Si comincia con il Leone alla carriera a George Clooney, consegnato nella serata inaugurale prima della proiezione di Ink di Danny Boyle, mentre un altro andrà a Ellen Burstyn.
L’edizione 83 della Mostra d’arte cinematografica di Venezia, in programma fino a sabato 12, gioca subito alcuni grandi nomi e si annuncia con una Hollywood meno presente rispetto alle ultime annate e tanti italiani, a cominciare dal ritorno al Lido di Nanni Moretti. Come sempre un’edizione con tanti film e tante sezioni, tra nomi acclamati e scoperte, informazioni e programma www.labiennale.org.

I titoli in concorso per il Leone d’oro sono 21, senza Hollywood e con cinque tricolori alla ricerca del successo che manca all’Italia dal 2013 con Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Dopo le assenze dalle competizioni di Berlino e Cannes, il cinema italiano cerca un riscatto con Succederà questa notte di Moretti, Ritorno a Buenos Aires del ritrovato Marco Bechis con Adriano Giannini, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis con Vanessa Scalera e la novità in gara L’estranea di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca.
Tra i lungometraggi di spicco ci sono Un bon petit soldat di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon, Bucking Fastard di Werner Herzog, Bunker di Florian Zeller, Company di Casey Affleck e Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Due i giapponesi, Look Back di Hirokazu Kore-eda (è ora nelle sale con Sheep in the Box che era in gara a Cannes in maggio) e Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, con l’aggiunta del coreano Possible Love di Lee Chang-dong.
L’unico documentario in lizza è il palestinese Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, due degli autori di No Other Land. Ancora A Bit of Light di Ali Asgari e DAU dell’esule russo Ilya Khrzhanovsky, nuovo capitolo del progetto sulle vicissitudini di un fisico in epoca staliniana.
Si lega a questo, nel Fuori concorso – Non fiction, Imperium dell’ucraino Sergei Loznitsa, che monta, senza commenti o voci fuoricampo, i materiali girati tra il 1970 e il 1973 da diversi cineasti italiani in Unione Sovietica e conservati all’archivio Aamod di Roma. Un progetto unico che intendeva filmare “la varietà culturale, sociale e religiosa, dalle coste artiche ai deserti dell’Asia centrale, dai Carpazi al Pacifico” dell’Urss che cercava di uniformare tutto e diventa oggi una lente per capire meglio l’Urss tra propaganda e realtà.
Apertura del concorso Orizzonti per La ragazza con la Leica della milanese Alina Marazzi sulla fotografa Gerda Taro tra documentario e finzione. Ancora La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, I figli della scimmia di Tommaso Landucci, Una storia di Anna Foglietta e incuriosisce il francese Un détour pour Diane di Ann Sirot e Raphael Balboni.

Fuori concorso nomi illustri: The Basics of Philosophy di Paul Schrader, Let Us Through, Dear Ancestors di Lav Diaz, Nessun dolore di Gianni Amelio, Scherzetto di Mario Martone, Arrested Memory di Sabu e Dio ride di Giovanni Veronese, scelto come film di chiusura.
E poi una lunga lista di documentari che meriterebbero spazio: Be Brave di Francesco Carrozzini, Biografia de Jorge Luis Borges di Mariano Llinás, Citizen Osama di Ahmed Hassouna, Dust del taiwanese Tsai Ming-liang, Everest: The Other Side di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor di Wim Wenders, Holy Wood Dust di Victor Kossakovsky, il bielorusso Letters From the Silenced Country di Andrei Kutsila, l’atteso Musk di Alex Gibney, My Undesirable Friends: Part II – Exile di Julia Loktev, Queer Edward II di Theo Rollason, The Road to Jericho di Amos Gitai, Shumei – The Living Legacy of Kabuki di Takashi Miike, Union Town di Barbara Kopple e What Love Builds di Russell Crowe. Su tutti c’è però Oasis: Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace, che passa sabato e catalizzerà l’attenzione sui fratelli Gallagher.
Si sta ritagliando spazio anche Venezia Spotlight con il suo premio del pubblico conteso da otto opere, tra le quali Hombre al agua di Gael Garcia Bernal, I Matter dell’attrice romena Alina Serban, Serpenti di Roberto De Paolis e il documentario d’apertura Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai.
Nella sezione Film on Film ci sono i film sul cinema quali Joie de vivre di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci, Juso per ferie di Karen Di Porto, Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano e The Pervert’s Guide to Utopias di Sophie Fiennes con Slavoj Zizek.
In competizione nella sezione autonoma Giornate degli autori l’unico italiano è Balcanica di Nicola Sorcinelli con Babak Karimi e Matilde De Angelis. Poiché in Afghanistan la musica è stata proibita, un direttore d’orchestra e suo figlio suonatore di tuba cercano un nuovo inizio fuggendo verso Occidente e incontrando lungo la rotta Balcanica una dottoressa italiana. Una selezione rigorosa, solo 10 pellicole, che comprende parecchi emergenti e un grande, il francese Robert Guédiguian con Une femme aujourd’hui.
Le Giornate, aperte dall’altro transalpino Peau d’homme di Léa Domenach, includono parecchi altri italiani: Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo di Francesca Archibugi, Il massacro di Cosimo Messeri, Se venisse anche l’inferno di Samuele Rossi, Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici, Mattia Colombo, Auber 89 di Giuseppe Schillaci, Il mestiere di Beppe Tufarulo, Scarpe rotte di Roberta Torre e Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore di Federico Francioni, Samuele Sestieri.
Ultima ma non ultima la 41° Settimana della critica che presenta come film d’apertura Il grande Giaffa di Marco Santi abbinato al cortometraggio Les métamorphoses, au féminin di Maria Cristina Giménez Cavallo. Per la chiusura Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello. Nel mezzo sette opere prime in competizione con l’italo-francese Prima della guerra di Tommaso Usberti e ben due esordi dalla Colombia.
Nicola Falcinella




