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Sentimental Value

Già premiato a Cannes, ai Golden Globe, agli European Film Awards e candidato a 8 Oscar, il film di Joachim Trier, arriva in sala per conquistare, si spera, un vasto e variegato pubblico dopo aver convinto la critica internazionale.
Mi sbilancio prima di un’analisi che sarà, per la complessità del film, un semplice invito alla visione: nonostante un plot che inguaina cinema e teatro, siamo dunque nel metalinguismo (non proprio una novità), suggestioni bergmaniane più o meno esplicitate (ma lassù, al nord, certi debiti bisogna pur saldarli), una strizzatina d’occhio ad Allen e un’altra a Čechov (citato), Sentimental Value consacra una volta per tutte il talento del danese Trier e di quella che sembra essere la sua musa ispiratrice, Renate Reinsve, già apprezzata e premiata a Cannes per La persona peggiore del mondo.

Una famiglia, il cinema, il teatro, la psicanalisi, la storia. Cinque elementi che una penna creativa potrebbe ricombinare all’infinito. Nora (Renate Reinsve) è un’attrice di teatro in grande ascesa, non è sposata non ha figli, ha invece una sorella a cui è legatissima, Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas), con un marito un po’ sciatto, un figlio di nove anni. In occasione del funerale della madre rincontrano il padre, Gustav (un gigantesco Stellan Skarsgard), acclamato regista settantenne che da quindici anni non realizza un film e a cui hanno appena dedicato una retrospettiva. Anni prima, per darsi completamente al cinema, decise di abbandonare moglie e figlie quando queste erano ancora bambine. Agnes, che adesso è una storica, da piccola recitò per il padre in un film ambientato durante la seconda guerra mondiale: un momento speciale, l’unico, in una relazione con le figlie mai alimentata da abbracci rassicuranti. Per questo, quando Gustav chiede a Nora di leggere il nuovo copione per interpretarne la protagonista, una madre depressa che si toglierà la vita (proprio come la mamma di Gustav), la figlia respingerà l’invito senza pensarci due volte, costringendo il padre a chiedere a una giovane attrice americana sulla cresta dell’onda (interpretata da Elle Fanning).

Film di personaggi, di caratteri che vengono disegnati pazientemente, grazie anche a un cast in stato di grazia, Sentimental Value lavora su due livelli: il primo, più esplicito, ricompone i motivi delle disarmonie familiari che hanno allontanato Nora e Agnes dal padre, con conseguenze psicologiche soprattutto sulla figlia maggiore, attrice (e non per caso) di talento ma le cui insicurezze sono all’origine degli attacchi di panico che la colgono prima di ogni debutto. Questo piano del racconto mette di fronte padre e figlia a più riprese con la mediazione di Agnes, più strutturata rispetto a Nora, da cui transiterà la sceneggiatura di Gustav, che rivelerà molto dell’essenza paterna. Il secondo livello di narrazione riguarda proprio il padre, il suo passato di figlio, il dolore per il suicidio della madre, il cinema, probabilmente veicolo di elezione per elaborare il terribile lutto. La sceneggiatura che porta con sé non è solo il suo ritorno al cinema, il coronamento di una carriera che non può morire nelle retrospettive e gli omaggi, ma l’opera della vita, la traduzione non biografica del proprio vissuto nel consueto gioco di specchi che solo lo schermo può offrire.
Il regista, che dipinge Gustav come artista egoico e padre mancato, secondo il punto di vista di Nora, lentamente ne farà emergere sfaccettature inaspettate, mescolando il presente con i fantasmi del passato, da cui emergerà la tragica storia della mamma, incarcerata e torturata dai filonazisti, prima di tornare a casa, sposarsi, mettere al mondo Gustav e togliersi la vita, perseguitata dagli orrori vissuti, quando il figlio aveva appena sette anni. L’infanzia del regista è definita con poche ma suggestiva pennellate, come pure la sua carriera artistica e la rinuncia agli affetti più cari. Tutto nella cornice di una casa che diventa co-protagonista del film. Raccontata a inizio film come organismo senziente attraverso le parole scritte in un tema che Nora compose a scuola, è naturalmente luogo di stratificazioni progressive, custode di memorie, fino all’ipotesi di farne il set del film di Gustav, provocazione inaccettabile per la stessa Nora, forse addirittura atto profanatorio.
Eppure in quello spazio abitato e riabitato adesso da Gustav, al cinema è delegato il compito di mettere ordine alle rovine familiari, intervenendo sulle crepe, rinforzando le fondamenta, riposizionando in sicurezza padre e figlie uno di fronte alle atre, recitando un copione nuovo per uscire dai personaggi che la vita ha lentamente assegnato loro. Senza svelarlo, diciamo che l’ultima inquadratura del film dice tanto del potere curativo dell’arte.

Vera Mandusich

Sentimental Value

Regia: Joachim Trier. Sceneggiatura: Joachim Trier, Eskil Vogt. Fotografia: Kasper Tuxen Andersen. Montaggio: Olivier Bugge Coutté. Musiche: Hania Rani. Interpreti: Renate Reinsve, Elle Fanning, Stellan Skarsgård, Cory Michael Smith, Catherine Cohen, Jesper Christensen, Ash Smith, Jonas Jacobsen. Origine:  Norvegia/Germania/Danimarca, 2025. Durata: 133′.

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