RecensioniSlideshowVenezia 2026

Venezia 83: Non desiderare l’immagine d’altri

Il ritorno di Lee Chang-dong con Possible Love, in Concorso

Se ne sentiva la mancanza da (ben) otto anni sul grande schermo (dall’ultimo, enigmatico, Burning – L’amore brucia del 2018). Se ne soffriva la lunga, altrettanto voraginosa, assenza dal palmares veneziano (e dal Concorso in generale) seguita alla vittoria, nel lontano 2002, del Leone d’Argento con Oasis – a segnare, anche, un suo progressivo (e non s’insinui conseguente) slittamento verso la vetrina francese. Ora, 83a Mostra del Cinema di Venezia, Lee Chang-dong ritorna – attesissimo – sulla scena con Ga-neung-han sa-rang (Possible Love), pellicola che ha scosso positivamente gli animi di un Concorso già in stato di “grazia cinematografica”. Un ritorno, il suo, anche molto chiacchierato per via di un’inattesa collaborazione con Netflix (nei panni di distributore): un classico “spauracchio” da Festival davanti al quale, tuttavia, il Leone non ha mai indietreggiato (d’altronde, si ricordi Roma di Alfonso Cuarón, 2018).

Da sinistra a destra: Ho-seok (Sul Kyung-gu), Mi-ok (Jeon Do-yeon), Ye-ji (Cho Yeo-jeong) e Sang-woo (Jo In-sung) in Possible Love (2026).

Per Possible Love, il maestro coreano sceglie di rifarsi – mettendolo nero (schermo) su bianco (scritta) fin dall’inquadratura “zero” – al Decalogo Decimo Non desiderare la roba d’altri, parte a sua volta del Decalogo (1988-1989), serie di dieci mediometraggi, uno per ciascun Comandamento – diretti da Krzysztof Kieślowski. Se, nella suddetta “opera mondo”, a lasciare il segno era un certo movimento dei personaggi orchestrato dal polacco, una danza di (e tra) esistenze attorno all’unità monolitica, brutalista, di un condominio, anche Lee Chang-dong tesse una narrazione che fa dell’incontro, dello scambio e dei “possibili” i nodi centrali del suo ritmo.

Due coppie. Da una parte, gli operai Mi-ok (Jeon Do-yeon) e Ho-seok (Sul Kyung-gu) che devono fare i conti con il loro – illegittimo – licenziamento, causato da una protesta sindacale. Dall’altra, la regista Ye-ji (Cho Yeo-jeong) e l’imprenditore Sang-woo (Jo In-sung) che ne documentano, ricostruendola, la vicenda sia lavorativa sia strettamente umana.
Lee Chang-dong non nasconde il tema sociale del film, riconfermandolo come quella “patata bollente” che, negli ultimi anni, i registi sud coreani paiono passarsi di mano in mano – dal grande cinema internazionale di Parasite, 2019, di Bong Joon-ho alla serialità accidentalmente pop di Squid Game, 2021-2025. Ma, senza venir meno a una corretta lettura della pellicola nell’ottica di uno scontro-incontro tra proletariato e borghesia – dove l’uno ambisce e l’altra romanticizza la condizione sociale dell’altra/o –, Possibile Love è, in primis, un film sul cinema.

Da sinistra a destra: Ho-seok (Sul Kyung-gu) e Mi-ok (Jeon Do-yeon) guardano la luna in Possible Love (2026).

Tant’è che, più che “la roba”, a essere desiderata è proprio l’immagine dell’altro. Ogni momento, ogni relazione (dall’amicizia all’intimità coniugale) deve essere registrato, deve accadere davanti alla macchina da presa in nome di un’autenticità che smette di essere tale dal momento in cui viene premuto REC. L’afflato documentaristico di Ye-ji si trasforma in una dittatura – quasi morbosa – del cine-occhio, per poi “scoppiare” in una sequenza centrale in cui la villa dei coniugi borghesi diventa teatro di uno scambio confuso, a tratti onirico, di ruoli, desideri e sguardi. Il vetro dell’obbiettivo riflette paura, dolore, amore e altri, numerosissimi, non detti meglio di una seduta di psicologia.
E Lee Chang-dong sceglie di “mettere in immagine” tali premesse nella forma più cinematografica possibile, accostando alla raffinatezza dei suoi quadri una serie di scene documentaristiche (seppur, anch’esse, finzionali) girate “a grana grossa”.
Quindi, un Amore ancora Possibile quello tra Lee Chang-Dong e la Mostra del Cinema; un amore senza paura di emergere, autenticamente “settimo” e con l’ambizione, forse, di andare verso quell’oltre dorato che Oasis non era riuscito a raggiungere.

da Venezia, Penelope Beltrami

Vedi altro

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio