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SPECIALE Una battaglia dopo l’altra

Il ritorno di Paul Thomas Anderson

Come abbiamo fatto a perdere il contatto con la realtà fino a questo punto?
A far finta di niente per così tanto?

Queste sono parole di Frenesi Gates, la protagonista femminile di Vineland, il romanzo di Thomas Pynchon da cui Paul Thomas Anderson ha preso ispirazione per questo suo nuovo film, la sua seconda trasposizione dallo scrittore americano dopo Vizio di forma.
Diciamolo subito, Una battaglia dopo l’altra per chi scrive è il film dell’anno, in tanti aspettavamo trepidamente il nuovo lavoro di Anderson e le attese non sono state per nulla deluse. Anzi, probabilmente siamo davanti al suo film più importante anche dal punto di vista politico: come Nashville del suo grande maestro Robert Altman è stato il capolavoro epocale dell’America nixoniana, qua siamo davvero di fronte al film definitivo sulle colpe dell’America di oggi. E come Nashville anche questo è un film tragico, ma allo stesso profondamente divertente.

Ma di cosa parla Una battaglia dopo l’altra? Di tante e tante cose che proviamo a definire senza svelare troppo della trama, che è fitta e piena di invenzioni. Si parte intorno al 2008, quando i French 75, un gruppo rivoluzionario, cerca di liberare immigrati reclusi al confine tra Messico e Usa. Tra i protagonisti di queste azioni sempre più spregiudicate c’è la strana coppia formata dall’esperto di esplosivi Bob (Leonardo Di Caprio) e dalla leader del gruppo, l’afroamericana Perfidia (Teyana Taylor). Capiremo subito che le azioni non andranno bene: il colonnello Lockjaw (uno Sean Penn clamoroso) entrerà nelle loro vite e i due, che nel frattempo hanno avuto una bambina, saranno costretti a separarsi.
Passano quindici anni, siamo ai giorni nostri con Bob che sopravvive in uno stato di paranoia confusa, bolso e spettinato, ai margini della società insieme alla sua vivace e indipendente figlia Willa (Chase Infiniti). Quando il suo acerrimo nemico Lockjaw riappare e Willa scompare, l’ex militante radicale si lancia in una disperata ricerca. Padre e figlia dovranno così affrontare insieme le conseguenze del suo passato.

Vineland è un grande romanzo politico scritto da Pynchon a inizio anni ’90, racconta la società americana tra Nixon e Reagan, abitata da idealisti più o meno scanzonati alle prese con l’idiozia feroce di chi comanda. Paul Thomas Anderson parte dal romanzo per poi andare presto per la sua strada, la trama è meno arzigogolata che nel libro; in Una battaglia dopo l’altra l’universo postmoderno di Pynchon viene portato più linearmente ai giorni nostri e, così facendo, ci mostra l’America che vediamo quotidianamente: la politica repressiva di Trump, i suprematisti bianchi, le logge massoniche, la disumana lotta all’immigrazione come conservazione della purezza della razza bianca. Anderson gira così il suo film più contemporaneo e politico: pieno di traditi e di traditori, di buoni e di cattivi, tutti ugualmente in affanno per cercare di sopravvivere in un mondo sempre più assurdo.
Una battaglia dopo l’altra, come detto inizialmente, nonostante i temi politici è in realtà una commedia surreale piena di umorismo, ma allo stesso tempo è assolutamente tragica. Combinare commedia e tragedia è un equilibrio difficilissimo, il regista ci riesce con una naturalezza impressionante, e ci arriva girando un thriller stracolmo di tensione! Il film infatti è anche un action movie vertiginoso che dura quasi tre ore, ma che vorresti ne durasse altre tre, il tutto girato in modo impeccabile con una maestria e con un ritmo difficili da descrivere in breve. Opera sorprendente, grottesca eppure verissima, si fa racconto di un’America decadente, ridicola, spaventosa e molto realistica, per poi riflettere sulla disillusione di un’intera generazione, costretta a vivere in questa America sempre più demenziale.
Proprio in questi giorni, ai funerali di Kirk, si è visto un sostenitore di Trump portare sulle spalle un’enorme croce, con le rotelle dello skateboard per evitare la fatica. È un’immagine che dice tutto di un paese ridicolo e tragico, lo stesso che ci mostra Anderson in tutto il film. Più vero del vero, nonostante sembri tutto assurdo è l’America di oggi.
Per concludere diciamo due cose sulla scelta di un cast perfetto che speriamo possa portare molto pubblico al cinema, ricordando che il film uscirà in sala il 25 settembre: Di Caprio è un divertentissimo antieroe in vestaglia che sembra il Drugo del Grande Lebowski, Del Toro fa il maestro di judo, ma allo stesso tempo con una tranquillità disarmante dirige una rete di clandestini messicani, Sean Penn è semplicemente pazzesco nei panni di un colonnello che deve tenere a bada i suoi impulsi, indubbiamente il suo miglior ruolo da almeno vent’anni.
Una battaglia dopo l’altra è l’ennesima dimostrazione della potenza del cinema: un grande autore può trarre ispirazione da un grande romanzo per poi farne tutto quello che gli pare. Con questo film siamo davvero davanti al puro cinema d’autore che è capace di essere anche popolare ed è per queste ragioni che il film sembra possedere tutte le carte in regola per arrivare anche al pubblico più giovane.

