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Venezia 83: Leone d’Oro a Woman Unknown

Il premio importante al film danese Woman Unknown di May el-Toukhy era certamente nell’aria. La doppietta Leone d’oro e Coppa Volpi di miglior attrice per la protagonista Mathilde Arcel è inaspettata ed esagerata. L’83^ Mostra del cinema di Venezia si è chiusa con il riconoscimento maggiore all’unico titolo diretto da una donna tra i 21 in lizza, dopo le tante polemiche sul tema che avevano accompagnato le ultime settimane. Un po’ telefonata la scelta della giuria presieduta dall’attrice e regista Maggie Gyllenhall per il successore di Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, vincitore un anno fa. La Danimarca aveva vinto il Leone d’oro una sola volta, nel 1955, con una pietra miliare del cinema quale Ordet – La parola di Carl Theodor Dreyer.
L’opera terza della regista danese di padre egiziano è ambientata nel 1945 subito dopo la fine della guerra. La cameriera Marie sta per sposare il ricco vedovo Christian quando emerge la sua relazione con un soldato dell’esercito tedesco occupante. Per evitare l’accusa di collaborazionismo, per la quale altre donne vengono punite pesantemente, la donna si ritrova davanti a un dilemma morale. Il film, che ha evidenti rimandi a Rebecca la prima moglie o La lettera scarlatta, è più interessante e suggestivo che del tutto convincente.

Lee Chang-dong

L’Italia è rimasta fuori dai premi del concorso principale e si deve consolare con due premi nella sezione Orizzonti a I figli della scimmia dell’esordiente Tommaso Landucci, per Riccardo Scamarcio come migliore attore e per la sceneggiatura di Landucci e Damiano Femfert. Se, dopo le assenze da Berlino e Cannes, il bilancio dell’annata del cinema italiano non è positivo: troppi cinque tricolori in concorsi e nessuno di questi poteva davvero ambire ai premi, se non Adriano Giannini per l’interpretazione di Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, in uscita nelle sale giovedì.
Meritatissimo il Leone d’argento Gran premio della giuria al coreano Possibile Love di Lee Chang-dong, che l’ha abbinato al premio Fipresci della stampa internazionale. La pellicola conferma (basti pensare a No Other Choice del connazionale Park Chang-wook presentato proprio a Venezia un anno fa) quanto siano importanti i cambiamenti nel mondo del lavoro e la lotta di classe nella società asiatica. Qui i temi sociali si mescolano con i sentimenti in un confronto / scontro tra due coppie di estrazione molto diversa.
L’Asia ha portato alcuni dei lavori migliori e fa scalpore soprattutto l’esclusione dai premi della struggente storia d’amicizia in Look Back del giapponese Hirokazu Kore-eda, oltre a The Bunker di Florian Zeller con la coppia Penelope Cruz e Javier Bardem impaurita dai vicini di casa. Ignorato anche l’altro nipponico, l’impegnato Mr. Nelson, Did You Kill? di Tsukamoto Shinya che venerdì aveva ricevuto il Leoncino d’oro dei giovani.
Quasi scontato il Leone d’argento per la regia al colossale DAU dell’esule russo Ilya Khrzhanovsky, a coronamento di un progetto quasi ventennale, nel quale la regia sontuosa e curatissima è adeguata alla denuncia dello stalinismo attraverso la drammatica vicenda dello scienziato Lev Landau.

Yuval Abraham e Rachel Szor

Premio speciale della giuria al documentario Naza degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già registi premio Oscar per No Other Land, che hanno sottolineato l’importanza di “denunciare i crimini perpetrati dal nostro Paese”. Il loro lavoro durissimo che raccoglie le testimonianze di 24 agenti segreti su come si svolgono le operazioni militari contro Hamas a Gaza senza curarsi delle “vittime collaterali” (“naza” nel gergo).
Lavoro e famiglia tornano nel film premiato per la Miglior sceneggiatura, Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, scritto con Coralie Amédéo e Olivier Gorce: Alba Rohrwacher è la responsabile delle risorse umane di una grande società che si trova in contrasto con l’amministratore delegato interpretato da Vincent Lindon.
La giuria ha attribuito la Coppa Volpi di miglior attore a John Malkovich, agente Cia sopra le righe nel Cile del 1973 nella commedia nera Wild Horse Nine di Martin McDonagh. L’attore non ha potuto ritirare la coppa perché impegnato sul set di un altro film. Infine il premio Mastroianni è andato all’emergente attrice francese Mahlou Khebizi, che interpreta la protagonista Lucia in 15/18 di Cédric Kahn, che si svolge dentro un ospedale psichiatrico per minori.
Il Premio Leone del futuro per il migliore debutto tra tutte le sezioni della Mostra è stato assegnato al camerunense La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu. Il premio degli spettatori nella sezione Spotlight all’energico e coinvolgente Eu contez – I Matter, esordio alla regia dell’attrice romena Alina Serban.

Nella sezione parallela Orizzonti, miglior film il franco-belga Un détour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni, già segnalatisi per gli eccentrici La sindrome degli amori passati e La folle vita. E premio di miglior attrice a Laleh Marzan per il bel film iraniano Falling House di Mohsen Gharaei che ha dedicato il premio “alle donne iraniane che stanno pagando il prezzo più alto e non rinunciano ai loro sogni e alle loro lotte”.
In chiusura annunciate le date dell’84° edizione, che si svolgerà dall’1 all’11 settembre 2027.

da Venezia, Nicola Falcinella

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