Little Sister

Our_Little_SisterHirokazu Kore-eda è uno dei più importanti registi contemporanei, nonostante ciò i suoi film difficilmente escono nelle nostre sale, per fortuna Father and Son e quest’ultimo Little Sister sono due piacevoli eccezioni.

Nella cittadina di Kamakura vivono tre sorelle (Sachi, Yoshino e Chika). Il padre le aveva lasciate anni prima per iniziare una nuova convivenza, in occasione del suo funerale le ragazze conoscono la sorellastra adolescente Suzu che accetta volentieri l’invito ad andare a vivere con loro. Le tre giovani sorelle conducono una vita apparentemente ordinaria anche se divise da passioni diverse: la più adulta fa l’infermiera e ha una storia d’amore appartata, l’altra si perde in storielle e alcool, mentre la terza lavora in un negozio sportivo e si diverte guardando partite di calcio con il fidanzato eccentrico. L’arrivo di Sozu andrà a scardinare qualche equilibrio e sarà il banco di prova per la tenuta affettiva della famiglia.

A Cannes il film è stato ingiustamente snobbato da critica e giurie, entrambi più attenti alle tematiche dei film e forse poco propensi a sostenere littleun lavoro così tenero. Sì tenero, gioioso, dolce, aggettivi che ormai ai festival di cinema sembrano essere banditi. Kore-eda riesce a toccare corde dell’animo con piccole storie di gioie quotidiane, con sentimenti che vanno e vengono, con ricordi dolorosi che emergono. È un film in cui si ride e si piange accompagnando le quattro sorelle nel loro percorso di crescita. È proprio scavando nel quotidiano che emerge qualcosa del passato: un rapporto col padre tutt’altro che amorevole, le colpe e i non detti, il rapporto con la morte.
Kore-eda nonostante sia attaccato alle piccole storie, non fa però un cinema lontano dalla realtà: con Little Sister prosegue il percorso iniziato con Father and Son azzerando qualsiasi elemento di tragedia che era riscontrabile nei suoi film precedenti, e soffermandosi su un concetto di famiglia tutt’altro che banale. Nel precedente film i genitori si scambiavano i figli, in questo le quattro sorelle crescono da sole senza adulti e, in un mondo come quello giapponese ancorato spesso alle tradizioni, non è una scelta di poco conto. Per certi versi la visione critica del suo paese, associata a una semplicità di sguardo senza eguali, fa pensare ad alcuni film di Takeshi Kitano, i meravigliosi Il Silenzio sul mare e L’estate di Kikujiro.

Kore-eda, come sanno fare solo i grandi registi, non ha bisogno dei formalismi per fare cinema, i suoi film non vengono mai ricordati per movimenti di macchina o piani sequenza. Il suo sguardo è semplice e diretto, la naturalezza del suo stile non ha bisogno di svolazzi: le due scene più emozionanti, quella del treno all’inizio e il tunnel coi ciliegi in fiore vengono risolte con dei semplicissimi campo–controcampo. E così ci vien quasi voglia di abbracciare i personaggi, essere lì con loro e ricevere anche noi un po’ di quella dolcezza infinita.

Claudio Casazza

Little Sister

Regia e sceneggiatura: Hirokazu Kore-eda. Fotografia: Mikiya Takimoto. Interpreti: Haruka Ayase, Masami Nagasawa, Ryohei Suzuki. Origine: Giappone, 2015. Durata: 128′.

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