Claudio Casazza

5 buoni motivi per cui Una battaglia dopo l’altra conferma la grandezza di P.T. Anderson

1) Perché ogni volta che pensi che Leonardo Di Caprio sia arrivato al massimo della sua maturità attoriale, lui alza l’asticella. Nei panni di Bob Ferguson offre un’interpretazione magnetica e intensa, un uomo fragile che non cade mai nella retorica dell’eroe. La sua forza sta nei dettagli: un sorriso spezzato, uno sguardo che tradisce il peso del passato, un gesto di protezione verso la figlia. Alterna silenzi carichi a esplosioni controllate, rivelando un personaggio sempre in bilico, umano e credibile. E nelle relazioni con gli altri personaggi, soprattutto con la figlia, trova il cuore morale del film sostenendolo dall’inizio alla fine con una prova che vibra di autenticità.

2) Perché ha un cast di comprimari stellare: Sean Penn costruisce un antagonista inquietante e grottesco, capace di incarnare le ombre del potere; Benicio Del Toro porta il suo carisma ruvido e magnetico che aggiunge profondità (e comicità) a ogni scena; Chase Infiniti sorprende per freschezza ed energia, offrendo il contrappunto emotivo più autentico. Non sono semplici presenze di contorno ma ognuno trova il proprio spazio contribuendo a un racconto corale che amplifica l’impatto di DiCaprio e arricchisce l’universo del film.

3) Perché Paul Thomas Anderson osa ancora una volta e mescola cinema d’autore a spettacolo puro, alternando azione, satira e dramma con un coraggio che pochi oggi possiedono: la sua regia abbatte i confini tra intrattenimento e ricerca, orchestrando una storia che scivola con naturalezza da momenti epici e spettacolari a passaggi intimi e contemplativi. Anderson non cerca mai la via più semplice: preferisce rischiare inserendo deviazioni narrative e scelte stilistiche che sorprendono senza tradire la coerenza del film. Così ogni scena diventa un terreno di sperimentazione dove l’epica visiva si intreccia con riflessioni profonde sul presente dimostrando che il cinema può ancora essere al tempo stesso popolare e autoriale.

4) Perché immagini e suoni si fondono e si intrecciano in un’esperienza cinematografica indimenticabile. Da un lato l’occhio fotografico di Anderson trasforma i paesaggi americani in metafora, dalle città frenetiche ai deserti immensi, luoghi che diventano lo specchio delle lotte interiori dei personaggi. Dall’altro la musica di Jonny Greenwood che vibra tra tensione e malinconia, avvolgendo lo spettatore e accompagnandolo in un viaggio che amplifica ogni emozione.

5) Perché è un film che ci parla dell’oggi evitando semplificazioni e mettendo in scena le contraddizioni del nostro tempo tra polarizzazioni ideologiche e il prezzo di utopie infrante. Una battaglia dopo l’altra è uno splendido affresco che intreccia pubblico e privato, grandi conflitti e fragilità quotidiane, interrogandoci senza però offrire facili risposte. E risulta così potente proprio perché ci costringe a guardare in faccia il presente con le sue lacerazioni e le speranze ancora aperte.
Voto: 4 stelline (ovviamente nella scala del Mereghetti dove il massimo è 4)

Luca Masera (in collaborazione con https://cinemasera.blogspot.com/)

Una battaglia dopo l’altra

Regia e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson. Fotografia: Michael Bauman. Montaggio: Andy Jurgensen. Musiche: Jonny Greenwood. Interpreti: Leonardo DiCaprio, Benicio Del Toro, Sean Penn, Regina Hall, Teyana Taylor, Alana Haim, D.W. Moffett, Chase Infiniti, Wood Harris. Origine: USA, 2025. Durata: 170′.

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