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Giornate del Cinema Muto di Pordenone: un’anteprima dell’edizione 44

Charlie Chaplin e Buster Keaton sono i numi tutelari della 44^ edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, dal 4 all’11 ottobre al Teatro Verdi della città friulana.

Our Hospitality (B. Keaton, John G. Blystone, US, 1923)
Buster Keaton sul set
Credit: AMPAS, Margaret Herrick Library, LA

Si parte con la consueta preapertura al Teatro Zancanaro di Sacile venerdì 3 con il capolavoro The Cameraman (1928) di Edward Sedgwick e Keaton, con l’accompagnamento musicale dal vivo della Zerorchestra. Keaton tornerà nella serata finale di sabato 11 ottobre (e replica domenica) in Our Hospitality co-diretto nel 1923 con John G. Blystone e con la partecipazione di Natalie Talmadge, che fu sua moglie dal 1921 al 1932. La partitura musicale è del compositore sloveno Andrej Goričar, che dirigerà dal vivo l’Orchestra of the Imaginary di Lubiana.
Per l’apertura ufficiale c’è un film italiano del 1922, Cirano di Bergerac di Augusto Genina, dal celebre dramma di Edmond Rostand del 1897, con la partitura musicale del compositore americano Kurt Kuenne eseguita dall’Orchestra da Camera di Pordenone diretta da Ben Palmer.
Le Giornate, che hanno come immagine un primo piano di Dorothy Mackaill nel film The Man Who Came Back di Emmett J. Flynn, saranno anche in streaming su MyMovies.it tutti i giorni, con una selezione di film introdotti da Jay Weissberg, direttore ormai da dieci anni.

Palestine – A Revised Narrative (Cynthia Zaven, 2024) Credit: Imperial War Museum, London

Come sempre, il festival sarà l’occasione per un viaggio nel passato e scoprire cose inaspettate e pellicole modernissime e anticipatrici che spaziano tra tutti i generi, dal kolossal al film d’autore, dal documentario all’animazione, all’avanguardia. Tutti sonorizzati dal vivo da orchestre e da musicisti che sono le vere star del pubblico internazionale che affolla tutte le proiezioni.
L’evento di metà settimana, mercoledì, sarà strutturato in due parti: un documentario su una delle principali battaglie della Prima guerra mondiale, The German Retreat and Battle of Arras (Ritirata tedesca e Battaglia di Arras), e un montaggio di cinegiornali con il titolo Palestine – A Revised Narrative. Componente importante sarà la musica: il primo sarà presentato con la nuova partitura per 10 musicisti e 16 coristi della compositrice britannica Laura Rossi, mentre il secondo vede la collaborazione tra la pluripremiata compositrice e pianista libanese Cynthia Zaven e la sound designer Rana Eid.
Non manca un approfondimento sull’Ucraina, dove in epoca sovietica ebbe un certo rilievo la produzione di film per ragazzi, vivaci commedie i cui protagonisti rappresentavano i modelli per le nuove generazioni da “educare” al comunismo. Nel programma di Pordenone compaiono quattro titoli tra cui Тroye (Tre, 1928) di Oleksandr Solovyov, sceneggiato da Vladimir Majakovskij, e Pryhody Poltynnyka (Le avventure di una moneta da mezzo rublo, 1929) di Axel Lundin.

Shoulder Arms (Charlie Chaplin, 1918)
Credit: The Museum of Modern Art, NY

Si diceva all’inizio di Chaplin, cui Pordenone ha sempre dedicato molto spazio, anche perché David Robinson (direttore delle Giornate dal 1997 al 2015 e oggi direttore emerito) ne è il biografo ufficiale. Al grande comico è riservata la sezione più ampia del programma con il titolo Sei gradi di Chaplin, ovvero un’esplorazione del pianeta Chaplin, dagli attori che lo hanno ispirato e che egli ha ispirato, i suoi molti imitatori, i cartoni animati, i cinegiornali su di lui e gli home movies. In più il suo mediometraggio antimilitarista Shoulder Arms – Chaplin soldato (1918), in anteprima mondiale nel nuovo restauro del MoMA, abbinato all’altra commedia antimilitarista Soldier Man (girata nel 1926 e uscita nel 1928, ma mai in Italia) di Harry Edwards con Harry Langdon, mentre la sceneggiatura è di un giovane Frank Capra.
Sarà presente a Pordenone Jane Fleischer Reid, nipote di Max Fleischer, uno dei pionieri dell’animazione, e figlia di Richard Fleischer, autore eclettico di kolossal, noir, film d’azione, western e fantascienza come Barabba, Lo strangolatore di Boston, Che, Tora Tora o 2022: i sopravvissuti. Grazie alla nipote è stata rintracciata e digitalizzata molta parte della produzione di Max Fleischer: saranno presentati 16 cortometraggi con KoKo il Clown realizzati tra il 1920 e il 1928, prima della creazione dell’inconfondibile Betty Boop.

L’innamorata (Gennaro Righelli, IT, 1920)
Italia Almirante Manzini
Credit: Cineteca di Bologna

Altra tradizione di Pordenone è la retrospettiva biennale, che quest’anno esplora e rivalorizza una delle attrici italiane più apprezzate del cinema muto, Italia Almirante Manzini (Taranto 1890 – San Paolo del Brasile 1941), diva ammiratissima nella sua epoca, sia sullo schermo che sul palcoscenico, ma i cui film si sono raramente visti negli ultimi decenni. Dopo la partecipazione Cabiria (1913), l’attrice interpretò decine di film, molti dei quali perduti. Oltre al frammento di Femmina (1918) con la regia di Augusto Genina, la rassegna presenta quest’anno cinque titoli, fra cui Zingari (1920) di Mario Almirante, L’innamorata (1920) di Gennaro Righelli, da un soggetto di Genina, e La piccola parrocchia (1923), ancora del cugino Almirante.
Per Il viaggio in Italia, dopo la Sicilia tocca quest’anno in Liguria, dove sin dal 1896 operò un rappresentane dei Fratelli Lumière: oltre alle vedute paesaggistiche sulle bellezze della regione, nel programma c’è la commedia La gerla di papà Martin diretta da Mario Bonnard nel 1923. Si scoprirà che già cent’anni fa esisteva il famigerato turismo di guerra: ne dà conto un filmato del 1919 di un tour sui campi di battaglia della prima guerra mondiale poco lontano da Parigi. Le immagini del mondo di ieri porteranno in Nuova Zelanda, nella città vecchia di Aleppo, nelle cittadine adagiate sulle colline coreane, in Brasile e in Argentina e ancora in Palestina.

Der müde Tod – Destino (Fritz Lang, DE, 1921)
Credit: Cinémathèque française

Altre sezioni chiave sono Canone rivisitato e Riscoperte e Restauri dove, oltre a The Man Who Came Back con Dorothy Mackaill e George O’Brien, si trovano autori come Abel Gance (Le droit à la vie, 1916), Maurice Tourneur (The White Heather 1919), George B.Seitz (The Blood Ship, 1927), Louis Feuillade con quattro cortometraggi realizzati tra il 1911 e il 1913, Fritz Lang (Der müde Tod – Destino, 1921) o Eleuterio Rodolfi (Gli ultimi giorni di Pompei, 1913).
Completano il ricchissimo programma, fatto anche di tanti incontri e presentazioni, la sezione sull’avanguardia belga, sul cinema delle origini, sui film da identificare e i 29 cortometraggi giapponesi degli anni ’30, realizzati su supporto di carta opaca e non su celluloide quindi estremamente fragili, recentemente ritrovati, restaurati e salvati.

Nicola Falcinella

 

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