Venezia 2025

Venezia 82: il film distopico di Bertelli alla Settimana Internazionale della Critica

Alla Settimana Internazionale della Critica arriva un esordio italiano interessante, un film visionario che riflette sul corpo, la tecnologia e lo sport in un’Olimpiade distopica.
Agon, intrecciando realtà e fantasia, racconta le storie di tre atlete mentre si preparano ai fittizi Giochi Ludoj nelle specialità del tiro a segno, della scherma e del judo. Queste donne sono ritratte nel contesto politico, sociale, tecnologico e fisico che caratterizza il massimo livello della competizione e della performance sportiva.
Da sottolineare subito che tra le protagoniste c’è l’olimpionica del judo Alice Bellandi, ci ricordiamo tutti la sua straordinaria vittoria a Parigi, alla sua prima prova attoriale, che interpreta se stessa e con poche parole riesce davvero a fornirci un ritratto convincente. Al fianco di Bellandi, nel cast anche Yile Vianello (la schermidrice) e Sofija Zobina (la tiratrice), volti già noti per La Chimera.
Agon è un’opera visionaria come dicevamo all’inizio, una forte riflessione sullo sport tra guerra e spettacolo, un film sulle contraddizioni dello sport, mettendo in luce come discipline nate come preparazione bellica in tempo di pace – judo, scherma e tiro – siano oggi divenute spettacolo, competizione e massima professionalità.
Il film ha sicuramente il pregio di raccontare il lato oscuro dello sport e presenta anche un lato spettacolare totalmente inaspettato, ci sono momenti davvero molto interessanti che sembrano portare il realismo verso la quasi fantascienza. Purtroppo però il film si scontra con dei limiti produttivi clamorosi, la finzione delle Olimpiadi con quella messa in scena in studio tra steadycam e green screen è sicuramente troppo straniante per essere davvero efficace. A Parigi la scherma era combattuta dentro il Grand Palais, uno spettacolo davvero emozionante e strepitoso sia dal lato visivo che emotivo, la restituzione in studio che ne fa Bertelli è purtroppo deludente e ha riportato con nostalgia chi scrive a quelle immagini che hanno riempito la scorsa estate.
Il ricordo di Parigi 2024 è troppo forte per chi ama lo sport olimpico, le straordinarie emozioni che i giochi olimpici trasmettono allo spettatore non sono sostituibili con questa finzione un po’ velleitaria. Lo stesso lato oscuro dello sport che si vuole raccontare emerge senza sfumature, gli sportivi sembrano degli automi telecomandati dagli allenatori o dalle macchine, senza passioni e senza umanità impegnati in modo quasi animalesco solo verso il risultato. Il limite è sicuramente una barriera che lo sport sta sempre più sfondando, ma questa visione fin troppo robotica ci sembra troppo scritta e a tratti diventa manichea nel risultato finale.
Il film sarà distribuito da Mubi dal 29 settembre, dategli una chance.

da Venezia, Claudio Casazza

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