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Ritornando sul Father Mother Sister Brother

Il Leone d'Oro di Jarmusch

Leone d’oro all’ultima Mostra cinematografica di Venezia, Jim Jarmusch ha vinto con un film che, a mio parere, è bello ma non è il suo migliore. Ha vinto nonostante l’onda di emotività per la voce struggente di Hind Rajab. Lasciamo le polemiche. Jarmusch non è Kieslowski, ma il film, un trittico di indizi e corrispondenze è intrigante e ben confezionato. È cinema globale, indie e molto contemporaneo che gioca con sapienza e modestia sulle coordinate di spazio e tempo tra il New Jersey, Dublino e Parigi con alcuni attori feticcio del regista indipendente americano
Il film è una riflessione sui legami familiari con occhio attento, sensibile e molto moderno. Esemplare Tom Waitz apparentemente vecchio, un po’ rincoglionito, isolato e con pochi mezzi e le fatture da pagare, che dopo la breve visita dei due figli si ripulisce e con la “mancetta” ricevuta dal figlio Jeff (un Adam Driver, mal doppiato) sortisce dal telone una seconda vettura non rotta e esce a cena con l’amica. Bella Lilith che a Dublino nasconde le sue passioni omo e difficoltà economiche alla madre (Charlotte Rampling) una scrittrice borghese di romanzi rosa inebriata dai successi professionali e dalla vita fin troppo regolare della sorella di Lilith. Fantastici i gemelli afro-americani di Parigi, che riescono a sorridere della perdita improvvisa dei genitori, dei documenti di matrimonio falsi di costoro per la residenza all’estero, ma anche a riflettere non banalmente sugli oggetti e le cose di una vita immagazzinati in uno squallido garage.
Se nella Polonia di Kieslowski di fine anni ’80 / primi anni ’90 c’era un legame tra le cose ed un testimone muto degli eventi e delle trame del destino, nel 2025 ci sono degli skater come ‘fil rouge’ a tutte le latitudini del film sebbene sobriamente dileggiati ad inizio pellicola da Jeff. Ci sono droghe, psicofarmaci e psicotetapia di cui parlano con candore i protagonisti del trittico come lenitivi per l’assurdità del presente e le difficoltà della vita. Ce lo spiega la gemella dell’episodio finale (Sister, Brother).. e c’è soprattutto una profonda riflessione sul destino del pianeta blu, quello della purezza dell’acqua e di una malata umanità.
P.S. Mi scuso per aver spoilerato alcune tracce di visione che consiglio comunque spassionatamente. Limiti della pellicola a parte, se ne esce dalla sala riappacificati con il cinema.

Paolo Ruspini

Father Mother Sister Brother

Regia e sceneggiatura: Jim Jarmush. Fotografia: Frederick Elmes, Yorick Le Saux. Montaggio: Affonso Gonçalves. Interpreti: Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Mayim Bialik, Sarah Greene, Indya Moore, Vicky Krieps, Luka Sabbat. Origine: USA/Irlanda/Francia, 2025. Durata: 110′.

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