturare, attraverso uno sguardo anticonvenzionale e con straordinaria vitalità, un’arte essenziale e al tempo stesso sempre più dimenticata nell’era digitale, la poesia, incarnata in un personaggio di rara intensità, portato in vita da un attore straordinario che attraversa il comico e il tragico senza cadere nella trappola del vittimismo o del melodramma. Per la forza della sua sceneggiatura, profondamente radicata nella complessità della società contemporanea e dell’industria culturale”.
Menzione speciale a Ghost School di Seemab Gul (Pakistan, Germania, Arabia Saudita, 2025).

Paradise Garden

La Giuria composta da Camillo De Marco – Presidente, Elisa Teneggi, Valentina Torlaschi, assegna il Premio al Miglior Film del Concorso Cortometraggi Africani va a Paradise Garden di Sonia Terrab, con la seguente motivazione: “Per la precisione senza compromessi con cui ha rappresentato il conflitto inerente alla condizione femminile in un’area geografica specifica, il Maghreb, ma che riguarda tutto il mondo. Per l’assenza di retorica e per la capacità di includere nel racconto spunti di riflessione vitali in un mondo alla deriva”.
Menzione speciale a The Bird’s Placebo di Rami Jarboui (Tunisia, Qatar, Germania, 2025).
Il Premio al Miglior Film del Concorso Extr’A è stato assegnato invece a Emy Nails di Camilla Carè, “per la sua capacità di raccontare con intelligenza e semplicità – attraverso una sceneggiatura asciutta, metafore visive potenti e un linguaggio contemporaneo – l’incomunicabilità, la supponenza e il razzismo strisciante della nostra società”.
Clicca qui per l’elenco completo dei premi nelle sezioni collaterali.

@redazione

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